Worldwatch Institute: i Governi devono incoraggiare e monitorare il riciclaggio della plastica

Worldwatch Institute: i Governi devono incoraggiare e monitorare il riciclaggio della plastica

L’ultimo “Vital Signs” del prestigioso Istituto che ha come mission l’analisi dei trends per la transizione verso un mondo sostenibile, affronta le problematiche legate alla produzione e al consumo delle materie plastiche che tanti benefici hanno apportato, ma che, se non gestite adeguatamente lungo l’intera catena del ciclo di vita, possono determinare notevoli danni economici e ambientali.

plastic

Da oltre 50 anni, la produzione globale di plastica ha continuato a crescere e nel 2013 ha raggiunto i 299 milioni di tonnellate, con un aumento del 4% rispetto al 2012. Il recupero e il riciclaggio, viceversa, risultano ancora inadeguati e milioni di tonnellate di materie plastiche finiscono ogni anno nelle discariche e negli oceani”.
Così scrive Gaelle Gourmelon, Responsabile della sezione Comunicazione e Marketing presso il Worldwatch Institute, in “Global Plastic Production Rises, Recycling Lags”, l’ultimo articolo di Vital Signs (Segni Vitali) dedicati ad analisi dei dati di determinati comparti per offrire online a imprenditori e politici l’evoluzione dei trends globali.

La produzione mondiale di plastica è cresciuta come materiale durevole, prevalentemente a base di petrolio, in graduale sostituzione di altri, come vetro e metalli.
Ogni individuo che vive nell’Europa occidentale o nel Nord America consuma 100 kg di plastica ogni anno, per lo più sotto forma di imballaggio, mentre in Asia se ne utilizza solo 20 kg a persona, anche se questo dato è destinato a crescere rapidamente di pari passo con le espansione delle economie della regione.

Secondo il Rapporto “Valutare la plastica” del Programma Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP), tra il 22% e il 43% delle plastiche utilizzate in tutto il mondo vengono smaltite nelle discariche, dove le risorse che contengono vengono sprecate e il loro volume occupa spazio prezioso, affliggendo le comunità locali.
Il recupero della plastica dal flusso dei rifiuti per il riciclaggio o la combustione per la produzione di energia ha il potenziale per ridurre al minimo questi problemi. Tuttavia, gran parte della plastica raccolta per il riciclaggio viene spedita ai Paesi con minor regolamentazione ambientale. Inoltre, bruciare plastica per produrre energia richiede controlli delle emissioni aeree e genera ceneri pericolose, essendo al contempo relativamente inefficiente.

La maggior parte degli scarti in plastica derivanti dagli Stati Uniti, Europa e altri Paesi che hanno istituito sistemi di raccolta si dirigono verso la Cina che accoglie il 56% (in peso) delle importazioni di rifiuti di plastica di tutto il mondo. Una prova indiretta suggerisce che la maggior parte di questa plastica importata viene rielaborato a bassa tecnologia, in strutture a conduzione familiare, senza controlli di protezione ambientale, come ad esempio il corretto smaltimento dei contaminanti o delle acque reflue. Ci sono anche forti preoccupazioni che le materie plastiche di bassa qualità non vengano riutilizzate, ma siano smaltite o incenerite per produrre energia in impianti che non hanno sistemi di controllo dell'inquinamento atmosferico. Attraverso l’iniziativa Green Fence Operation, il Governo cinese ha iniziato a lavorare per ridurre il numero di impianti non regolamentati e rafforzare la vigilanza sull’importazioni di prodotti contaminati.

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C’è da aggiungere, poi, che sono tra i 10 e i 20 milioni le tonnellate di plastica che finiscono negli oceani ogni anno. Un recente Studio ha stimato prudentemente che 5.250 miliardi di particelle di plastica per un peso totale di 268.940 tonnellate stanno attualmente galleggiando sugli oceani del mondo, provocando perdite di circa 13 miliardi di dollari all'anno per danni agli ecosistemi marini, comprese le perdite finanziarie per la pesca e il turismo, nonché il tempo occorso per la pulizia delle spiagge.
Animali quali uccelli marini, balene e delfini possono rimanere impigliati in materiali plastici e parti di plastica galleggiante, come reti abbandonate, ormeggi e parti di imbarcazioni, possono veicolare microbi, alghe, invertebrati e pesci in regioni dove non sono tipici, affliggendo gli ecosistemi locali.

I benefici ambientali e sociali di materie plastiche devono essere valutati rispetto ai problemi che la durata e l’elevata quantità di questo materiale presenta nel flusso dei rifiuti. Le plastiche contribuiscono a ridurre gli sprechi alimentari, mantenere i prodotti freschi più a lungo, consentire la realizzazione di apparecchi sanitari salva-vita, ridurre la massa degli imballaggi rispetto ad altri materiali, migliorare l’efficienza dei trasporti, ed hanno grande potenzialità di utilizzo nelle tecnologie di energia rinnovabile. Tuttavia, i rifiuti plastici, le spirali di materie plastiche negli oceani e gli additivi tossici nei prodotti plastici, tra cui coloranti, ritardanti di fiamma e plastificanti (come il bisfenolo A, o BPA), presuppongono una maggior sensibilizzazione e un aumento della domanda dei consumatori per materiali più sostenibili.

Attraverso la riduzione del consumo di plastica non necessaria, trovando alternative per imballaggi più sostenibili, migliorando la progettazione di prodotti e imballaggi che utilizzino minori quantità di plastica, molte sfide connesse alle plastiche potrebbero essere affrontate, anche con una migliore gestione dei materiali attraverso il loro intero ciclo di vita.

L’analisi del Worldwatch Institute conclude che le imprese e i consumatori potrebbero aumentare il loro concorso alla raccolta, al fine di indirizzare i rifiuti plastici verso la filiera del recupero, e le aziende potrebbero passare ad un maggior utilizzo di plastiche riciclate, mentre i Governi debbono regolamentare la filiera della plastica, incoraggiando e monitorando il riciclaggio.
 

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