Varato il ddl per contenere il consumo di suolo

Varato il ddl per contenere il consumo di suolo

Ci si accorge alfine delle devastazioni compiute dai Comuni.

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 “È abrogato l’art. 2, comma 8, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, pubblicata nella Gazzetta ufficiale n. 300 del 28 dicembre 2007, n. 285, come modificata dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 26 febbraio 2011, n. 27”: è questo, a nostro avviso, l’aspetto normativo più eclatante contenuto nel d.d.l. in materia di Valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo di suolo che il Governo ha approvato nel Consiglio dei Ministri del 14 settembre 2012. Tradotto in un linguaggio divulgativo, l’abrogazione di cui si parla è quella relativa alla disposizione che consente ai Comuni di coprire le spese correnti con le entrate derivanti dal pagamento degli oneri di urbanizzazione e che è stata la maggior responsabile della devastazione del nostro territorio. La norma è contenuta, appunto, nella proposta di legge avanzata dal Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Mario Catania, di concerto con quello dei Beni Culturali e dello Sviluppo economico, che ha tenuto fede all’impegno, preso questa estate nel corso del Convegno “Costruire il futuro: difendere l’agricoltura dalla cementificazione”, di avanzare nel Consiglio dei Ministri dopo la pausa estiva il testo preannunciato.

Non era difficile prevedere quel che sarebbe successo con l’introduzione nella Finanziaria 2008 del sopra citato art. 2, tant’è che nell’articolo di commento ai riflessi sull’ambiente della Legge avevamo prescelto tale disposizione come la n. 1 delle “cattive notizie per l’ambiente”, in contrapposizione alla sintesi delle norme (“Ambiente: 10 buone notizie”) operata dal Governo, osservavamo che i Comuni con le casse esangui avrebbero colto questa opportunità, lasciando campo ad una espansione acritica dell’edificato, concludendo, quindi, che: “Quando la ‘bolla immobiliare si sgonfierà, potremmo ‘improvvisamente’ scoprire di aver consumato, colpevolmente, oltre gli ‘interessi’ anche il ‘capitale’ naturale” (cfr: “Alcune ‘buone notizie’ per l’ambiente, permangono comunque quelle ‘cattive’ ”, Regioni&Ambiente, n. 1-2, genn-febbr. 2008, pag 28 e segg.).

Ritornando al ddl, nelle note diffuse si legge che, prendendo atto che in Italia ogni giorno si cementificano 100 ettari di superficie libera e che dal 1956 al 2012 il territorio nazionale edificato è aumentato del 166% e che la perdita di superficie agricola - e la conseguente riduzione della produzione - impedisce al Paese di soddisfare completamente il fabbisogno alimentare nazionale e aumenta la dipendenza dall’estero, il provvedimento mira a garantire l’equilibrio tra i terreni agricoli e le zone edificate o edificabili, ponendo un limite massimo al consumo di suolo e stimolando il riutilizzo delle zone già urbanizzate. Ha, inoltre, l’obiettivo di promuovere l’attività agricola che si svolge (o si potrebbe) svolgere su di essi, contribuendo alla salvaguardia del territorio. Il mantenimento dell’attività agricola infatti consente di poter gestire il territorio e contribuisce a diminuire il rischio di dissesti idrogeologici.

È difficile dissentire da tali premesse, ma ci pare che il Governo non sia coerente con altri principi espressi qualche mese fa, allorché con il Decreto “Liberalizzazioni” all’articolo 1 (non modificato dalla Legge di conversione) aveva di fatto statuito che le attività economiche non possano essere subordinate alle attività di pianificazione e programmazione degli enti territoriali elettivi (cfr: “Chi vuol fermare il consumo di territorio e chi non vuole restrizioni alle attività economiche”, in Regioni&Ambiente n. 1-2 gennaio-febbraio 2012, pag. 54: ). Siamo felici, comunque, di questa novità!

Riportiamo in sintesi, i punti principali del provvedimento, che ci auguriamo non subiscano stravolgimenti nel corso dell’iter legislativo:

1. Vengono identificati come “terreni agricoli” tutti quelli che, sulla base degli strumenti urbanistici in vigore, hanno destinazione agricola.

2. Si introduce un meccanismo di identificazione, a livello nazionale, dell’estensione massima di terreni agricoli edificabili (ossia di quei terreni la cui destinazione d’uso può essere modificata dagli strumenti urbanistici). Lo scopo è quello di garantire uno sviluppo equilibrato dell’assetto territoriale e una ripartizione calibrata tra zone suscettibili di utilizzazione agricola e zone edificate.

3. Si prevede il divieto di cambiare la destinazione d’uso dei terreni agricoli che hanno usufruito di aiuto di Stato o di aiuti comunitari. Nell’ottica di disincentivare il dissennato consumo di suolo, l’intervento mira a evitare che i terreni che hanno usufruito di misure a sostegno dell’attività agricola subiscano un mutamento di destinazione e siano investiti dal processo di urbanizzazione.

4. Viene incentivato il recupero del patrimonio edilizio rurale per favorire l’attività di manutenzione, ristrutturazione e restauro degli edifici esistenti.

5. Si istituisce un registro presso il Ministero delle politiche agricole al fine di identificare i Comuni interessati, i cui strumenti urbanistici adottati non prevedono l’ampliamento di aree edificabili o un aumento inferiore al limite determinato dalle Regioni, che possono chiedere di essere inseriti.

6. Si abroga la norma che consente che i contributi di costruzione siano parzialmente distolti dalla loro naturale finalità - consistente nel concorrere alle spese per le opere di urbanizzazione primaria e secondaria - e siano destinati alla copertura delle spese correnti da parte dell’Ente locale.

7. Si abroga inoltre la norma che prevede che una percentuale dei proventi delle concessioni edilizie e delle sanzioni previste dal Testo Unico in materia edilizia sia utilizzata per il finanziamento delle spese correnti dell’ente locale. Il fine è quello di disincentivare l’attività edificatoria sul territorio.

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Fonte: Dossier FAI-WWF “Terra rubata. Viaggio nell’Italia che scompare”


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