Nasce la collaborazione tra UNEP e INTERPOL per combattere la criminalità ambientale. Dal meeting di novembre a Nairobi un nuovo impegno per valutare l'impatto globale su sicurezza e sviluppo dei commerci illegali e del traffico illecito di fauna selvatica e legname, del contrabbando delle sostanze lesive dell'ozono, dei rifiuti pericolosi e della pesca illegale.

unep interpol

La criminalità ambientale rappresenta oggi un problema molto grave, i cui effetti trascendono i confini nazionali. Il commercio illegale di fauna selvatica e di legname, il contrabbando di sostanze lesive dell'ozono, il traffico illecito di rifiuti pericolosi e la pesca illegale coinvolgono tutti i settori della società civile e spesso sono collegati allo sfruttamento delle comunità svantaggiate, alla violazione dei diritti umani, alla violenza, ai conflitti, al riciclaggio di denaro, alla corruzione e alle principali organizzazioni criminali internazionali.
Il commercio illegale di fauna selvatica e di legname coinvolge un giro d’affari di circa 15-20 miliardi di dollari annuali ed è riconosciuto come il quarto più grande traffico illegale dietro a quello della droga, della tratta di esseri umani e delle armi. Alcuni studi hanno dimostrato che esso contribuisce a finanziare terrorismo e criminalità organizzata in tutto il mondo tanto che i percorsi utilizzati per il bracconaggio attraverso i continenti sono spesso impiegati per il contrabbando di armi, droga e persone.
Ma non esiste solo il commercio illegale di legname e fauna selvatica. L’UNEP stima che circa 14.000 tonnellate di clorofluorocarburi, del valore di 60 milioni di dollari, sono stati contrabbandati nei paesi in via di sviluppo ogni anno fino al 2006. Così come risulta in forte crescita il flusso dei rifiuti elettrici ed elettronici (e-waste): fino a 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici vengono prodotte ogni anno e di queste solo il 10% è correttamente riciclato. Le spedizioni di rifiuti in tutto il mondo spesso contravvengono le regole stabilite dall’UNEP con la Convenzione di Basilea sul controllo e lo smaltimento transfrontaliero dei rifiuti pericolosi.
Per non parlare della pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, che raggiunge 26 milioni di tonnellate all'anno, pari al 15% delle catture mondiali.

Proprio per affrontare queste gravi problematiche, l’UNEP ha organizzato a Nairobi dal 7 all’8 novembre scorsi il primo meeting dell’Executive Level Environmental Compliance and Enforcement Committee (ECEC), il nuovo comitato nato in collaborazione con l’INTERPOL, l’organizzazione internazionale della Polizia Criminale, che mette in campo le strategie più innovative di sviluppo e di attuazione per combattere il crimine ambientale, cooperando con i governi, le organizzazioni internazionali e le comunità locali.
Il sotto-segretario generale delle Nazioni Unite e direttore esecutivo dell'UNEP, Achim Steiner, ha dichiarato “Il furto delle risorse naturali da parte di pochi a spese di molti sta trasformandosi in una nuova sfida all’eliminazione della povertà, dello sviluppo sostenibile e della transizione verso una Green Economy inclusiva. Oggi le Nazioni Unite grazie alla collaborazione con l’INTERPOL sono in prima linea per rispondere a questa sfida con una serie di operazioni concrete contro la criminalità ambientale che la stessa organizzazione internazionale già da alcuni anni ha messo in campo per rinforzare l'evoluzione dello stato di diritto in merito ad ambiente e sostenibilità”.
Che si tratti di bracconaggio di elefanti e rinoceronti in Africa, commercio illegale di legno o pesca, scarico di sostanze pericolose, dobbiamo migliorare la raccolta delle informazioni, concentrare il lavoro della polizia, rafforzare le capacità doganali e impegnare la magistratura su ogni fronte: solo così potremmo raggiungere la nostra ambizione condivisa di un mondo con meno tasso di criminalità e più giusto” ha concluso Steiner.

Elefanti nella polvere
Il meeting dei giorni scorsi si è tenuto in un momento di crescente preoccupazione relativa alla ripresa del bracconaggio delle popolazioni di elefanti in Africa che continuano ad essere fortemente minacciate a causa del commercio illegale di avorio. Si è duplicato, infatti, il numero di elefanti uccisi e triplicata la quantità di avorio sequestrata negli ultimi dieci anni.
Secondo un recente rapporto UNEP, il monitoraggio sistematico su larga scala del traffico di avorio destinato al commercio in Asia è indicativo del coinvolgimento delle reti criminali, sempre più attive e radicate tra l'Africa e le aree orientali.
Si stima che circa 17.000 elefanti africani siano stati illegalmente uccisi nel 2011 presso i siti monitorati dall’UNEP, circa il 40% della popolazione totale di elefanti in Africa.
Il sequestro di avorio (con partite di oltre 800 kg) destinato all’Asia è più che raddoppiato dal 2009 e ha raggiunto un massimo storico nel 2011.
Grandi trasferimenti di avorio con centinaia di zanne di elefanti per una sola spedizione sono rivelatori della crescente attività delle reti criminali organizzate in Africa che operano con relativa impunità in quanto non vi è quasi alcuna prova di arresti, azioni penali o condanne.
Peraltro la prevalenza di mercati locali non regolamentati in molte città africane, insieme all’aumento di cittadini asiatici residenti in Africa, facilita il commercio illegale di avorio fuori dai confini della regione.
Il bracconaggio si sta diffondendo soprattutto come conseguenza di un governo debole e della continua richiesta di avorio in particolare da parte della Cina, che rappresenta il più grande mercato di destinazione del mondo.
Gli alti livelli di bracconaggio sono, in alcuni casi, facilitati anche dai conflitti che, attraverso la conseguente abbondanza di armi leggere, offrono le condizioni ottimali per lo sterminio degli elefanti.
All'inizio di quest'anno, un’operazione condotta dall’INTERPOL contro le organizzazioni criminali legate al traffico di avorio in Africa occidentale e centrale ha determinato circa 66 arresti e il sequestro di quasi 4.000 prodotti in avorio e 50 zanne di elefante, oltre ad armi militari e contanti.
Gli interventi in cinque paesi - Repubblica Centrafricana, Costa d'Avorio, Congo, Guinea e Liberia - hanno portato al sequestro di 148 parti di animali e 222 animali vivi, tra cui coccodrilli e pappagalli, che sono stati rilasciati di nuovo in libertà.

unep interpol 1

Disboscamento illegale e Project Leaf

Nei paesi tropicali del bacino amazzonico, dell’Africa Centrale e del Sud-Est asiatico è in atto da parte della criminalità organizzata la deforestazione illegale di quasi il 90% del territorio a disposizione, con gravissime conseguenze a livello di cambiamenti climatici e conservazione della fauna selvatica.
A livello globale, il disboscamento illegale coinvolge un giro di affari tra i 30 e i 100 miliardi di dollari annuali ed un 30% del commercio mondiale complessivo, secondo una relazione redatta da UNEP in collaborazione con INTERPOL dal titolo Green Carbon Black Trade.
La natura transnazionale del disboscamento illegale mette in difficoltà le forze dell'ordine e le autorità di regolamentazione, spesso limitate nella capacità di lavorare al di fuori della giurisdizione nazionale.
La prima operazione internazionale dell’INTERPOL rivolta ai crimini forestali, nel febbraio 2013, ha determinato quasi 200 arresti e il sequestro di milioni di dollari di legname in tutta l'America Latina.
L'operazione, effettuata con il nome di Project Leaf, in collaborazione con l’UNEP, è stata condotta in 12 paesi del Centro e Sud America e ha riunito le forze dell'ordine per combattere la criminalità forestale in Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Ecuador, Guatemala, Honduras, Paraguay, Perù e Venezuela.
I sequestri di legno e dei relativi prodotti durante l'operazione ammontavano a più di 50.000 m3 di legname, pari a circa 2.000 camion carichi. Il valore totale del legname sequestrato è stato stimato in circa 8 milioni di dollari.

Il business della pesca illegale
La “pesca pirata” coinvolge il 20% delle catture a livello mondiale e ben il 50% di alcuni tipi di pesca, secondo le stime del WWF, pari ad un valore tra i 10 e i 23.5 miliardi di dollari annuali.
La FAO riferisce che il 52% degli stock ittici marini mondiali sono sfruttati, il 16% eccessivamente sfruttati e il 7% esauriti.
L’iniziativa dell’INTERPOL, denominata Project Scale e lanciata nel febbraio 2013 per combattere la pesca illegale, si propone di valutare i reali bisogni dei paesi più vulnerabili per combattere efficacemente i reati nel settore della pesca, interrompere le rotte del traffico e garantire l'applicazione della legislazione nazionale. Il progetto è in atto in questo momento nella regione costiera dell'Africa occidentale.

Il commercio illegale di rifiuti elettronici
Il commercio illegale di rifiuti elettrici ed elettronici è in forte crescita nel mondo, come conseguenza del rapido turnover dei dispositivi elettronici, in particolare nei paesi sviluppati.
L’E-waste viene spesso deviato verso il mercato nero per evitare i costi connessi al legittimo riciclaggio.
La prima operazione dell’INTERPOL contro il commercio illegale di rifiuti elettronici nel 2012 ha visto il sequestro di oltre 240 tonnellate di apparecchiature elettroniche e prodotti elettrici e l'avvio di indagini contro 40 aziende coinvolte.
L'operazione ha individuato e interrotto la raccolta illegale, il riciclaggio, l'esportazione, l'importazione e il trasporto di prodotti elettronici di scarto come computer, televisori e altri dispositivi elettronici prima che venissero depositati in discarica, causando in questo modo gravi danni ambientali.
I controlli sono stati condotti presso i maggiori porti in Belgio, Germania, Paesi Bassi e Regno Unito, dato che l’Europa è considerata una regione altamente produttrice di rifiuti elettronici, e in Ghana, Guinea e Nigeria, a loro volta considerate regioni-destinazione per questo tipo di rifiuti.

La necessità di un'azione rinforzata
La criminalità ambientale rappresenta oggi una delle forme più redditizie di criminalità organizzata.
Per questo l’INTERPOL incoraggia i paesi a costituire le National Environmental Security Task Forces (NESTs), agenzie di controllo che mirano a creare piattaforme comuni per assicurare conformità e applicazione delle procedure e delle modalità operative sul territorio, così da migliorare gli sforzi per garantire la sicurezza ambientale sia a livello nazionale che internazionale.
Inoltre, è nato anche l’International Consortium on Combating Wildlife Crime (ICCWC), frutto della collaborazione di cinque organizzazioni intergovernative - segretariato CITES (Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione), INTERPOL, Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC), Banca mondiale e Organizzazione mondiale delle dogane (OMD) - per portare sostegno coordinato contro la criminalità ambientale alle forze dell'ordine nazionali e alle reti sub-regionali e regionali che quotidianamente agiscono in difesa delle risorse naturali.
Al Congresso Mondiale sulla Giustizia organizzato l'anno scorso da UNEP (Governance and Law for Environmental Sustainability), i massimi rappresentanti della giustizia hanno adottato una dichiarazione che riconosce l'importanza di “adesione allo stato di diritto” per lo sviluppo sostenibile. La dichiarazione è stata firmata da tutti i presenti ed è stata ribadita in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite Rio +20 sullo sviluppo sostenibile, in cui è stata confermata “l’azione rinforzata” per combattere il traffico illecito di fauna selvatica e il commercio ambientale in generale.