Alla vigilia della Conferenza sul Clima di Parigi, la Commissione UE ha illustrato la sua posizione per conseguire un Accordo equo, ambizioso e giuridicamente vincolante, come chiedono i cittadini europei, secondo l’ultimo sondaggio di Eurobarometro.
Ribaditi, anche gli impegni di finanziamento per le azioni di adattamento e mitigazione per i Paesi in via di sviluppo, anche se i Paesi sviluppati nel complesso non hanno ancora messo assieme i 100 miliardi di dollari all’anno promessi.

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In vista della Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (COP21) di Parigi che si svolgerà dal 30 novembre all'11 dicembre prossimi, la Commissione europea ha illustrato il 25 novembre la sua posizione e i suoi obiettivi, ribadendo quanto sia importante raggiungere un accordo mondiale equo, ambizioso e giuridicamente vincolante.

"L'UE punta ad un accordo globale vincolante al termine della conferenza di Parigi - ha affermato il Presidente della Commissione UE, Jean-Claude Juncker - Siamo stati i primi a definire il nostro impegno a favore del clima nel marzo scorso e il nostro è ancora il contributo più significativo. Il nostro obiettivo di mantenere l'aumento della temperatura globale al di sotto di 2 ºC da qui alla fine del secolo è ancora a portata di mano. Stiamo assistendo alla nascita di un movimento mondiale senza precedenti. Spero che ciò si traduca in azioni concrete nel corso dei negoziati della settimana prossima. Se si otterranno risultati fattivi a Parigi, l'umanità avrà a sua disposizione un sistema internazionale per contrastare efficacemente i cambiamenti climatici".

Per l'UE, un accordo credibile presuppone:

1. una visione globale per un obiettivo a lungo termine, che funga da segnale per le parti interessate, tra cui le imprese, gli investitori e il pubblico, della volontà di passare a un’economia a basse emissioni di carbonio;

2. un meccanismo per valutare periodicamente e rafforzare l’ambizione collettiva;

3. un solido sistema di trasparenza e responsabilità affinché le parti e i soggetti interessati possano ragionevolmente sperare che le promesse saranno mantenute.

"L’UE mantiene il proprio impegno per conseguire congiuntamente l’obiettivo dei Paesi sviluppati di mobilitare 100 miliardi di dollari l’anno entro il 2020 a favore dell'azione per il clima nei Paesi in via di sviluppo - si legge nel Comunicato stampa - Un recente rapporto dell'OCSE e di Climate Policy Initiative ha mostrato che nel 2014 sono stati mobilitati 62 miliardi di dollari, il che significa che i Paesi sviluppati sono sulla buona strada per conseguire l’obiettivo, la maggior parte di tali finanziamenti proviene dall'UE".

Al riguardo, c'è da osservare che il Rapporto ("Climate Finance in 2013-2014 and the USD 100 billion goal"), a cui fa riferimento l'UE, indica che dei finanziamenti conteggiati nel periodo 2013-2014 ben il 77% è destinato ad azioni di mitigazione per ridurre le emissioni di gas a effetto serra, mentre solo il 16% di tali finanziamenti è destinato alle azioni di adattamento ovvero di lotta contro gli impatti del riscaldamento climatico.

Inoltre, la maggior parte dei programmi finanziati ha anche i cambiamenti climatici tra gli obiettivi, ma non è l'obiettivo principale.
Essere "sulla buona strada" non permette di sedersi al tavolo dei negoziati con l'autorevolezza che deriverebbe se le promesse fossero mantenute o fosse presentato un piano credibile su come i Paesi sviluppati intendono onorare l'impegno.

In verità, l’UE sta facendo sforzi considerevoli per aiutare i Paesi in via di sviluppo a ridurre le emissioni di gas serra e adattarsi alle conseguenze dei cambiamenti climatici, visto che ad essa e ai suoi Stati membri si deve oltre la metà dei finanziamenti pubblici mobilitati.

Il 10 novembre 2015 il Consiglio “Economia e finanza” (Ecofin) ha deciso di spendere per il periodo 2014-2020 almeno il 20% del bilancio UE in azioni per il clima. Inoltre nelle conclusioni del Consiglio, i Ministri hanno rilevato che occorre aumentare gli investimenti nello sviluppo a basse emissioni e resiliente ai cambiamenti climatici, ridurre gradualmente gli investimenti a elevata intensità di carbonio e non trascurare l'importanza del segnale del prezzo del carbonio, mete che possono essere perseguite mediante una serie di strumenti, da quelli normativi, ai regimi di scambio di quote di emissioni, alle tasse sul carbonio.

Prima dell'appuntamento cruciale rappresentato dalla COP21, stiamo fornendo ai paesi in via di sviluppo un sostegno finanziario significativo e non cesseremo di farlo - ha dichiarato Pierre Moscovici, Commissario europeo per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane, al termine dell’Ecofin - Oggi abbiamo anche stabilito alcuni principi chiari per far sì che i finanziamenti siano della massima efficacia: versamento delle quote in funzione dell'evoluzione delle capacità di ciascuno; piena partecipazione del settore privato grazie alla creazione di un contesto favorevole; assegnazione dei fondi ai paesi più vulnerabili”.

L’UE ritiene che un’azione ambiziosa per prepararsi e rispondere agli effetti dei cambiamenti climatici costituisca l'elemento centrale di un Accordo equilibrato. Sia la riduzione delle emissioni che l’adattamento saranno essenziali per gestire e ridurre il rischio di impatti negativi dei cambiamenti climatici, così come la necessità di affrontare il rischio di perdite e i danni associati all’impatto dei cambiamenti climatici.

Ci siamo. Parigi costituisce un'opportunità storica che non possiamo permetterci di sprecare - ha sottolineato a sua volta il Commissario UE per l'Azione per il clima e l'energia Miguel Arias Cañete che rappresenterà l’UE alla COP21, assieme al Presidente Juncker - Adesso si tratta di trasformare lo slancio che si è manifestato nella fase preparatoria della COP21 in un accordo ambizioso, operativo e giuridicamente vincolante. In un sondaggio di Eurobarometro pubblicato oggi, il 93% degli europei ha dichiarato che la lotta contro il cambiamento climatico sarà efficace solo se tutti i Paesi del mondo agiranno insieme”.

Ecco i risultati chiave dello special Eurobarometer “Climate Change”.

- Complessivamente, il 91% degli intervistati vede il cambiamento climatico come un problema serio, con il 69% che lo considera molto serio. Quasi la metà di tutti gli europei (47%) ritiene che il cambiamento climatico sia uno dei problemi più gravi del mondo e circa uno su sei (15%) pensa che sia il problema più serio che il mondo debba affrontare.

- Vi è un consenso travolgente che affrontare il cambiamento climatico richiede uno sforzo globale collettivo. Più di nove su dieci intervistati (93%) concordano sul fatto che la lotta al cambiamento climatico sarà efficace solo se tutti i Paesi del mondo agiranno insieme.

- Quasi la metà (49%) dei cittadini europei dice di aver intrapreso qualche tipo di azione per combattere il cambiamento climatico nel corso degli ultimi sei mesi. Alla richiesta di indicare azioni specifiche, la percentuale sale al 93%, con un incremento del 4% rispetto al precedente sondaggio svolto nel 2013, con un aumento significativo in tutte le aree d'azione rispetto al 2013, in particolare negli acquisti di prodotti locali e di stagione (49%, rispetto al 36% nel 2013) e di prodotti eco-compatibili (42%, rispetto al 36% nel 2013).

- La riduzione e separazione dei rifiuti per il riciclaggio è l'azione più comune intrapresa da quasi i tre quarti degli intervistati (74%) con un aumento del 5% rispetto al 2013. L'acquisto di un numero inferiore di prodotti usa e getta è al secondo posto. Circa il 57% degli europei (+6%) afferma di ridurre l’acquisto di articoli monouso, come sacchetti di plastica da supermercati e quelli con un imballaggio eccessivo.

- Più del 92% pensa che sia importante che il proprio Governo fornisca il supporto per migliorare l'efficienza energetica entro il 2030, con oltre la metà (52%) che ritiene che sia "molto importante".

- Poco più di nove europei su dieci (91%) dicono che è importante che il proprio Governo fissi obiettivi per aumentare la quantità di energia rinnovabile utilizzata entro il 2030, con un piccolo aumento di quelli che dicono che è "molto importante" (52%, con un +3% rispetto al 2013).

È interessante verificare le risposte degli Italiani.

Infine, il Comunicato della Commissione sottolinea che l’UE sostiene fermamente il Piano d'azione di Lima-Parigi (iniziativa delle Presidenze francese e peruviana della Conferenza delle parti destinata a catalizzare azioni che coinvolgono più parti interessate). Attorno ai temi del programma d’azione sono stati organizzati molteplici eventi che offrono a soggetti privati, quali imprese, città e organizzazioni, la possibilità di effettuare annunci o illustrare esempi validi in vari ambiti. Tra le tematiche si annoverano, ad esempio, il ruolo delle foreste, dei trasporti, dell’edilizia e delle energie rinnovabili nella lotta contro i cambiamenti climatici. Nel padiglione dell’UE della COP21 saranno organizzati più di 100 eventi paralleli.