UNEP: tagliare di un ulteriore 25% le emissioni previste al 2030

UNEP: tagliare di un ulteriore 25% le emissioni previste al 2030

Il tradizionale Rapporto che viene pubblicato qualche giorno prima della Conferenza sul Clima delle Nazioni Unite sul divario tra gli impegni di riduzione delle emissioni sottoscritti dai Paesi per contenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei +2 °C e quanto sarebbe necessario, conferma che con gli attuali INDCs alla fine del secolo ci sarebbe un aumento tra 2,9 °C e 3,4 °C.
In contemporanea pubblicato anche il 2° Rapporto della coalizione "1 Gigaton" sul contributo dei programmi internazionali per l'implementazione delle energie rinnovabili e dell'efficienza energetica nei Paesi in via di sviluppo.

Alla vigilia dell'entrata in vigore dell'Accordo di Parigi sui Cambiamenti Climatici, il Programma Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP) ha diffuso l'Emissions Gap Report 2016 che conferma il divario tra gli impegni assunti e sottoscritti dai Governi (INDCs) e le riduzioni delle emissioni effettive richieste per mantenere ben al di sotto dei +2 °C l'aumento della temperatura media globale alla fine del secolo, secondo l'obiettivo già prefissato alla Conferenza sul Clima di Cancún (2010).

È dal 2010 che l'UNEP monitora, come richiesto dalle Parti della Convenzione ONU sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), gli impegni politici assunti dai Paesi, analizzando come questi si tradurranno in termini di riduzione delle emissioni al 2030, in riferimento alla traiettoria prevista per raggiungere l'obiettivo concordato.

In questa VII edizione, il Report sottolinea, come già nelle precedenti, che il livello degli impegni quali consegnati alla Segreteria dell'UNFCCC al 1° ottobre 2016, non saranno in grado di limitare entro il 2030 le emissioni a 42Gt di CO2 eq. (tetto fissato dagli scienziati per avere la probabilità di mantenere il global warming entro i + 2 °C), bensì si arriverà a 54-56Gt. Questo significa, secondo l'UNEP, che se non si aumenterà il livello degli impegni, la temperatura alla fine del secolo salirà dai 2,9 °C ai 3,4 °C, ben oltre i + 2 °C, per non parlare dell'eventualità di "proseguire nei sforzi verso l'obiettivo di +1,5 °C", secondo il testo approvato a Parigi.
"Ci stiamo muovendo nella giusta direzione: l'Accordo di Parigi per ridurre il riscaldamento globale e il recente Emendamento di Kigali alla Convenzione di Montreal per la riduzione degli HFC - ha dichiarato il Direttore esecutivo dell'UNEP, Erik Solheim - Entrambi mostrano un forte impegno, ma non sono ancora adeguati se si vuole avere una possibilità di evitare gravi cambiamenti climatici. Se non cominciamo fin da adesso ad adottare iniziative supplementari, iniziando dall'imminente Conferenza di Marrakesh [ndr: 7-18 novembre 2016], soffriremo per una tragedia umana evitabile. Il numero crescente dei profughi per ragioni climatiche colpiti da fame, povertà, malattie e conflitti diverrà un costante promemoria del nostro fallimento nell'adempiere quanto promesso. La scienza dimostra che abbiamo bisogno di andare più veloci".

In contemporanea con l'Emissions Gap Report 2016, è stato pubblicato anche il 2° Rapporto "Renewable energy and energy efficiency in developing countries: contributions to reducing global emissions" di The 1 Gigaton Coalition, nata a Lima durante la Conferenza UNFCCC (2014) per volontà dell'UNEP e del Governo della Norvegia per sostenere la lotta contro i cambiamenti climatici attraverso la riduzione delle emissioni di gas serra e lo sviluppo dell'efficienza energetica.
La coalizione si è formata alla luce del fatto che molte nazioni, anche quelle in via di sviluppo, hanno già messo in atto o hanno in programma di farlo una vasta gamma di progetti e politiche per promuovere l'efficienza energetica. Tuttavia, la maggior parte di esse non è ancora consapevole dell'importanza della riduzione delle emissioni di gas serra, che secondo la Coalizione potrebbero ammontare a circa un gigatone all'anno entro il 2020.
Secondo il nuovo Rapporto i progetti per le energie rinnovabili e l'efficienza energetica attuati nei Paesi in via di sviluppo nel periodo 2005- 2015 ridurranno al 2020 quasi mezzo gigatone.
"I progetti sostenuti a livello internazionale per le energie rinnovabili e l'efficienza energetica stanno dando un contributo significativo alla riduzione delle emissioni di gas serra a livello globale - ha dichiarato Børge Brende, Ministro degli Esteri della Norvegia - Grazie al lavoro di The 1 Gigaton Coalition siamo in grado di misurare e riferire circa l'impatto di questi progetti per verificare quanta strada dobbiamo ancora percorrere per raggiungere l'obiettivo climatico. Questo dimostra come la coalizione miri a spingere i Paesi di tutto il mondo ad aumentare la propria azione e ambizione sui cambiamenti climatici, agendo sul settore energetico".

L'UNEP sottolinea, inoltre, che le azioni per il clima sono correlate strettamente agli sforzi per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell'Agenda 2030 approvata dall'Assemblea delle Nazioni Unite nel settembre 2015. I primi effetti dei cambiamenti climatici possono compromettere la nostra capacità di conseguirli entro il 2030, e il mancato obiettivo climatico avrà implicazioni ancora più gravi dopo il 2030.
Il successo di una piena attuazione dell'Accordo di Parigi e dell'Agenda per gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dipenderanno dalla capacità dei singoli Governi di sviluppare obiettivi nazionali che soddisfino entrambi, approfittando delle opportunità comuni.

Per citare Sir Nicolas Stern durante la pubblica Conferenza "Growth and Sustainability: 10 years on from the Stern Review", tenuta il 27 ottobre 2016 al Grantham Researche Institute on Climate Change and the Environment presso la London School of Economics and Political Science, in occasione del decimo anniversario della pubblicazione del Rapporto che porta il suo (30 ottobre 2006), commissionato dal Governo inglese e divenuto il punto di riferimento per la politica e gli ambientalisti perché per la prima volta venivano quantificati i costi economici e sociali dei cambiamenti climatici, "C'era la vecchia presunzione che vi fosse contrasto tra crescita economica e responsabilità climatica, ma in realtà trattasi di una corsa su un solo cavallo".

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