Dal Forum promosso da SprimItalia un invito alla riduzione degli sprechi, siano essi di cibo, di acqua, di suolo e anche economici quando non si intraprende la strada della green economy.

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Il 13 e 14 febbraio 2014 al Centro Congressi Fondazione Stelline di Milano si è svolta la II edizione di WiGreen “Forum della Sostenibilità”, promosso dall’area green di SPRIM ITALIA, Società di consulenza impegnata nella tutela della salute dell’uomo e dell’ambiente. 

L’evento, strutturato su due giorni, ha avuto per  tema lo spreco, declinato attraverso tre chiavi di lettura: alimentare, ambientale ed economico

Nel corso della prima giornata sono stati evidenziati gli errori che comunemente si compiono a tavola in relazione al fenomeno dello spreco alimentare, per poi fornire le indicazioni riguardanti i comportamenti da adottare per ridurne la portata.
Il tema dello spreco alimentare è ormai una vera emergenza nei Paesi occidentali: secondo la FAO ogni anno verrebbero sprecate 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, pari a un terzo della produzione mondiale di alimenti. Il fenomeno coinvolge anche il nostro Paese, dal momento che ogni individuo nell'arco di 12 mesi sprecherebbe 76 chilogrammi di cibo, con un 27% dei nostri connazionali che dichiara di buttarne in discrete quantità almeno una volta alla settimana. Tant’è che su iniziativa del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare si è celebrata il 5 febbraio 2014 la prima “Giornata Nazionale contro lo Spreco Alimentare” per far aumentare la consapevolezza del  problema, in sintonia con quanto indicato dalla Commissione europea nella tabella di marcia verso un'Europa efficiente nell'impiego delle risorse, nell’ambito del Programma nazionale di prevenzione dei rifiuti.

Per questo motivo il ruolo del consumatore nei processi di ottimizzazione delle risorse è cruciale.

Se consideriamo che il 20% delle categorie di prodotti che acquistiamo sono responsabili dell’80% dell’impatto ambientale legato al consumo di beni, riusciamo a chiarire quanto ogni singolo individuo possa agire a difesa dell’ambiente - ha affermato Fabio Iraldo, docente di Management e Tecnologia all’Università “Bocconi” di Milano.
Le poche agevolazioni riservate a chi risulta impegnato in un percorso di miglioramento della sostenibilità delle produzioni rappresentano un ostacolo che, a fronte di cospicui investimenti, impedisce una maggiore competitività sul mercato. I prodotti ecologici, infatti, costano di più.
Può sembrare una provocazione, ma perché non prendere in considerazione l’ipotesi di ridurre l’IVA sui prodotti sostenibili? - ha proseguito Iraldo - Servirebbe un atteggiamento collaborativo da parte delle istituzioni nei confronti di chi rispetta l’ambiente”.

La differenza tra chi opera realmente a favore della sostenibilità e chi invece fa greenwashing risulta difficile da comprendere per il consumatore ed è per questo che vi è ancora una certa diffidenza. Molte aziende investono nella pubblicità, con l’obiettivo di veicolare messaggi riguardanti il loro impegno a tutela dell’ambiente, ma lo scetticismo del consumatore non sempre si attenua.
Per far fronte a questo deficit di chiarezza, l’ipotesi lanciata nel corso di WiGreen riguarda l’opportunità di vedere indicato l’impatto ambientale sull’etichetta dei prodotti nel giro di pochi anni. Si tratterebbe di una misura in grado di calcolare le prestazioni di un bene lungo l’intero ciclo: dall’estrazione delle materie prime alla gestione del “fine-vita”, passando attraverso la produzione e l’uso.
Nei consumatori sta crescendo il desiderio di comprendere in modo semplice quanto i prodotti alimentari e non, acquistati quotidianamente, incidano sull’ambiente - ha osservato Paola Riscazzi, coordinatrice dei Progetti sulla sostenibilità ambientale di SPRIM ITALIA, che mette a disposizione dell’aziende un’apposita etichetta ambientale -Si tratta di un’indicazione, apponibile direttamente in etichetta, in grado di misurare l’impatto del prodotto sull’ecosistema in termini di emissioni di gas serra, utilizzo e inquinamento dell’acqua e sfruttamento del suolo, lungo tutto il suo ciclo di vita”.
Ciò che già offre la Società di consulenza, la Commissione UE vorrebbe tramutarlo in un obbligo per tutte le aziende, operanti nel settore alimentare e non. 
L’auspicio è che l’impatto ambientale possa essere anche misurato a livello economico - ha aggiunto Iraldo - Oggi i prodotti che costano meno sono anche quelli che inquinano maggiormente: i prezzi, purtroppo, non tengono conto dei costi sociali delle produzioni”.

Nella Sessione “Spreco Ambientale”  si è parlato di spreco d’acqua, partendo da una certezza condivisa: risparmiare acqua è possibile.
Soltanto in Italia, nel 2012, sono stati sprecati 706 milioni di metri cubi di acqua ed emesse 14,3 milioni di tonnellate di CO2 attraverso gli alimenti scartati dai consumatori.
La prima regola consiste nel non darla per scontata - ha affermato Claudia Chiozzotto, specialista di tematiche legate all’acqua e all’ambiente di Altroconsumo - Il riferimento è soprattutto all’acqua potabile, che costituisce appena il 2,5% dell’intera quota di acqua dolce. È pertanto necessario preservarla dall’inquinamento e dall’eccessivo sfruttamento”.
Secondo i più recenti dati Istat, soltanto il 3,5% dell’acqua potabile a disposizione è utilizzata in Italia per bere e cucinare,  che sono poi le ragioni per cui viene richiesta, mentre l’altra preponderante quota viene dissipata soprattutto per l’igiene personale.
In casa si può razionalizzare il consumo ricorrendo a elettrodomestici di nuova generazione – ha proseguito Chiozzotto - Tutti quelli messi in commercio negli ultimi dieci anni consumano meno acqua e anidride carbonica. Pertanto se la lavatrice o la lavastoviglie sono più vecchie, il consiglio è di cambiarle”. 

Correlato alla produzione di cibo, oltre allo spreco idrico c’è il consumo di suolo.
Un terreno cementificato è ormai irrecuperabile - ha  affermato Paolo Pileri, Docente di Pianificazione Territoriale Ambientale presso il Politecnico di Milano -. Occorre limitarne il consumo per tutelare l’ambiente e apportare una serie di benefici anche all’uomo
Un ettaro di suolo libero, infatti, produce cibo per 6 persone nel corso di un anno, se coltivato. Ma c’è di più: nello stesso periodo assorbe fino a 3,7 milioni di litri di acqua e trattiene una consistente quantità di carbonio, contribuendo così a ridurre la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera.
Sprecare una risorsa che ha tutte queste capacità significa accettare alcuni rischi e minacciare la sostenibilità - ha proseguito Pileri - Lo spreco di suolo richiede riforme urgenti e un aggiornamento culturale profondo che riguardi tutti i professionisti che hanno a che fare con il suolo”.

Oltre al consumo di suolo, la seconda giornata si incentrata anche sugli aspetti economici, con la presentazione du un pacchetto di riforme varato per favorire la ripresa economica dell'Italia: attraverso una strategia mirata alla valorizzazione degli investimenti "green" che proceda in parallelo alla conservazione e al ripristino degli ecosistemi.
Per affrontare la crisi servono misure in grado di ridurre i costi ambientali e economici, di produrre benessere e generare una ripresa degli investimenti e dell'occupazione - ha dichiarato Alessandra Bailo Modesti, Project manager degli Stati Generali della Green Economy - Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile - Una parte del sistema economico è già pronto a compiere questa svolta e la green economy è nella posizione privilegiata di avere proposte e strumenti concreti per superare le molteplici crisi in corso e promuovere un benessere durevole”.

L’idea di un Global Green New Deal è stata lanciata dall’UNEP nel 2009, anno successivo all’esplosione della crisi economica, allorché il rischio che la contingenza economica potesse far abbassare la guardia riposta a tutela del capitale naturale ha convinto gli addetti ai lavori a proporre delle misure per promuovere una green economy.

In un Paese investito da molteplici crisi - ha sintetizzato Bailo Modesti - un Green New Deal offre una visione integrata efficace per ristrutturare il nostro sistema economico e sociale”.

Nel corso della “due giorni” del Forum sulla Sostenibilità Ambientale sono stati attribuiti tre riconoscimenti:
- il premio “Practice +Sostenibile”, da assegnare all'azienda che interverrà nel corso del convegno e il cui impegno sarà riconosciuto attraverso la votazione del pubblico presente all'evento, che è andato per il primo giorno a SC Johnson Italia, azienda leader di prodotti per la pulizia domestica, e per il secondo giorno, a Curtiriso, prima azienda in Europa a produrre riso senza emissioni di anidride carbonica, a sostenere le tematiche correlate alla riduzione dello spreco e alla sostenibilità ambientale;
- il premio “Innovazione +Sostenibilà”, destinato al prodotto eletto tale dal pubblico attraverso la votazione sul sito ufficiale dell'evento, che se lo è aggiudicato l’azienda Silvia Massacesi, da anni impegnata nella realizzazione di accessori di moda eco-sostenibili, la borsa Farfalla, un prodotto 100% ecosostenibile e Made in Italy;
- il premio “Informazione +Sostenibile”, un riconoscimento al miglior servizio giornalistico relativo alla tematica della sostenibilità ambientale, valutato dal comitato di programma dell'evento, è andato al giornalista de La Stampa Andrea Bertaglio, autore dell’articolo   “La produzione di cibo in Europa potrebbe presto raggiungere il limite