Verso la storica conferenza di RIO+20

Verso la storica conferenza di RIO+20

Diffuso il testo preliminare per la Conferenza sullo Sviluppo Sostenibile

rio 20

Il 10 gennaio la Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile ha diffuso il documento preliminare (Zero draft) per i negoziati tra i Governi, in vista delle conclusioni da approvare alla Conferenza “RIO+20” del giugno prossimo. “Il futuro che vogliamo” (Future We Want), così è titolato il testo elaborato dal Gruppo di alto livello dell’UNEP, alla sua prima prova (New York, 25-27 gennaio 2012) non ha ricevuto entusiastica accoglienza tra molti dei delegati presenti che hanno espresso le loro perplessità in merito all’opportunità di inserire qualunque proposta da chiunque fosse stata formulata. 

Il testo, infatti, è il risultato di 6.000 pagine di contributi che la UNCSD ha ricevuto dagli Stati membri e dai portatori di interessi e contiene un coacervo di idee, alcune ovvie, e di richiami al quadro di riferimento di accordi e convenzioni internazionali, alla riproposizione di vecchie ricette per limitare i disastri ambientali e sconfiggere la povertà, senza alcun accenno a modificare il modello economico, gli stili di vita, le disuguaglianze sociali.
Vi si riconosce i limiti delle misure attuali per calcolare il PIL, ma non si coglie l’urgenza di sviluppare soluzioni per cogliere il ruolo del capitale naturale negli attuali modelli di crescita.

Certo, le soluzioni da costruire non sono semplici né indolori, ma non c’è più tempo per i rinvii (cfr: “Integrare il PIL con i fattori ambientali e sociali”, a pagg. 60-61 di questo stesso numero di Regioni&Ambiente).
“Questo documento riconosce che i Paesi non sono riusciti ad agire efficacemente nel corso dei due ultimi decenni nei confronti dell’ambiente e dello sviluppo, ma l’assenza di impegni vincolanti rischia di dar luogo ad un altro decennio di fallimenti - ha sottolineato il Direttore del Programma Conservazione del WWF, Lasse Gustavsson - La proposta di un Registro di impegni volontari non darà alla Terra quelle risposte di cui necessita”. Se si considera che c’è un capitolo dedicato a “Riaffermare i principi di Rio e i Piani di azione trascorsi”, è evidente che si certifica come è stato fatto ben poco in questi 20 anni.

Scorrendo i paragrafi del documento, uno tra i tanti aspetti controversi del testo iniziale è il quadro istituzionale che definisca i futuri quadri di governance necessari per lo sviluppo sostenibile. Oltre alla necessità di trasformare l’UNEP in un’organizzazione mondiale per l’ambiente, quale Agenzia specializzata delle Nazioni Unite, c’è una forte richiesta di un suo decentramento a livello regionale o nazionale per fornire ai Governi e agli Enti locali un maggior sostegno diretto per l’effettiva attuazione di accordi multilaterali in materia ambientale, ad esempio sui cambiamenti climatici o sulla biodiversità.

Alcuni, poi, si sono lamentati che il testo sulla crescita della green economy non tiene conto adeguatamente dei limiti naturali del Pianeta, quei planetary boundaries “destinati a definire lo spazio operativo sicuro per l’umanità”, secondo la teorizzazione proposta da Johan Rockström, Professore di Gestione delle risorse naturali dell’Università di Stoccolma.
Altri, viceversa, hanno sottolineato la mancata citazione delle nuove emergenti tecnologie, come la biologia di sintesi e la geoingegneria.
Gli analisti della Banca HSBC, a loro volta, hanno osservato che il testo, pur accentuando il ruolo del settore privato nella produzione di servizi, “non garantisce che l’allineamento dei fondi di investimento con la green economy fornirà rendimenti superiori, adeguati a al maggior rischio, rispetto al business as usual. Se si riconosce i limiti delle attuali misure del PIL, non c’è poi l’urgenza di individuare soluzioni all’attuale invisibilità del capitale naturale nei modelli standard di crescita”.
È pur vero, ma se il PIL viene alimentato prevalentemente dai consumi, difficilmente si troveranno soluzioni “sostenibili” e in grado di stabilire il “vero” grado di benessere.
Al riguardo, c’è stata la proposta della Svizzera che merita di essere segnalata: sostituire il termine growth (crescita) con quello di prosperity (prosperità).

Positivo ci sembra l’inserimento del capitolo “Integrare nell’attuale processo decisionale gli interessi delle generazioni future”, tramite l’istituzione di una specie di “difensore civico” (Ombudsman), ma nella formulazione del testo tale figura è lasciata alla decisione dei singoli Paesi.
Forse l’aspetto più concreto previsto dallo Zero draft è l’estromissione dalle giurisdizioni nazionali delle “Zone di conservazione della biodiversità marina”, anche se non si fa menzione delle aree d’alto mare e non c’è alcuna proposta per limitare lo sfruttamento delle risorse ittiche.
C’è poi la perplessità di alcuni circa il rischio che gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) si sovrappongano a quelli di Sviluppo del Millennio (MDG), rendendo più difficile il negoziato.

Intervenendo al Summit “Global Sustainable Business Growth” di New York, organizzato dalla società di consulenza KPMG (cfr: “Prepariamoci all’imprevisto”, a pagg. 62-65 di questo stesso numero di Regioni&Ambiente), la Commissaria UE di Azione per il Clima Connie Hedegaard si è detta convinta che alla Conferenza RIO+20 si troverà un accordo di alto profilo.
“Non possiamo uscire dalla Conferenza senza una decisione - ha dichiarato la Hedegaard - Non è una cosa da poco, è qualcosa di grande importanza che dobbiamo sbrogliare. Definire il target ci permetterà di definire obiettivi di sviluppo sostenibile più specifici in seguito.
Ci sono soluzioni che sono già pronte sulle quali non dobbiamo acquisire ulteriori approfondimenti. È soltanto una questione di volontà politica”.

Già, ma abbiamo già sperimentato a Durban come il processo negoziale trovi ostacoli anche dove apparentemente non dovrebbero esserci. Speriamo che i delegati (anche su questo aspetto c’è chi ha trovato da ridire, essendo prevalentemente costituiti da Ministri dell’Ambiente, mentre si preferirebbe un’integrazione con quelli dell’Economia, delle Finanze, ecc.) non si lascino sfuggire questa Conferenza per ridurre il nostro impatto sul Pianeta. È un’occasione epocale!

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