Nonostante il bando sui sacchetti di plastica illegali sia in vigore da alcuni anni, la norma sia chiara e le multe previste siano salate, circolano ancora shopper con marchio biodegradabile e compostabile che contengono percentuali di PE superiori a quelli consentiti dalla normativa.

sacchetto shopper conforme alla legge

Legambiente ha deciso di segnalare all'Autorità garante della tutela del mercato e della concorrenza i risultati delle analisi eseguite dal CNR - Ipcb di Catania, per conto della stessa Associazione ambientalista e di La Nuova Ecologia, su 26 campioni di sacchetti etichettati come biodegradabili e compostabili, che erano stati prelevati in tutta la penisola nell’ambito della campagna #unsaccogiusto, contro la diffusione di bioshopper non conformi alla legge.
Le analisi, infatti, hanno riscontrato presenza significativa di polietilene in 6 bioshopper, che in 2 casi era “non inferiore al 7%”. In tutti gli altri campioni, solo 4 bioshopper sono risultati completamente privi di polietilene (PE), mentre nei restanti 16 sono state riscontrate tracce di questa poliolefina, in quantità valutate però non particolarmente significative.

"Le analisi sono state più di una - ha spiegato  la Dott.ssa Paola Rizzarelli, ricercatrice al CNR - Istituto per i Polimeri, Compositi e Biomateriali - Un primo screening chimico dei componenti mediante pirolisi analitica accoppiata con gascromatografia e spettrometria di massa ha consentito di individuare i sacchetti contenenti polietilene. Questi sono stati sottoposti ad un’ulteriore analisi termogravimetrica, al fine di valutare se la concentrazione fosse superiore al limite consentito dalla norma EN 13432, pari all’1% del peso totale".
 

Si tratta di buste che al consumatore sembrano del tutto regolari e conformi allo standard UNI EN 13432:2002 "Imballaggi. Requisiti per imballaggi recuperabili attraverso compostaggio e biodegradazione. Schema di prova e criteri di valutazione per l'accettazipone finale degli imballaggi, in materia di commercializzazione di sacchi per asporto merci nel rispetto dell’ambiente e per la cui inosservanza la Legge n. 116/2014 punisce con una sanzione che può variare da 2.500 a 25.000 e può essere aumentata fino al quadruplo del massimo se la violazione del divieto riguarda quantità ingenti di sacchi per l'asportooppure un valore della merce superiore al 20% del fatturato del trasgressore.

"I risultati parlano chiaro - ha dichiarato Rossella Muroni, Presidente nazionale di Legambiente - ci troviamo di fronte a una frode con risvolti anche di natura ambientale che fa pensare a recenti vicende esplose nel mondo delle auto. In questo caso non è la criminalità organizzata ad agire ma normali aziende produttrici che contraffanno i prodotti che distribuiscono sul mercato. Un danno grave all'ambiente e all'economia sana, che rischia di compromettere l'efficacia di una normativa che ci vede all'avanguardia in Europa".
 

Il divieto di commercializzare i sacchetti di plastica è, infattti, un fiore all'occhiello della normativa ambientale italiana, essendo stato il nostro Paese il primo in Europa a mettere al bando i sacchetti di plastica tradizionale, ben prima che l'Unione europea adottasse la Direttiva 2015/720/UE sulla riduzione della plastica nei sacchetti per la spesa. Purtroppo però il nostro mercato è ancora infestato dalle buste illegali e taroccate.

"Le grandi catene sono state più attente fino ad oggi, però la nostra indagine dimostra che anche questo circuito non è esente dal fenomeno - ha denunciato  Stefano Ciafani, Direttore generale di Legambiente -  Questa è una questione da risolvere una volta per tutte, non solo a vantaggio dell’ambiente. Con la campagna si vogliono chiamare all’azione anche i singoli cittadini che sul sito www.legambiente.it/unsaccogiusto potranno segnalare le illegalità e gli esercizi dove vengono usati shopper taroccati".
 

Proprio alla vigilia dell'avvio della Campagna, i Carabinieri di Torino sequestravano 80 tonnellate di shopper non a norma e nel corso di una Conferenza stampa il Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti informava che grazie all’indagine condotta dal Nucleo Tutela Proprietà Intellettuale della Guardia di Finanza di Roma sono stati sequestrati oltre 200mila shopper non rispondente agli standard nazionali ed europei, più di 2.000 chili di materia per produrre i sacchetti, nel corso di 79 controlli, con la contestazione di 82 illeciti amministrativi
L’operazione ha previsto dapprima l’esecuzione di “prelievi di campioni” e la “cristallizzazione” della situazione di commercializzazione degli “shopper” presso i vari punti vendita, successivamente sono stati eseguiti delle analisi fisico-chimiche, effettuate presso i laboratori dell’Arpa Umbria che hanno portato alla contestazione delle violazioni amministrative e/o penali derivanti dall’esito degli esami peritali eseguiti sui campioni.
 

Nonostante il bando sui sacchetti di plastica sia in vigore da anni, la norma sia molto chiara e le multe previste siano salte, non si riesce ancora a debellare un fenomeno che non solo determina l'inquinamento da plastica, ma non facilita nemmeno la raccolta del rifiuto organico e limita la diffusione di progetti industriali nel settore della bioeconomia con importanti ricadute occupazionali.

Per raggiungere lo scopo, tra le altre misure, sono determinati:
- maggiori controlli da parte degli organi di polizia;

- sostegno allo sviluppo e promozione dei modelli integrati di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani;
- diffusione presso i consumatori di una cultura del prodotto biodegradabile come prodotto rispettoso dell’ambiente.