Il nuovo Rapporto “Emissions Gap 2014” che monitora annualmente il “divario” che deve essere colmato tra gli impegni finora assunti dai Paesi dell’UNFCCC e quanto sarebbe necessario per mantenere la temperatura globale a +2 °C entro la fine del secolo, indica che siamo ancora lontani dall’obiettivo.
Viene sottolineato, inoltre, il potenziale di riduzione delle emissioni e di conseguimento degli obiettivi-chiave di sviluppo sostenibile, che deriverebbe dal miglioramento dell’efficienza energetica.

emissions gap report 2014

In vista della prossima Conferenza delle Parti della Convenzione ONU sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC-COP20) che avrà luogo la settimana prossima a Lima (1-12 dicembre 2014), l’UNEP (Agenzia Ambiente delle Nazioni Unite) ha pubblicato “Emissions Gap Report 2014”, giunto alla V edizione, che ha lo scopo di monitorare se gli impegni assunti dai Paesi alla Conferenza di Copenhagen (2009) di mantenere entro i +2 °C il riscaldamento globale entro la fine del secolo, sono nella giusta traiettoria per cogliere il bersaglio.

Ebbene, secondo quanto emerge dal Rapporto stilato da 38 eminenti scienziati provenienti da 22 Gruppi di ricerca in 14 Paesi, il “budget” disponibile per rimanere nei limiti del +2 °C, pari a circa 2.900 miliardi di tonnellate di CO2 eq, è stato abbondantemente consumato e per mantenere intatta la possibilità di rimanere entro l’obiettivo che potrebbe evitare disastrose conseguenze agli ecosistemi terrestri e ai suoi abitanti, compreso l’uomo, le emissioni globali devono:
- raggiungere il picco intorno al 2020, per poi discendere fino ad almeno il 15% al 2030 rispetto al 2010;
- diminuire ulteriormente di almeno il 50% al 2050;
- arrivare alla neutralità (net-zero) tra il 2055 e il 2070, compensando l’eventuale gap rimanente con la riforestazione e altri strumenti; tra il 2080 e il 2100, se la “neutralità climatica” tiene conto anche di altri potenti gas serra quali metano, protossido di azoto e idrofluorocarburi (HFC).

emissions gap 2030

Attualmente, secondo il Rapporto, il mondo è ben lontano dal traguardo, con le emissioni globali che rispetto al 1990 sono cresciute di oltre il 45% attestandosi a circa 54 Gt CO2e nel 2012. Con gli impegni assunti, il divario tra quanto è necessario e quel che comporta la riduzione con gli impegni presi, rimane pur sempre di 10 Gt entro la fine del decennio e di 17 Gt entro il 2030, circa un terzo delle attuali emissioni.
Ma “in uno scenario business as usual, in cui non si facesse nulla per intraprendere ed attuare politiche adeguate di contrasto ai cambiamenti climatici, le emissioni di gas serra potrebbero salire fino a 87 Gt di CO2 entro il 2050, ben oltre i limiti di sicurezza - ha ammonito Achim Steiner, Sottosegretario delle Nazioni Unite e Direttore esecutivo dell’UNEP - Ritardare le azioni fino al 2030 potrebbe ridurre la probabilità di raggiungere l'obiettivo del 50% ed anche meno, per effetto dell’accumulo di gas ad effetto serra di lunga durata in atmosfera”.
Questo quinto Emissions Gap Report - ha aggiunto Steiner - sottolinea che la neutralità carbonica - e, come alcuni dicono con altro termine net-zero o neutralità climatica - sarà raggiunta nella misura in cui le emissioni cumulative siano riassorbite in modo sicuro dalle infrastrutture naturali della Terra, come le foreste e i suoli”.

Il Rapporto UNEP quest’anno si sofferma anche sui risultati che si possono conseguire in termini di sviluppo sostenibile, connessi alle azioni di contrasto ai cambiamenti climatici.
Si sottolinea, soprattutto, che il miglioramento dell’efficienza energetica potrebbe tagliare le emissioni di gas serra da 3 a 7 miliardi di tonnellate di CO2 eq l'anno, con conseguente riduzione di 100.000 morti premature ogni anno entro il 2030 negli Stati Uniti, nell'Unione europea, in India, Brasile, Cina e Messico
Altri risultati chiave conseguibili con l’efficienza energetica si avrebbero in termini di:
- maggiore accesso all'energia delle famiglie povere e della classe media, per la riduzione dei costi energetici;
- maggiori posti di lavoro, con stime di opportunità derivanti da relativi progetti, con stime che arrivano fino a 7 milioni di nuovi occupati;
- aumento della produttività industriale, perché il minor consumo di energia per unità di prodotto, allunga la durata di vita delle apparecchiature, riduce i costi di smaltimento dei rifiuti e quelli per la manutenzione.

Per massimizzare i benefici e garantire un mondo più sicuro - ha dichiarato Christiana Figueres, Segretaria esecutiva dell’UNFCCC, commentando il Rapporto - possiamo e dobbiamo utilizzare la potente combinazione di sforzi a breve e medio termine per ridurre le emissioni e aumentare la resilienza, insieme con una chiara visione del nostro approdo collettivo a lungo termine”.