“VedoGreen” anche se prevale il capitale straniero

“VedoGreen” anche se prevale il capitale straniero

Il Rapporto presentato dalla Società del Gruppo IR Top specializzata nella finanza per le aziende green quotate e private, certifica che la green economy ha mostrato anche in Italia un andamento positivo nel 2012, con una crescita media del 3% in termini di ricavi e del 13% in termini di EBITDA, ma nella compagine azionaria delle aziende green italiane predominano i capitali stranieri.

finance green

Nel corso di “Green Finance Day”, evento ideato e organizzato da VedoGreen, con il supporto di Borsa Italiana, che ha l’obiettivo di offrire alle istituzioni le potenzialità della green economy nazionale e un orientamento per una corretta allocazione delle risorse nei settori a maggior potenzionalità di crescita economica, è stata presentata la III edizione di “Green economy on capital markets”.
Il Rapporto analizza i risultati economico-finanziari 2012 e 2013 di un campione di 117 Società green quotate sui principali listini europei, di cui 17 quotate sulla Borsa italiana, selezionate sulla base dei seguenti criteri:
- business model “green”;
- capitalizzazione di mercato inferiore ai 500 milioni di euro;
- appartenenza ai 10 settori della green economy individuati nel database di oltre 3.000 aziende italiane di cui VedoGreen è proprietaria (agrobusiness; eco-building; eco-mobility; environmental services; green chemistry; lighting solutions; smart energy; waste management; water, air and noise treatment; white biotech).


I numeri forniti indicano che la green economy si conferma ancora come opportunità di rilancio dell’economia europea e italiana. A livello europeo, il comparto produce un giro di affari di circa 23 miliardi di euro (+10% nel 2012 rispetto all’anno precedente), con un EBIDTA (acronimo di Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization ovvero l'utile prima degli interessi passivi, imposte e ammortamenti su beni materiali e immateriali) cresciuto del 25%, capitalizzando circa 13 miliardi di euro.
Il mercato delle quotate “verdi” italiane vale un fatturato di 1,4 miliardi con una capitalizzazione di mercato di 1 miliardo di euro. Non solo. Secondo il Rapporto, l’Italia “green” si conferma il Paese a più elevata marginalità (25% rispetto a una media europea del 16%).

Il comparto delle aziende green si conferma non solo in Italia, ma anche a livello europeo uno dei più interessanti e con tassi di crescita superiori a quelli di altri settori - ha dichiarato nel corso della presentazione del Rapporto, Anna Lambiase Amministratore delegato di VedoGreen - Uno sviluppo sostenuto da idee imprenditoriali innovative e da una forte componente tecnologica che rendono le industrie green appetibili per il mondo della finanza e degli investitori. Come VedoGreen abbiamo un monitoraggio permanente del comparto anche in vista di potenziali ingressi nel capitale di nuovi investitori o di avvio di processi di quotazione in Borsa per quelle aziende e sono numerose, a mio giudizio, quelle con caratteristiche patrimoniali e di business più idonee”.

Lo Studio ha evidenziato, tuttavia, che nella compagine azionaria delle aziende green italiane predominano i capitali esteri: su un totale di 56 investitori istituzionali presenti, il 75% è straniero, principalmente di provenienza statunitense, britannica e svizzera. Evidentemente, tra gli investitori stranieri c’è maggior propensione a puntare sull’innovazione tecnologica, che non manca certamente alle aziende “green” italiane, e sul radicamento territoriale del brand, di quanto non ne abbiano dimostrato, almeno finora, gli investitori istituzionali italiani.

Il Rapporto ha fatto anche riferimento sia all’indagine realizzata nel mese di settembre-ottobre 2013 da IR Top, specializzata nella finanza ad aziende green, su un target di 100 investitori istituzionali europei, sia a quella realizzata nel mese di ottobre 2013 dall’ISPO, l’Istituto per gli Studi sulla Pubblica Opinione guidato da Renato Mannheimer, condotta su un campione selezionato di opinion leader appartenenti al mondo economico (imprenditori delle più grandi aziende italiane), culturale (docenti e analisti finanziari), politico (istituzioni e associazioni di categoria) e dell’informazione (direttori delle principali testate nazionali): entrambe commissionate dall’Osservatorio VedoGreen.

Dalla prima è emerso che l’86% degli investitori istituzionali considera il green investing un criterio di investimento valido per differenti settori della Green Economy, mentre il 14% degli intervistati si concentra in maniera esclusiva su uno specifico settore green. L’83% degli intervistati afferma di voler incrementare l’investimento nel settore green nei prossimi 3 anni.
Dall’analisi emergono i settori chiave che cresceranno maggiormente nel futuro e sui quali gli investitori istituzionali potranno puntare: Eco-building (71%), Smart Energy (69%), Green Chemistry (65%). Nello scenario di progresso futuro emergono anche Agribusiness (62%) e Waste management (57%).
Con riferimento specifico alle energie rinnovabili, il 71% degli investitori istituzionali considera l’idrico (in particolare mini-idroelettrico) la fonte rinnovabile su cui è più opportuno investire; seguono biomasse (43%), eolico (29%), solare (25%).
Le potenzialità di crescita offerte dalla Green Economy (43%), il processo di evoluzione verso un’economia circolare e il trend irreversibile legato alla limitatezza delle risorse fossili (36%), insieme alla tematiche di sostenibilità (21%), costituiscono le principali motivazioni suggerite dagli investitori per investire nel green.
Tra i fattori che limitano la propensione all’investimento sono citati il rischio normativo (43%), dovuto alla generale incertezza delle norme e alla scarsa armonia tra i sistemi legislativi dei diversi Paesi e l’eccessiva burocrazia (21%).
Tra gli interventi più importanti che i governi dovrebbero attuare per favorire lo sviluppo della Green Economy e dare impulso al settore, gli Investitori Istituzionali individuano al primo posto la semplificazione burocratica attraverso lo snellimento di pratiche e procedure (71%), la creazione di nuove politiche di sviluppo e di incentivi economici adeguati a sostegno del mercato (57%), incentivi fiscali (43%). Inoltre occorre sostenere la Green Economy attraverso la creazione di fondi di investimento dedicati di natura pubblica (36%) e l’apertura di linee di credito bancarie green (29%).
Dalla seconda si è evidenziato che la Green Economy rappresenta il settore chiave per il rilancio del Paese: è unanime il giudizio positivo espresso dagli opinion leader, che indicano in questo modo una chiara direzione per lo sviluppo. Il 98% degli intervistati riconosce infatti al settore la capacità di incrementare la competitività del nostro sistema industriale, il 97% l’opportunità per rilanciare l’occupazione creando nuove figure professionali e l’83% la possibilità di attrarre investimenti esteri.
Accanto alla green economy la ripresa passa per i settori Turismo (71%) e Infrastrutture e grandi opere (57%); meno rilevante il peso attribuito ai settori tradizionali: Food&Beverage (28%), Moda e Design (20%) e Industria automobilistica (11%).
Dal sondaggio emergono altri elementi rilevanti: lo sviluppo economico nella direzione green avrebbe l’indubbio vantaggio di tutelare la salute dell’uomo riducendo le conseguenze dell’inquinamento (96%); inoltre il “green” non è percepito come una modalità per ottenere pura visibilità al solo scopo pubblicitario, ma rappresenta una sensibilità reale verso l’ambiente (61%).
Il giudizio positivo sulle potenzialità del settore è condiviso, sempre secondo l’indagine condotta da ISPO, dall’opinione pubblica: gli italiani evidenziano l’importanza di investire in un settore che consenta di ridurre le conseguenze dell’inquinamento (96%), di rilanciare il sistema produttivo (82%) e di creare e difendere i posti di lavoro (80%).
Gli opinion leader condividono un giudizio molto positivo sulle aziende green: secondo il 99% degli intervistati hanno elevate potenzialità di sviluppo e per il 95% sono strategiche per gli investitori (95%). Le aziende green si distinguono, inoltre, per elevato grado di innovazione (91%), competitività (83%), vocazione internazionale (70%) e solidità (67%).
Il sondaggio evidenzia, inoltre, come il 63% degli opinion leader attribuisca alle aziende green un’elevata responsabilità ambientale, declinata in termini di sostenibilità dei processi, risparmio energetico, attenzione alle materie prime, basse emissioni, tutela della salute.
Secondo il giudizio degli opinion leader, i principali ambiti sui quali investire sono le energie rinnovabili (69%) e la gestione dei rifiuti (55%). Dal sondaggio emergono altri settori chiave sui quali puntare: mobilità sostenibile (48%), eco-edilizia (39%), tecnologie di risparmio energetico (25%).
Al Governo, gli opinion leader, richiedono l’adozione di un piano industriale nazionale green basato su una pianificazione di medio/lungo periodo, sostenuto da accordi bilaterali con i principali Paesi e da una legislazione slegata dall’avvicendarsi delle legislature.
La realizzazione del piano richiede un forte impegno finanziario che occorre sostenere attraverso la creazione di fondi di investimento dedicati di natura pubblica e l’apertura di linee di credito bancarie green. Dal punto di vista fiscale, gli opinion leader indicano l’adozione di un regime di tassazione differenziata sulla base del livello di inquinamento.
Tra le misure più urgenti da adottare per imprimere un forte impulso al settore: incentivi fiscali e detrazioni governative per chi investe nel mondo green, riduzione del costo del lavoro e snellimento delle pratiche burocratiche.
Il rilancio dell’occupazione richiede anche l’adozione di specifici programmi educativi per la formazione di nuove figure professionali specializzate. Di rilievo anche la diffusione di una cultura green attraverso campagne mirate.

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