Agli Stati Generali sui Cambiamenti Climatici tanti buoni propositi, ma ancora non si intravedono piani coerenti agli obiettivi per un Accordo sul clima alla prossima COP21.
Nonostante le lodi per l’Enciclica “Laudato si’ ”, la classe politica non ha ancora compreso che c’è bisogno di una “conversione ecologica integrale”: Papa Francesco sì.

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Gli “Stati Generali sui Cambiamenti Climatici” si sono aperti il 22 giugno 2015 a Roma, nell’Aula del Palazzo dei Gruppi parlamentari.
Rammentando che:
- nel 2009 e 2010 il Senato della Repubblica aveva approvato 2 mozioni con cui, nella prima, si sconfessava di fatto i risultati cui era giunto il Panel di scienziati delle Nazioni Unite (IPCC) che nel suo Rapporto sui Cambiamenti Climatici (AR4) aveva affermato che al 90% delle probabilità il global warming era causato dall’uomo (con l’ultimo AR5 (siamo arrivati al 95%), mentre, con la mozione del 2010, si negava la necessità di una forte azione per contrastarlo, reclamando “di dichiarare decaduto, in quanto non più utile, l’Accordo 20-20-20 e chiederne la sostituzione con un nuovo accordo che meglio risponda al dato scientifico…”;
- che tuttora in questa legislatura siedono in Parlamento proponenti e votanti quelle mozioni;
bisogna riconoscere che la “conversione” della nostra classe politica non è da poco.
Resta, tuttavia, da osservare che c’è ancora contraddittorietà tra le dichiarazioni e le azioni di governo.

Intervenuto nel dibattito, il Presidente del Consiglio, dopo aver elogiato l’Enciclica, dove Papa Francesco stigmatizza, peraltro, l’attuale comportamento dei policy maker (“Il dramma di una politica focalizzata sui risultati immediati, sostenuta anche da popolazioni consumiste, rende necessario produrre crescita a breve termine. Rispondendo a interessi elettorali, i governi non si azzardano facilmente a irritare la popolazione con misure che possano intaccare il livello di consumo o mettere a rischio investimenti esteri” (Cap. V, par. 178), ha individuato nel carbone il nemico da abbattere per contrastare i cambiamenti climatici, sottacendo il ruolo delle altre fonti fossili per il cui sfruttamento vengono approvati piani e fatti investimenti.

La partecipazione e l’intervento del Cardinale Turkson che aveva presentato l’Enciclica la settimana prima, ripercorrendo anche in questa occasione, i tratti salienti del messaggio del Papa per un “ecologia integrale”, è apparsa così più una presenza di facciata che di sostanza.

L’evento era stato promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare in collaborazione #ItaliaSicura, la Campagna di comunicazione del Governo contro il dissesto del territorio. “La cosa più importante della riunione di oggi credo sia il messaggio che diamo mettendo allo stesso tavolo ministri con competenze diverse. L’obiettivo che abbiamo davanti deve essere colto da tutto il governo: il problema non è più solo ambientale. È l’idea che abbiamo del futuro dell’Italia - ha affermato il Ministro Gian Luca Galletti - Da oggi tutti i problemi ambientali non sono più temi riservati all’Ambiente. Non decidere equivale condannare la Terra a quel riscaldamento che denunciamo. Se la partita del clima è ancora drammaticamente aperta quella del futuro è già chiusa: sarà un’economia verde”.

Durante quasi 10 ore di dibattito e di relazioni, sono stati numerosi gli interventi, tra cui quello del Ministro francese dell’Ecologia, dello Sviluppo sostenibile e dell’Energia, Ségolène Royal che, molto opportunamente, ha ricordato come “Con i cambiamenti climatici è in gioco la sicurezza mondiale per via delle guerre a cui può portare per esempio per il controllo delle risorse idriche, dei profughi ambientali, degli eventi estremi”.

Nella nostra road map nazionale - ha indicato Galletti - il Ministero dell’Ambiente è impegnato a continuare e assicurare, da qui a dicembre, il confronto con gli stakeholders, come enti locali e associazioni non governative, e l’apertura di un tavolo di confronto con la Confindustria su temi europei e del negoziato che comprenderà anche i lavori preparatori alla presentazione del Green Act che traccerà obiettivi e strumenti per un’economia a basso contenuto di carbonio, l’uso efficiente delle risorse e la promozione dell’economia circolare nel quadro della più generale strategia ambientale per lo sviluppo sostenibile che il Parlamento ci chiede di definire nei prossimi sei mesi”.

Veramente il tweet del Presidente del Consiglio all’inizio dell’anno annunciava che il Green Act sarebbe stato promulgato a marzo. Se così fosse stato, questa sarebbe stata una buona occasione per presentarlo.