Il Rapporto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente mostra i risultati delle politiche di protezione dell’ambiente per creare un’economia verde, incrementando l'efficienza delle risorse e la resilienza degli ecosistemi, ma integrandoli con un terzo obiettivo: il benessere umano. 

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La crisi economica mondiale, l'impennata dei prezzi delle materie prime e la crescente consapevolezza di impatto antropico sull'ambiente, hanno fatto diventare la “Green economy” l’argomento politico prioritario degli ultimi anni. Per esaminare cosa significhi nella pratica questo concetto e come si possa misurare il progresso verso questo obiettivo strategico, è intervenuta di recente l’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) con la pubblicazione del Rapporto “Towards a green economy in Europe. EU environmental policy targets and objectives 2010–2050” che offre una panoramica completa degli obiettivi e dei traguardi ambientali fissati dalla normativa dell’Unione europea per il periodo 2010-2050, fornendo esempi analitici dei progressi compiuti.

Green economy” è un modello economico che mira ad accrescere la prosperità, utilizzando le risorse in modo efficiente, oltre che a mantenere la resilienza dei sistemi naturali che sostengono la società. Il Rapporto dell'AEA, elaborato sulla base degli indicatori individuati nel “Environmental indicator report 2012”, tutti selezionati per valutare l’efficienza delle risorse e per affrontare la resilienza degli ecosistemi, mostra risultati dall’andamento “misto”, con una UE che ha fatto più progressi nel migliorare l’efficienza delle risorse che nella salvaguardia della resilienza degli ecosistemi.

Questa relazione mostra che, mentre siamo riusciti a concordare una vasta gamma di politiche per la protezione dell'ambiente, l'attuazione di queste politiche rimane una sfida - ha dichiarato Hans Bruyninckx, Direttore esecutivo dell’AEA - Stiamo facendo alcuni progressi verso l'obiettivo dell'UE di creare un'economia verde, ma abbiamo bisogno di mantenere la pressione fino al 2020 e oltre”.

L’ AEA individua 63 targets giuridicamente vincolanti definiti “legally-binding targets” e 68 obiettivi non vincolantinon-binding”, fissati dalla politica comunitaria UE per il periodo 2010-2050. Dei 63 obiettivi giuridicamente vincolanti, ben 62 hanno scadenza entro il 2020 e per questo AEA avverte che “La maggior parte degli attuali target e degli obiettivi possono essere visti come passi intermedi verso la transizione alla green economy, perché nella maggior parte dei casi sradicare i problemi richiederà un impegno a lungo termine, oltre il 2020”. Un nuovo quadro, quello proposto dal rapporto, che costituisce una base completa per valutare i progressi compiuti in passato ed orientare le nuove azioni e le prospettive orientate a soddisfare i futuri target ed obiettivi della politica ambientale europea.

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Sono 5 gli aspetti di progresso verso i target ambientali dell’UE, che vengono individuati dal Rapporto. 

1. L'Unione europea ha un obiettivo non vincolante per tagliare entro il 2020 il consumo di energia ai livelli del 20% al di sotto delle proiezioni business-as-usual. Sebbene questo implichi che il consumo deve essere leggermente inferiore al livello della metà degli anni ’90, la tendenza da allora si è spostata verso l'alto. Quindi, è probabile che il raggiungimento degli obiettivi al 2020 richiederà una più forte attuazione delle politiche e probabili ulteriori stimoli da parte della politica.

2. Accanto a politiche volte a mitigare i cambiamenti climatici, l'UE ha messo a punto diverse misure per aiutare gli Stati membri ad adattarsi. La Commissione UE incoraggia tutti gli Stati membri ad adottare strategie globali di adattamento. A metà del 2013, 16 Stati membri hanno raggiunto questo obiettivo.

3. L'UE ha generalmente compiuto buoni progressi verso gli obiettivi di emissioni fissati nel 2010 dalla strategia tematica sull'inquinamento atmosferico. Per raggiungere gli obiettivi per il 2020 saranno necessari ulteriori sforzi. Solo nel caso del particolato fine (PM2,5) vi è un evidente necessità di accelerare gli sforzi di riduzione delle emissioni in modo significativo. Anche la modellazione formulata nel Rapporto suggerisce che il raggiungimento degli obiettivi è tecnicamente possibile per tutti gli inquinanti tranne, appunto, che per il PM2,5.

4. Secondo un altro obiettivo non vincolante, anche i rifiuti prodotti pro capite dovrebbero declinare entro il 2020. La produzione di rifiuti mostra una tendenza che, se estrapolata, indica che l'UE dovrebbe mancare di poco l’obiettivo del 2020. Tuttavia, la tendenza è certamente ambigua ed il declino della produzione dei rifiuti dal 2007 è incoraggiante.

5. Gli Stati membri hanno pure un altro obiettivo correlato ai rifiuti, più precisamente quello dello smaltimento in discarica che dovrebbe essere vicino allo zero entro il 2020. L’estrapolazione dei punti di tendenza indica che da una produzione di 179 kg pro capite del 2011 si arriverà a 114 kg nel 2020, così da raggiungere l’obiettivo del conferimento in discarica vicino allo zero, che presuppone un cambiamento radicale nelle pratiche di gestione dei rifiuti. 

Pur affrontando la doppia sfida di incrementare l'efficienza delle risorse e il mantenimento di resilienza degli ecosistemi, è evidente la necessità di integrare un terzo obiettivo: il benessere umano. Questo aspetto è importante perché i benefici che derivano dall'ambiente e i danni che ne derivano a causa del suo degrado non sono sempre riflessi nei prezzi di mercato e, quindi, richiedono una considerazione a parte.