Il Progetto di un nuovo made in Italy, proposto dal Rapporto di Symbola e Kinexia e basato sul principio ispiratore del Pacchetto proposto meno di un anno fa dalla precedente Commissione Barroso, conferma che il suo accantonamento per il 2015 costituisce una battuta d’arresto nella crescita economica e nella transizione verso l’uso più efficiente delle risorse, la creazione di nuovi posti di lavoro e la riduzione delle emissioni climalteranti.

waste end

Alla decisione con la quale il 16 dicembre 2014 la nuova Commissione UE aveva formalmente annunciato di sospendere dal Programma di Lavoro per il 2015 la revisione delle 6 Direttive sui rifiuti (il cosiddetto “Pacchetto sull’Economia Circolare”) sono seguite critiche e polemiche sia da parte delle imprese della green economy che delle ONG, a cui si sono poi aggiunte quelle di alcuni Stati membri e di alcuni Parlamentari europei (ma non potevano intervenire prima, visto che l’intenzione di sospensione del pacchetto, come peraltro anche di quello relativo ad “Aria pulita in Europa”, era stata anticipata dal Presidente designato Jean-Claude Juncker già in settembre nella “Lettera di missione” al candidato Commissario per l’Ambiente, gli Affari marittimi e la Pesca?).

Ora, dopo la dura presa di posizione del Comitato delle Regioni (l’Assemblea dei rappresentanti regionali e locali di tutti i 28 Stati membri dell’UE) che ha recentemente adottato un parere con cui invitava la Commissione UE a riconsiderare la posizione programmatica di ritiro per il 2015 del Pacchetto, il Commissario Karmenu Vella, intervenendo alla Conferenza sull’Economia Circolare (Bruxelles, 5 marzo 2015) ha annunciato che “La Commissione intende presentare entro la fine dell’anno un nuovo pacchetto più ambizioso sull’economia circolare, in grado di trasformare l'Europa in un'economia più competitiva per l’efficienza delle risorse”.
Il pacchetto - ha proseguito Vella - includerà una nuova proposta legislativa sugli obiettivi dei rifiuti, tenendo conto delle indicazioni pervenute durante le pubbliche consultazioni, di quelle formulate dal Consiglio e in Parlamento, in particolare i suggerimenti fatti da molti che la proposta della precedente Commissione sui rifiuti dovesse essere maggiormente indirizzata al contesto specifico di ciascun Paese”.

circular economy europe

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Resta il fatto che per il 2015 l’argomento non sarà sul tavolo delle competenti Commissioni del Parlamento europeo e non vediamo come possa essere migliorata la proposta del luglio scorso, dal momento che su di essa si era subito opposta la lobby delle industrie europee.
Ben venga, quindi, se nel frattempo a “tener caldo” l’argomento intervengono iniziative progettuali quali quella contenuta nel Rapporto "Waste End. Economia circolare, nuova frontiera del made in Italy" realizzato dalla Fondazione Symbola e dal Gruppo Kinexia, e presentato a Milano il 13 novembre 2015.

Il principio ispiratore è, appunto, quello del Pacchetto “accantonato” sull’Economia Circolare, proposto dalla precedente Commissione UE il 2 luglio 2014, un modello non più lineare, dalla materia al prodotto al suo smaltimento, ma pensato per potersi “rigenerare”, partendo dalla progettazione di un sistema più efficiente nell'uso di risorse: con l'utilizzo di fonti e risorse rinnovabili; con chi produce (e anche chi consuma) responsabile dell'intero ciclo di vita del prodotto; con una forte capacità di innovazione e un design di prodotto fatto per durare, per il disassemblaggio, il riciclaggio e il riutilizzo.

L'obiettivo ‘rifiuti zero’ non è solo un orizzonte culturale, ma una possibilità tecnologica in grado di dare forza e competitività alla nostra economia - ha spiegato il Presidente di Symbola, Ermete Realacci - La seconda manifattura d'Europa, la meccanica più competitiva del mondo dopo quella tedesca. La corretta gestione dei rifiuti è un settore strategico non solo per la tutela dell'ambiente, ma anche per ripensare in chiave green e circolare la nostra economia. Un fronte che già oggi disegna una filiera produttiva innovativa, che è un pezzo importante dell'economia del futuro e sul quale bisogna investire con più ‘visione’ e convinzione”.
Il sistema di raccolta e gestione del nostro Paese è caratterizzato da luci e ombre - ha continuato Realacci - Anche se siamo campioni europei nell'industria del riciclo - a fronte di un avvio a recupero industriale di 163 milioni di tonnellate di rifiuti su scala europea nel nostro Paese ne sono stati recuperati 24,1 milioni, il valore assoluto più elevato tra tutti i paesi europei (in Germania sono 22,4) - molta strada si deve ancora fare sulla frontiera avanzata del 'Waste End'”.

Secondo gli autori del Rapporto, non servono nuovi termovalorizzatori: con misure realizzabili in 5 anni l'Italia potrebbe ridurre di due terzi i rifiuti avviati a discarica, raddoppiare la raccolta differenziata, aumentare il numero di impianti di compostaggio e di preparazione al riciclo e ridurre drasticamente discariche e inceneritori esistenti. Che significa anche meno risorse consumate, meno emissioni, più materia prima seconda recuperata per la nostra manifattura e più occupati.

Per arrivare preparati al 2020, basterebbe puntare sulla riduzione dei rifiuti e sul riuso di oggetti e materiali, ad esempio incentivando i prodotti alla spina anziché quelli monouso, spingendo sulla sharing economy, dichiarando guerra all'obsolescenza programmata, realizzando la graduale abolizione di prodotti come gli imballi alimentari non compostabili, promuovendo i centri di raccolta e re-design, introducendo una tariffa sulla base della quantità effettiva di rifiuti prodotti e cancellando gli incentivi sul recupero energetico degli impianti di incenerimento.

In Italia è necessario un cambio di paradigma nella gestione dei rifiuti, che parta dal presupposto del "rifiuto come risorsa", secondo un processo chiuso e non aperto in linea con il concetto di economia circolare” dichiara Pietro Colucci, Presidente e Amministratore delegato di Kinexia. “Occorre contestualmente concepire un nuovo modello industriale di gestione che metta al centro del sistema il recupero di materie anziché lo smaltimento, che aumenti la raccolta differenziata con sistemi capillari, che sappia valorizzare le nuove tecnologie di produzione di energia da digestione anaerobica dei rifiuti organici o altri sistemi senza emissioni, che crei flussi di compensazione tra le aree del Paese ancora in emergenza per carenze infrastrutturali verdi, e quelle in over-capacity impiantistica. Lo scenario tendenziale a dieci anni potrebbe essere la fine dei termovalorizzatori come soluzione primaria allo smaltimento e la decisa riduzione delle discariche, che saranno destinate ai soli scarti non recuperabili, ispirato proprio alla logica del “zero waste.”. Il Paese ha bisogno di moderni centri del riciclo, dove entreranno scarti ed usciranno materiali e dove il rifiuto verrà messo a dimora solo se non è più recuperabile. È l’inizio di un cambiamento epocale nel modo di concepire e gestire i rifiuti, che da scarti diventano risorsa. Un nuovo modello di sviluppo economico, sociale e con importanti ricadute occupazionali”.

Questi gli obiettivi al 2020 fissati da “Waste End”:
- ridurre di due terzi i rifiuti avviati in discarica (dal 38% al 12% del totale);
- raddoppiare la raccolta differenziata (dal 43% all'82%);
- tagliare il rifiuto urbano residuo indifferenziato ad un terzo (dal 57% al 18%);
- più che dimezzare l’incenerimento (dal 17% al 7%).
In questo scenario, che per quanto ambizioso è a portata di mano:
- la capacità industriale di preparazione al riciclo raddoppierebbe, da 12 milioni di tonnellate attuali a 24 milioni di tonnellate;
- il recupero di materia nei processi industriali passerebbe dall'attuale 24% dei rifiuti al 48,5%;
- il recupero per usi agronomici dal 13% al 30%;
- il recupero per usi energetici dal 19% attuale scenderebbe al 14%, privilegiando soluzioni meno inquinanti e più innovative.

Tale rivoluzione porterebbe nuove imprese e nuova occupazione:
- nel ciclo di gestione dei rifiuti si avrebbero circa 22.000 occupati in più (+37%), per effetto di una forte crescita nei settori a più alta intensità di lavoro (soprattutto nella raccolta e preparazione al riciclo);
- nel settore del riutilizzo si genererebbero fino a 10.500 nuovi occupati;
- lo sviluppo del riciclo determinerebbe una crescita di 12.000 occupati rispetto alla situazione attuale;
- il valore della produzione nell'industria di preparazione passerebbe da 1,6 miliardi attuali a 2,9 miliardi;
- la manifattura riceverebbe una potente spinta dalla sistematica disponibilità di materia prima seconda.
 
Tale rivoluzione converrebbe all'ambiente (meno risorse utilizzate, meno emissioni fino a 19 milioni di tonnellate di CO2), alla filiera del recupero, alla manifattura, ma anche ai cittadini con una riduzione di circa il 20% del costo di gestione dei rifiuti urbani.