Ma i compromessi raggiunti ne hanno ridotto l’importanza.

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Il Parlamento europeo ha adottato in prima lettura la Direttiva sull’efficienza energetica che introduce nuove misure per intensificare gli sforzi degli Stati membri a risparmiare energia, quali interventi di ristrutturazione degli edifici pubblici, piani di risparmio energetico per le imprese pubbliche e audit energetici per tutte le grandi imprese.

Al di là dell’enfasi del comunicato stampa in cui si parla di “misure obbligatorie” e di “miliardi di euro da risparmiare”, in realtà il testo approvato è il frutto di un compromesso tra le tre principali Istituzioni dell’UE, raggiunto dopo diversi mesi di negoziati e timori di fallimento e per il quale si era battuta durante il suo semestre la Presidenza danese.


Peraltro, la votazione all’Assemblea plenaria (632 favorevoli, 25 contrari e 19 astensioni) la dice lunga sulla mediazione al ribasso intervenuta, dopo che numerosi Stati membri avevano palesemente dichiarato la propria contrarietà all’introduzione di obblighi vincolanti, preoccupati per i costi che la proposta di Direttiva della Commissione UE avrebbero comportato (si parlava di circa 50 miliardi di euro mediamente per ogni Stato per raggiungere il target del 20%).

Così, in luogo di target vincolanti gli Stati membri saranno obbligati a redigere entro aprile 2013 i propri Piani nazionali (triennali) che definiranno il programma e le misure per raggiungere l’obiettivo del 20% di efficienza energetica. Qualora la Commissione UE riscontrasse che tali piani non fossero nella traiettoria dell’obiettivo prefissato, gli Stati dovranno introdurre le modifiche correttive e solo dopo l’indisponibilità evidenziata a misure addizionali, gli Stati saranno sottoposti a specifici obiettivi vincolanti.

Il rinnovamento degli edifici pubblici che inizialmente era previsto per tutti gli edifici pubblici, interesserà il 3% all’anno solo quelli utilizzati dai Governi centrali e si applicherà agli edifici con una superficie calpestabile di più di 500 mq e, dal luglio 2015, a quelli con più di 250 mq. Gli Stati membri potranno impiegare misure alternative per garantire risparmi equivalenti.


Le imprese energetiche di pubblica utilità, sottoposte alla nuova legislazione, saranno tenute a rispettare, nel periodo 2014-2020, un obiettivo annuale di risparmio energetico equivalente almeno all’1,5% del totale dell’energia venduta ai consumatori finali, sulla base della media dei consumi dei 3 anni precedenti all’entrata in vigore della Direttiva, novità introdotta che potrebbe far diventare nella pratica poco più dell’1%. Inoltre, la vendita di energia per i trasporti può essere esclusa dal calcolo, cosi com’è possibile l’impiego di misure di risparmio alternative, a parità di risultati.


Tutte le grandi imprese saranno obbligate a sottoporsi, ogni 4 anni, ad audit energetici svolti in maniera indipendente da esperti accreditati. Gli audit dovranno cominciare al massimo 3 anni dopo l’entrata in vigore della normativa. Le piccole e medie imprese sono esentate da tale obbligo.


Gli Stati membri dovranno effettuare e notificare alla Commissione, entro dicembre 2015, una “valutazione globale” delle possibilità di applicazione della cogenerazione ad alto rendimento e del teleriscaldamento e raffreddamento. Ai fini della valutazione, gli Stati membri dovranno effettuare una analisi costi-benefici sul loro territorio in base alle condizioni climatiche, di fattibilità economica e di idoneità tecnica.

La direttiva introduce anche disposizioni speciali per la creazione di strumenti di finanziamento per le misure di efficienza energetica, indicando agli Stati membri la creazione di queste strutture o l’utilizzo di quelle esistenti.


Ora la Direttiva dovrà essere adottata dal Consiglio europeo prima di essere pubblicata sulla GUUE. Pertanto non sarà accolta nelle legislazioni nazionali prima di aprile-maggio 2014.