L’Agenzia Internazionale per l’Energia lancia il monito che il riscaldamento globale è destinato a continuare senza sosta, con temperature in aumento del 20% entro il 2035, mettendo il mondo sulla strada per un aumento della temperatura di 3,6 °C, ben oltre l'obiettivo delle Nazioni Unite di 2 °C.

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L'annuale World Energy Outlook (WEO 2013) è stato rilasciato dall’International Energy Agency a Londra il 12 novembre 2013, il giorno successivo dell’inizio della Conferenza UNFCCC di Varsavia, con l’auspicio, forse, che i suoi contenuti siano di monito ai decisori politici che si apprestano a prendere decisioni che avranno conseguenze determinanti per vivere su un Pianeta quale l’abbiamo conosciuto finora, anche se insorgono continui avvisi che qualcosa effettivamente sta cambiando nell’ecosistema terrestre.

Il WEO è la pubblicazione di punta dell’Agenzia ed è ampiamente riconosciuta come la più autorevole fonte di analisi delle proiezioni energetiche di medio-lungo termine, offrendo utili indicazioni alle imprese del settore e consigli per i Governi. Certamente non è un compito facile quello di prevedere le tendenze energetiche, come dimostra l’inaspettata rivoluzione introdotta dalla tecnologia del fracking per estrarre gas e petrolio dagli scisti.
C’è una grande crescita nella produzione di shale oil che raggiungerà il suo picco intorno al 2020, per poi rimanere stazionaria - ha affermato la Direttrice esecutiva dell’IEA, Maria van der Hoeven nel suo discorso di presentazione, per altro in sintonia con l’analisi compiuta dal Dipartimento dell’Energia statunitense che ha previsto il perdurare degli alti livelli di produzione del petrolio americano da scisti fino al termine del decennio, per poi rallentare rapidamente - Tuttavia ci aspettiamo che il Medio Oriente tornerà ad essere un importante produttore ed esportatore di petrolio, atteso che possiede enormi quantità di petrolio leggero [ndr: quello più economicamente estraibile] mentre il petrolio da scisti non è a bassi costi”.

Il Rapporto presenta uno scenario centrale in cui la domanda globale di energia aumenterà di un terzo nel periodo fino al 2035.

Lo spostamento della domanda globale di energia in Asia aumenterà progressivamente, ma la Cina rallenterà dopo il 2020, mentre l'India e Paesi del Sud-Est asiatico aumenteranno i loro consumi. Anche il Medio Oriente si collocherà al centro della scena, come un consumatore di energia, diventando il 2° maggior consumatore di gas del mondo entro il 2020, e il 3° più grande consumatore di petrolio entro il 2030, ridefinendo il suo ruolo nei mercati energetici mondiali. Secondo il WEO 2013, il Brasile conserverà uno dei settori energetici a più alta intensità del mondo, nonostante stia sperimentando un incremento nel consumo di energia dell’ordine del 80% al 2035 e si stia indirizzando a diventare uno dei più grandi produttori mondiali di petrolio. La domanda di energia dei Paesi OCSE aumenterà appena e nel 2035 sarà meno della metà di quella dei Paesi non OCSE.

Le fonti energetiche a basse emissioni soddisferanno circa il 40% dell’aumento della domanda mondiale di energia. In alcune regioni la rapida espansione dell’eolico e del solare fotovoltaico solleverà questioni fondamentali relative la pianificazione dei mercati energetici e la loro capacità di garantire investimenti adeguati e affidabilità a lungo termine.

"Grandi cambiamenti stanno emergendo nel mondo dell'energia, in risposta alle variazioni nella crescita economica, agli sforzi di decarbonizzazione e alle scoperte tecnologiche - ha proseguito la van der Hoeven - Abbiamo gli strumenti per affrontare tale cambiamento profondo del mercato. Coloro che anticipano gli sviluppi energetici globali ne potranno trarre vantaggi, a differenza di coloro che non assumeranno i rischi di una politica incerta e di decisioni di investimento”. 

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La Cina sarà il principale driver dell’aumento della domanda mondiale di energia durante questo decennio, mentre l’India subentrerà come principale fonte di aumento negli anni seguenti. (Fonte IEA)

La disponibilità e l'accessibilità energetiche sono un elemento determinante per il benessere economico e, in molti Paesi, anche per la competitività industriale. Il gas naturale negli Stati Uniti, attualmente si acquista a un terzo dei prezzi pagati dall’Europa per l’importarlo e a un quinto di quelli pagati dal Giappone. I consumatori medi industriali giapponesi o europei pagano l’energia elettrica più di due volte di quella pagata dai loro corrispettivi negli Stati Uniti, e anche l'industria cinese la paga quasi il doppio di quella statunitense. 

Secondo il WEO-2013, grandi variazioni di prezzo dell'energia persisteranno fino al 2035, incidendo sulle strategie aziendali e decisioni di investimento in settori industriali ad alta intensità energetica. Gli Stati Uniti vedranno la loro quota delle esportazioni mondiali di beni ad alta intensità di energia aumentare leggermente al 2035, fornendo la più chiara indicazione del legame tra prezzi energetici relativamente bassi e le prospettive industriali. Al contrario, l'Unione europea e il Giappone vedranno la loro quota di esportazioni in declino sui mercati globali, perdendo in totale circa un terzo della loro quota attuale.

La riduzione dei prezzi dell'energia negli Stati Uniti indicano che il Paese è ben posizionato per trarne vantaggi economici – ha dichiarato Fatih Birol, Economista capo dell’IEA - mentre i costi più elevati per le industrie ad alta intensità energetica in Europa e in Giappone sono avviati ad essere un pesante fardello".

Tra le opzioni aperte per i responsabili delle politiche per mitigare l'impatto dei prezzi elevati dell'energia, il WEO-2013 mette in evidenza l'importanza dell'efficienza energetica: i due terzi del potenziale economico di efficienza energetica è destinata a rimanere inutilizzata fino al 2035 a meno che non possano essere superate le barriere del mercato.
Bisogna rammentare a tal riguardo che l’Agenzia ha dedicato il mese scorso il suo primo “Rapporto sul Mercato dell’Efficienza Energetica” dove si sottolinea l’importante e decisivo ruolo che spetta al mercato dell’efficienza energetica nella riduzione dei consumi di combustibili fossili.
Ad ostacolare tale passaggio, secondo il Rapporto, è la natura pervasiva dei sussidi ai combustibili fossili, che incentivano gli sprechi ad un costo di 544 miliardi di dollari nel 2012. Anche il passaggio accelerato verso un mercato mondiale del gas potrebbe ridurre le differenze di prezzo tra le regioni. Il mercato e la riforma dei prezzi del gas nella regione Asia-Pacifico e le esportazioni di GNL dal Nord America possono stimolare un allentamento delle attuali rigidità contrattuali sul mercato internazionale del gas e la sua indicizzazione ai prezzi elevati del petrolio.

Le azioni per ridurre l'impatto dei prezzi elevati dell'energia non debbono far diminuire gli sforzi per affrontare i cambiamenti climatici. Si prevede che le emissioni di anidride carbonica legate all'energia aumenteranno del 20% al 2035, lasciando il mondo sulla strada per un aumento a lungo termine della temperatura media globale  termine aumento della temperatura media di 3,6 ° C, ben oltre l’obiettivo concordato a livello internazionale di mantenerlo entro i + 2 °C. 

Il 28 novembre 2013, Fatih Birol sarà a Roma per presentare il WEO, ospite dell’Eni, il cui Amministratore delegato Paolo Scaroni, intervenendo all’inizio del mese alla “Johns Hopkins University” di Baltimora, ha sostenuto la necessità per l’Europa di aprire all’utilizzo di shale gas domestico, perché “ne abbiamo molto, ma c’è anche un’incredibile quantità di opposizione”.
Pare che al fracking non sia contrario il Ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato.
Entrambi, però, dovrebbero spiegare dove è possibile intraprendere la pratica di tale tecnologia senza ricadute negative su un territorio già sensibile ai movimenti sismici e densamente popolato come quello italiano.