UNDP: un “lavoro” dignitoso per lo sviluppo umano

UNDP: un  “lavoro” dignitoso per lo sviluppo umano

Il Rapporto 2015 dello Sviluppo Umano del Programma Ambiente delle Nazioni Unite propone una road map per conseguire l’obiettivo di promuovere la piena occupazione e il “lavoro” dignitoso per tutti, uno degli OSS al 2030 adottati dall’ONU.
Fin dal 1993 l’UNDP ha introdotto lo Human Development Index (HDI) per lo stato di benessere nei Paesi ONU per superare i limiti del PIL che, come indicato dall’ILO nelle prospettive occupazionali per il 2016 e 2017 ci saranno 2,3 milioni e 1,1 milioni di disoccupati in più, nonostante il PIL è previsto in crescita.

human development report 2015

Dal punto di vista dello sviluppo umano, il lavoro, piuttosto che i posti di lavoro o le occupazioni, è la questione rilevante - ha affermato Selim Jahan, Direttore di Human Development Report Office - Un posto di lavoro è un concetto restrittivo con una serie di pre-determinati compiti o attività assegnati con scadenze, in un quadro di input-output, con il lavoro come entrata e un bene o servizio come uscita. Tuttavia, i posti di lavoro non comprendono il ‘lavoro creativo’ (ad esempio, il lavoro di uno scrittore o un pittore), che va oltre i compiti definiti; essi non rappresentano il ‘lavoro di assistenza’ non retribuito; essi non si concentrano sul volontariato. Il lavoro è, quindi, è un concetto più ampio, che comprende i ‘lavori’, ma va oltre: è essenziale per rendere la vita produttiva, utile e significativa. Esso consente alle persone di guadagnarsi da vivere, dà loro un mezzo per partecipare alla società, fornisce loro la sicurezza e dà loro un senso di dignità. Il lavoro è quindi di per sé e, intrinsecamente, legato allo sviluppo umano, anche se si deve riconoscere che non vi è alcun collegamento automatico tra il lavoro e lo sviluppo umano. Il progresso umano accelererà quando tutti coloro che desiderano lavorare avranno l’opportunità di farlo in condizioni decenti”.

Così ha concluso il suo intervento, Jahan nel corso della presentazione di “Human Development Report 2015” l’annuale Rapporto del Programma Sviluppo delle Nazioni Unite, di cui è stato il principale autore.

Il Rapporto 2015 ha per titolo “Lavoro per lo Sviluppo Umano”, proprio per enfatizzare il ruolo chiave che il lavoro può giocare nel raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS), approvati dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nello scorso settembre, tra cui: 8. Promuovere la crescita economica sostenuta, inclusiva e sostenibile, la piena occupazione e il lavoro dignitoso per tutti.

Nel Rapporto si afferma che il tipo di lavoro che molti di noi svolgono dovrà necessariamente cambiare se i nostri sistemi economici e la società sapranno realizzare un reale progresso verso un futuro a basse emissioni e climaticamente resiliente. Con la crescita “verde”, saranno creati nuovi lavori, la natura di altri verrà trasformata e altri ancora scompariranno. Questi cambiamenti idealmente dovrebbero essere supportati da sistemi e reti di protezione sociale. Proprio gli OSS favoriranno nuove opportunità di lavoro, stimando, per esempio che circa 45 milioni di lavoratori addizionali del settore “Salute” dovranno operare entro il 2030, se si vuole adempiere a quanto stabilito.

Il bisogno di opportunità di lavoro più inclusivo e sostenibile è stato sottolineato anche dall’Amministratore dell’UNDP, Helen Clark: “Il lavoro dignitoso arricchisce non solo l’economia, ma anche la vita delle persone. È necessario che tutti i Paesi rispondano alle sfide poste dal nuovo mondo del lavoro e ne colgano le opportunità per migliorare la vita delle persone e i loro mezzi di sussistenza”.

Grazie all’aumento dell’istruzione, a migliori condizioni di salute e alla riduzione della povertà estrema, negli ultimi 25 anni 2 miliardi di persone sono uscite dal livello più basso dello sviluppo umano, tuttavia, si sottolinea nel Rapporto, al fine di stabilizzare questi traguardi e promuovere il progresso, è necessario porre maggior attenzione al lavoro dignitoso.

Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) delle Nazioni Unite, il 61% delle persone occupate a livello globale lavora senza contratto, e solo il 27% della popolazione mondiale gode di protezione sociale completa. Né le prospettive per i prossimi anni saranno migliori, stante l’ultimo Rapporto dell’Agenzia sulle prospettive occupazionali (World employment and social outlook), presentato proprio nei giorni scorsi, secondo cui sia nel 2016 che nel 2017 ci saranno, rispettivamente, 2,3 milioni e 1,1 milioni di disoccupati in più, nonostante il PIL in crescita.

Il rallentamento significativo delle economie emergenti, insieme alla forte diminuzione del prezzo delle materie prime, sta avendo effetti drammatici sul mondo del lavoro - ha sottolineato Guy Ryder, Direttore generale dell’ILO - Un grande numero di lavoratrici e di lavoratori si trovano a dover accettare  lavori a bassa retribuzione, non solo nelle economie emergenti e in via di sviluppo, ma sempre più frequentemente anche nei paesi industrializzati. Nonostante sia diminuito il numero dei disoccupati in alcuni paesi dell’Unione Europea negli Stati Uniti, sono sempre troppo numerose le persone ancora senza lavoro. Dobbiamo prendere provvedimenti urgenti per rilanciare le opportunità di lavoro dignitoso. Altrimenti rischiamo che s’intensifichino le tensioni sociali”.

Proprio per superare i limiti dell’indicatore di sviluppo macroeconomico (PIL) fin dal 1993 lo Human Development Report per valutare lo stato di benessere nei Paesi membri dell’ONU ha introdotto  l’Indice di Sviluppo Umano (HDI) che tiene conto oltre che del PIL della salute, dell’istruzione, dell’uguaglianza di genere, dei diritti civili e della sicurezza, con una scala in millesimi decrescenti (da 1 a 0) e si suddivide in quattro gruppi di Paesi.

mappa indice sviluppo umano 2015


Mentre la risposta politica al nuovo mondo del lavoro varierà da Paese a Paese, conclude l’UNDP, a livello globale sono necessarie strategie per creare nuove opportunità di lavoro e assicurare il benessere dei lavoratori.

Il Rapporto, quindi, propone un piano di azione che punta a 3 obiettivi:
- un Nuovo Contratto Sociale tra governo, società e settore privato, per assicurare che tutti i membri della società, in particolare coloro i quali lavorano fuori dal settore formale, vedano riconosciuti i propri bisogni nella formulazione delle politiche;
- un Accordo Globale tra i governi per garantire diritti dei lavoratori e benefici a livello mondiale;
- un Programma per il Lavoro Dignitoso, per tutti i lavoratori, che promuova libertà di associazione, uguaglianza, sicurezza e dignità nella vita lavorativa.

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