Il nuovo Rapporto "Living Planet Report 2016" tratteggia lo stato dei sistemi naturali del nostro Pianeta, indicando anche i cambiamenti più urgenti da attuare, a partire da una significativa rivoluzione nei sistemi alimentari e energetici.

È stato presentato il 27 ottobre 2016 alla Camera dei Deputati il nuovo Rapporto biennale del WWF, che fa il punto sullo stato dei sistemi naturali della Terra e le soluzioni da avviare per condurre le nostre società verso la sostenibilità.

Il "Living Planet Report 2016" ha per sottotitolo "Rischio e resilienza in una nuova era" (Risk and resiliente in a new era) ovvero quella che gli scienziati propongono di denominare Antropocene, una nuova era geologica in cui "i cambiamenti determinanti nello stato e nel funzionamento del Sistema Terra sono al di fuori del campo di variabilità dell'Olocene, iniziato alla fine dell'ultima era glaciale, guidato dalle attività umane anziché dalla variabilità naturale" (Crutzen - Stoermer).

Nell'Antropocene il clima sta cambiando rapidamente, gli oceani si stanno acidificando ed interi biomi stanno scomparendo, il tutto ad un tasso misurabile nel corso di una sola vita umana. Il futuro di molti organismi viventi è ora in forse. E non solo piante e animali selvatici sono a rischio: sempre più spesso, gli esseri umani sono vittime dello stato di deterioramento della natura. I modelli climatici e gli altri modelli predittivi suggeriscono che, senza una azione concreta, la Terra diventerà molto meno ospitale per la nostra società moderna e globalizzata.
"Mai l'evidenza è stata così forte e la nostra comprensione così chiara - scrive nella prefazione Marco Lambertini, Direttore generale di WWF International - Ora non solo siamo in grado di monitorare l'aumento esponenziale della pressione antropica ed il conseguente degrado dei sistemi naturali, ma anche di comprendere meglio le interdipendenze dei sistemi che sostengono la vita sulla Terra ed i loro limiti. Con la progressiva perdita di biodiversità e del mondo naturale, compresi i sistemi di supporto della vita come li conosciamo, presto l'umanità collasserà. Dipendiamo dalla natura per l'aria che respiriamo, l'acqua che beviamo, il cibo ed i materiali che usiamo, l'economia a cui ci affidiamo, e, non ultimo, per la nostra salute, l'ispirazione e la felicità".

Secondo il Rapporto le popolazioni globali di pesci, uccelli, mammiferi, anfibi e rettili si sono ridotte del 58% tra il 1970 e il 2012, il dato disponibile più recente. Il declino subito dal mondo selvatico in appena mezzo secolo preannuncia un crollo imminente di almeno due terzi entro il 2020, anno in cui, sottolinea il WWF, coincide anche con diversi traguardi importanti: entreranno in funzione gli impegni assunti nel quadro dell'Accordo di Parigi sul clima, insieme alle prime azioni ambientali all'interno dei piani per gli Obiettivi Sviluppo Sostenibile. Queste misure, se verranno attuate contestualmente agli obiettivi sulla biodiversità che, sempre a livello internazionale ed europeo sono stati fissati per lo stesso periodo, saranno in grado di riformare adeguatamente il sistema alimentare e energetico per tutelare la ricchezza della vita selvatica in tutto il mondo.

Il Rapporto del WWF utilizza il Planet Index Living, fornito dalla Società Zoologica di Londra (ZSL), per monitorare le tendenze delle popolazioni di fauna selvatica, tendenze che mostrano una riduzione importante della loro dimensione globale. Le specie di acqua dolce sono complessivamente diminuite dell'81% tra il 1970 e il 2012, l'indice marino delle specie mostra un calo complessivo del 36% per lo stesso periodo.
Accanto a pessime notizie, ve ne sono anche di positive: è il caso della lince europea, ridotta fortemente nel passato per la caccia e la deforestazione, che leggi di tutela, progetti di reintroduzione e garanzie per la sua espansione naturale hanno fatto risalire dalla china dell'estinzione. Oggi in Europa vivono tra i 9.000 – 10.000 esemplari di lince, il 18% della popolazione mondiale e il suo ritorno è un segnale incoraggiante rispetto alle potenzialità di recupero della natura che possiamo ancora sfruttare.

"Continuando a oltrepassare i limiti biologici e fisici della Terra minacciamo il nostro stesso futuro - ha divhiarato Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia - Questo è un momento decisivo perché siamo ancora in grado di sfruttare le soluzioni per orientare i nostri sistemi alimentari, energetici, dell'economia e della finanza in una direzione più sostenibile, partendo dalla considerazione del Capitale Naturale, cioè la vera ricchezza da cui tutti dipendiamo quella della natura, in tutti i processi economici e politici. Proteggere adeguatamente l'ambiente contestualmente allo sviluppo economico e sociale richiede un cambio radicale del sistema da parte dei singoli cittadini, delle aziende e dei governi passando da un approccio miope ad un approccio visionario che valorizzi le generazioni future".

Per un'Italia sostenibile il WWF indica le strade da percorrere.
- Il 4 novembre 2016 entrerà in vigore l'Accordo di Parigi sui Cambiamenti Climatici. Da quel giorno l'Italia deve essere pronta non solo a mantenere le proprie promesse e il proprio assenso formale all'attuazione dell'Accordo ma ad incrementare in maniera decisa e concreta tutti gli sforzi nel campo delle energie rinnovabili, l'efficienza ed il risparmio energetico, eliminando progressivamente gli approvvigionamenti da fonti di combustibili fossili ad iniziare dal carbone.

- L'Italia deve provvedere, al più presto,alla realizzazione della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile in maniera sinergica ed integrata con tutti gli organi di governo, in armonia con l'Agenda 2030 ed i suoi 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile ed avviare concretamente la realizzazione delle proposte in essa contenute.

- È stato finalmente formalizzato con la prima riunione, che ha avuto luogo il 25 ottobre, il Comitato nazionale per il Capitale Naturale (L. 221/2015, il cosiddetto "Collegato ambientale") che dovrà realizzare il primo rapporto sullo stato del capitale naturale del nostro Paese entro il febbraio 2017. Il documento dovrà essere integrato nel processo di programmazione economica a partire dalla predisposizione del DEF fino alla legge di bilancio.

- Elaborazione e realizzazione di un Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici.

Fonte: Global Footprint Network

Il rapporto aggiorna anche, come nelle precedenti edizioni, la ricerca dal Global Footprint Network sull'impronta ecologica dell'umanità: viviamo su un solo Pianeta, ma stiamo utilizzando globalmente risorse che equivalgono a 1,6 pianeti in termini di beni e servizi utilizzati ogni anno