In attesa che siano definiti i criteri ambientali minimi (CAM) per l’Edilizia, previsti dal PAN-GPP, la Pubblica Amministrazione può egualmente svolgere un ruolo importante per contenere i processi di consumo del suolo e delle materie prime, dirigendo e stimolando la domanda degli aggregati riciclati.

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Come noto, la Direttiva UE sui Rifiuti impone agli Stati europei di raggiungere determinati traguardi in termini di riciclo dei rifiuti stessi, prevedendo, in particolare, per quelli provenienti da attività di costruzione e demolizione (C&D) di raggiungere il 70% del riciclo entro il 2020.
Ora, secondo quanto riportato nell’ultimo Rapporto “L’Italia del Riciclo, presentato il 5 dicembre 2013, dove si indica nel 65% il tasso di recupero di rifiuti speciali  da C&D,  sembrerebbe che l’obiettivo sia a portata di mano.

In realtà, al capitolo dedicato alla Filiera dei rifiuti inerti da costruzione e demolizione del Rapporto stesso si sottolinea che “esiste un ampio margine di incertezza riguardo i dati riportati nei rapporti ufficiali, sia riguardo agli aspetti quantitativi che quelli qualitativi”, determinato dal fatto che una rilevante quantità di rifiuti da costruzione e demolizione elude la tracciabilità e, quindi, sfugge alla sua contabilizzazione, anche perché tra le pratiche di recupero dei rifiuti da costruzione e demolizione vengono incluse anche operazioni che nei termini della disciplina comunitaria dovrebbero essere escluse (come le coperture giornaliere delle discariche, che assorbono enormi quantità di rifiuti da C&D). Per cui, non sussiste “un quadro affidabile su cui basare l’elaborazione della programmazione del settore”.

Tra i nodi critici, viene segnalata l’inerzia della Pubblica Amministrazione  che, viceversa, potrebbe svolgere un ruolo importante nel mercato degli aggregati riciclati, dirigendone e stimolandone la domanda.
Nel 2010 è stato istituito presso il Ministero dell’Ambiente il Gruppo di lavoro per la definizione dei Criteri Ambientali Minimi per la tipologia “Edilizia” (costruzioni, ristrutturazioni e manutenzione di edifici e strade, con particolare attenzione ai materiali) di cui al “Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi della pubblica Amministrazione”, meglio noto como PAN-GPP (Piano per gli Acquisti Verdi), che tuttavia sono gli unici criteri, insieme a quelli relativi alla Gestione dei Rifiuti, ancora mancanti. 

In attesa del relativo Decreto, la Pubblica Amministrazione potrebbe adoperarsi per l’aggiornamento dei Capitolati Speciali di Appalto sulla base della più recente normative tecniche europee che non distinguono più gli aggregati per la loro natura, ma per le loro caratteristiche (ovviamente dichiarate nella marcatura CE del prodotto), come avverrà con la revisione della norma UNI 10 006 dal titolo “Costruzione e manutenzione delle opere civili delle infrastrutture - Criteri per l’impiego dei materiali”, come richiesto dall’ANPAR (Associazione Nazionale Produttori Aggregati Riciclati). Tant’è che la stessa ANPAR,in collaborazione  con l'Università di Pisa e il Politecnico di Torino, ha messo a punto un capitolato speciale d'appalto "Costruzione e manutenzione delle strade verdi", con il preciso scopo di orientare le stazioni appaltanti ad impiegare modalità di aggiudicazione delle gare che non solo consentano l'utilizzo di aggregati riciclati, ma anzi premino le imprese di costruzione che ne prevedono l'impiego.
Anche “l’introduzione della voce ‘aggregati riciclati’ nei prezziari delle opere edili - si sottolinea nel Rapporto - contribuirebbe ad agevolare l’utilizzo di tali materiali”.

Se il campo delle costruzioni stradali è stato individuato come il più idoneo ambito di impiego di aggregati riciclati, non deve essere sottovalutato il loro ruolo in termini di sostenibilità nella produzione di calcestruzzo.

Anche in questo settore, tuttavia, sussistono delle difficoltà che hanno spinto l’ATECAP (Associazione Tecnico Economica del Calcestruzzo Preconfezionato) ad avviare un’indagine per comprendere se il mercato è in grado di allinearsi alle previsioni della Direttiva dell’UE e quali sono gli eventuali ostacoli che si frappongono a un pieno rispetto delle indicazioni europee. 

Ebbene, i risultati dell’indagine, presentati da Margherita Galli di ATECAP durante il Focus Group per gli associati, svoltosi lo scorso 28 novembre 2013, dal titolo “Aggregati da riciclo: a che punto siamo?”, hanno evidenziato che le imprese che utilizzano aggregati riciclati nella produzione di calcestruzzo preconfezionato rappresentano appena l’11,4% del totale, una percentuale davvero esigua, soprattutto se raffrontata con modelli esteri particolarmente virtuosi quali l’Olanda, il Belgio e la Germania.

Le ragioni addotte dalle imprese che hanno risposto negativamente alla domanda sono principalmente tre: 

la maggior parte delle imprese riporta una scarsità o addirittura assenza di domanda di calcestruzzo preconfezionato prodotto utilizzando aggregati riciclati;

per il 25% manca certezza sulle caratteristiche tecniche degli aggregati riciclati;

un 15% denuncia una mancanza di compatibilità delle proprietà degli aggregati riciclati con le norme tecniche sulla produzione di calcestruzzo.

Tra le altre motivazioni indicate dalle imprese vi sono l’assenza di offerta di aggregati riciclati nel territorio di competenza e il mancato sviluppo di adeguate miscele.

Appare evidente, quindi, che il principale ostacolo alla diffusione degli aggregati riciclati è la scarsa cultura in materia di riciclo e recupero dei rifiuti da parte dei soggetti che dovrebbero rappresentare la domanda, come le stazioni appaltanti pubbliche e private.

Nel corso del Workshop, il Prof Giacomo Moriconi - Dipartimento di "Scienze e Ingegneria della Materia, dell'Ambiente ed Urbanistica" dell’Università Politecnica delle Marche ha illustrato i risultati di una ricerca che dimostrano come il calcestruzzo con inerti riciclati, non solo mostra un comportamento simile al calcestruzzo tradizionale, ma che, a valle di una adeguata progettazione degli elementi costruttivi, in modo da tenere in conto delle diverse caratteristiche dei materiali, è assolutamente possibile l’utilizzo di un 30% di aggregato riciclato anche nel calcestruzzo per strutture armate in zona sismica. 

In chiusura, Edoardo Zanchini, Vicepresidente di Legambiente, ha indicato, fra le le attività che mirano all’incentivazione del riciclo dei rifiuti da costruzione e demolizione, una recente iniziativa che mira a rendere più semplice l’utilizzo di aggregati riciclati, con la conseguente diminuzione dei volumi conferiti in discarica e la riduzione del consumo di suolo ad opera delle cave.
Legambiente, infatti, in stretta collaborazione con l’ATECAP per quanto riguarda il settore specifico del calcestruzzo preconfezionato, sta portando avanti la stesura di un capitolato tipo che permetta alle committenze di accedere con più semplicità e meno scetticismo a questi materiali.

Partendo da questi risultati sono state ipotizzate alcune proposte per incrementare la cultura del riciclo nel settore del calcestruzzo preconfezionato, che si articolano essenzialmente sulle seguenti tre direttrici:

1. sviluppare strumenti che facilitino l’applicazione delle previsioni normative esistenti in materia di recupero di rifiuti, in modo da essere certi di poter raggiungere i traguardi imposti dall’Europa;

2. adottare soluzioni che migliorino la gestione dei rifiuti e ottimizzino le procedure di recupero; il problema della eterogeneità delle caratteristiche tecniche non è infatti legato a proprietà intrinseche dell’aggregato da riciclo, quanto a operazioni di recupero che non vengono effettuate correttamente;

3. modificare la normativa per aumentare le quantità di riciclato utilizzabile per la produzione di calcestruzzo, a partire proprio dalle Norme Tecniche per le Costruzioni (D.M. 14 febbraio 2008), che prevedono un limite di utilizzo nel calcestruzzo per gli aggregati riciclati da rifiuti C&D.

Per attuare queste soluzioni, secondo l’AITEC, oltre ad un adeguamento dei capitolati speciali d’appalto agli strumenti normativi esistenti, si potrebbero introdurre sistemi di incentivazione economica all’uso dei riciclati, di tasse per il conferimento di rifiuti da costruzione e demolizione in discarica e di sanzioni per le inosservanze, come accade già in altri Paesi europei. 

Un aiuto per la diffusione della cultura del riciclo potrebbe venire anche da una maggiore semplificazione delle procedure autorizzative necessarie per il recupero dei rifiuti.
Infine uno strumento utile per ridurre le incertezze degli utilizzatori sulla qualità degli aggregati da riciclo potrebbero essere dei protocolli sulle metodologie di demolizione, al fine di assicurare una maggiore selezione dei materiali