Mentre gli esperti del Programma Ambiente dell'ONU sottolineano la necessità di rimuovere i sussidi per i combustibili fossili, inefficienti e dannosi per l’ambiente, reindirizzando gli investimenti pubblici verso le tecnologie pulite e la green economy, dal G7 di Roma si ribadisce l’importanza strategica e di sicurezza energetica che deriva da petrolio e gas, convenzionali e non.

roma pincio striscione greenpeace

Nel corso del Workshop “Reforming Fossil Fuel Subsides for an Inclusive Green Economy”, svoltosi il 28-29 aprile 2014 a Nairobi (Kenya) presso la sede del Programma Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP) e co-organizzato assieme all’International Monetary Fund (IMF) e a Global Subsides Initiative - IISD, e con i il sostegno finanziario della Commissione UE e dell’Impresa tedesca per la cooperazione internazionale (GIZ), il cui scopo è stato di fornire una migliore comprensione delle politiche che sostengono la produzione e l'uso di combustibili fossili, delle esperienze dei Paesi che condividono la necessità di riformare i sussidi e di individuare le ulteriori lacune di conoscenza in termini di dati, metodologie e orientamenti politici.

Secondo gli 80 esperti e rappresentanti politici di 40 Paesi, in prevalenza africani, la rimozione dei sussidi inefficienti e dannosi per l'ambiente è una delle strade più promettenti per promuovere investimenti per la transizione alla green economy. In particolare, la rimozione delle sovvenzioni dirette e l’introduzione di tasse per i danni ambientali causati dai combustibili fossili, potrebbero offrire introiti significativi per il risanamento finanziario, riducendo altre imposte onerose e offrendo la possibilità di spese produttive. Allo stesso tempo, queste riforme scoraggerebbero un eccessivo consumo di energia e mobiliterebbero investimenti nelle energie pulite.

I sussidi ai produttori spesso supportano le inefficienti aziende energetiche statali e comprimono gli incentivi per una maggiore efficienza e innovazione, mentre il sostegno ai consumatori sovente incoraggia un consumo eccessivo, che ha impatti a catena per l'inquinamento, la salute umana e le emissioni di gas a effetto serra. Il Gruppo di esperti dell’IPCC ha recentemente ribadito che le emissioni di CO2 prodotte dai combustibili fossili e da relativi processi industriali sono responsabili di circa il 78% delle emissioni immesse in atmosfera tra il 1970 e il 2010.
IEA global fuel subsides 2012
A livello globale, i sussidi annuali ai combustibili fossili sono stimati nell'ordine di 544 miliardi di dollari, qualora si  prendessero in considerazione i mancati introiti per l'inquinamento, i cambiamenti climatici e altre esternalità, il Fondo Monetario Internazionale ha stimato che si arriverebbe a circa 2.000 miliardi dollari, pari al 2,9% del PIL mondiale o all’8,5% delle entrate pubbliche. Inoltre, il Fondo ha calcolato che la rimozione di tali sussidi potrebbe determinare un calo del 13% delle emissioni di CO2. Di contro, secondo l'Agenzia Internazionale per l'Energia (AIE), le sovvenzioni globali al settore delle energie rinnovabili sono stati 101 miliardi dollari nel 2012.

Le politiche fiscali sono particolarmente importanti per una transizione verso la green economy, anche se il fatto di essere in una condizione globale fiscalmente vincolata potrebbe far apparire le riforme delle politiche una sfida perdente - ha affermato il Vice segretario generale delle Nazioni Unite e Direttore esecutivo UNEP, Achim Steiner - Tuttavia, è importante notare che i sussidi ai combustibili fossili sottraggono ai Paesi fondi preziosi. Per esempio, distolgono risorse pubbliche dalla spesa a favore dei poveri in Africa, dove i Governi spendono per le sovvenzioni ai combustibili fossili una cifra stimata al 3% del PIL, pari alla spesa complessiva per la sanità”.

Diversi Paesi, tra cui Ghana, Namibia, Filippine e Turchia, hanno tutti dimostrato che è possibile riformare prezzi e sussidi energetici. Gli esperti chiedono ai Governi di utilizzare le politiche governative per incentivare gli investimenti privati nei settori “verdi”, reindirizzando gli investimenti pubblici verso le tecnologie pulite e assicurando che la spesa pubblica si rivolga in modo diretto verso ricerca e sviluppo. Ad esempio, gli incentivi fiscali potrebbero essere indirizzati in tecnologie pulite più efficienti, mentre i fondi governativi potrebbero ridurre il profilo di rischio delle nuove tecnologie ad alta intensità di capitale.
IMF fuel subsidies developed economies
Inoltre, gli esperti riconoscono che, in alcuni casi, l’eliminazione di queste sovvenzioni potrebbe indebolire la competitività delle industrie nazionali, per cui devono essere introdotte misure di protezione sociale per garantire che i gruppi vulnerabili non siano trascurati e ricevano assistenza durante il periodo di transizione.

Non sembrano essere nella traiettoria indicata dall’UNEP, i Paesi del G7 riuniti a Roma (5-6 maggio 2014) sotto la Presidenza del Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi per discutere come ridurre la dipendenza dal gas russo e aumentare la sicurezza energetica dei Paesi europei che un aggravamento della crisi in Ucraina potrebbe mettere in serio pericolo. Dalla Dichiarazione congiunta finale rilasciata al termine, emerge in particolare per il tono “beffardo” il punto 10: “Coerentemente con i nostri obiettivi di lungo periodo in materia di cambiamento climatico coglieremo le opportunità per rafforzare la sicurezza energetica e la crescita economica attraverso uno sviluppo sicuro e sostenibile delle risorse di petrolio e gas naturale da fonti convenzionali e non convenzionali, riconoscendo che la scelta delle fonti da sviluppare resta in capo ai singoli paesi”.