Avvenne 50 anni fa il disastro della frana e dell’inondazione del Vajont che provocò 1910 vittime, devastando un ambiente di incomparabile bellezza, che costituisce tuttora un monito per calcolare i rischi connessi alle attività antropiche.

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Si corre oggi l’11a tappa del Giro d’Italia, la Tarvisio-Vajont di 184 km. Si tratta di un evento che, travalicando gli aspetti sportivi, si prefigge di commemorare le vittime di quell’immane disastro ambientale avvenuto 50 anni fa, quando una frana staccatasi dal Monte Toc si riversò nel bacino idroelettrico della diga costruita lungo il torrente Vajont, creando un’onda che investì con forza i comuni di Erto e Casso e quelli del fondovalle, soprattutto Longarone, diventato tristemente famoso per aver dovuto contare 1.450 vittime, su un totale di 1.910 morti, e da cui partirà domani la 12a tappa.

Il disastro ebbe strascichi giudiziari, conclusisi solo nel 1997 in sede civile, mentre in sede penale si erano definiti nel 1971, la sentenza della Corte di Cassazione che accoglieva sul piano dei principi, l’accusa, dichiarando la prevedibilità dell’evento, per cui frana e inondazione costituivano un disastro colposo.

Tant’è che nell’Anno Internazionale del Pianeta Terra, proclamato dalle Nazioni Unite nel 2008, l’UNESCO ha inserito la tragedia del Vajont al 1° tra i “5 Cautionary Tales” stilati con lo scopo di ricordare i possibili effetti dell’azione umana sul territorio.

Numerosi sono stati nel corso degli anni i libri dedicati all’evento e numerosi gli studi scientifici prodotti. Seppur variamente interpretate, le cause preparatorie o predisponenti per il disastro del Vajont possono essere così sintetizzate:

- la costituzione geologica del Monte Toc e l’inclinazione del lato nord, coinvolto dalla frana;

- il disboscamento;

- un progressivo decadimento delle caratteristiche meccaniche della base delle rocce interessate al movimento;

- gli sbancamenti e le incisioni provocate dalla costruzione delle strade e dei canali nell’area;

- la presenza del lago artificiale e in particolare la riduzione della spinta dell'acqua in coincidenza degli svasi;

- le piogge abbondanti, che non fecero che peggiorare i problemi di stabilità del versante, a parità di livello del lago.

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(La diga del Vajont vista da Longarone)

Molti ricorderanno la ricostruzione fatta dall’attore Marco Paolini nel famoso monologo teatrale “Vajont un’orazione civile”, trasmesso anche da RAI 2, e che verrà riproposto in occasione del 50° anniversario.

Quella tragedia ha dato un impulso ai moderni studi di geologia applicata, così che in occasione dell’odierna tappa, il Consiglio Nazionale dei Geologi, presente al Giro d’Italia per valorizzare il patrimonio naturalistico del nostro Paese, per bocca del suo Presidente Gian Vito Graziano ha fatto sapere che la tappa odierna è anche “l’occasione per ricordare a 50 anni di distanza una tragedia, quella del Vajont, di così grandi proporzioni e così lacerante per la storia di quel territorio e per la vita di quelli che sopravvissero. Per tutto questo l’impegno del Consiglio Nazionale dei Geologi ad essere presente, ma anche per portare idealmente a quelle comunità l'affetto della comunità geologica italiana, che gli è debitrice”.