Una ripresa senza lavoro?

Una ripresa senza lavoro?

L’allarme è dell’ILO che nel suo Rapporto sull’andamento  dell’occupazione sottolinea come a livello globale sono sempre di meno i lavoratori che usciranno dalla condizione di povertà. Le politiche di austerità dell’UE vengono additate come le maggiori responsabili dell’aumento della disoccupazione, con un tasso di crescita per l’Italia fino al 12,7% al 2016.

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L’International Labour Organization (ILO), l’Agenzia specializzata delle Nazioni Unite che si occupa di giustizia sociale e diritti umani riconosciuti, con particolare riferimento al mondo del lavoro in tutti i suoi aspetti, ha diffuso il Rapporto “Global Employment Trend 2014” che nel sottotitolo pone la provocatoria, quanto allarmante domanda: “Risk of a jobless recovery?”.

Quella rappresentata è una situazione frammentata e caratterizzata da elevata fragilità, da cui emerge, comunque, un ulteriore peggioramento del mercato del lavoro mondiale, nonostante segni di debole ripresa economica.

l numero dei disoccupati a livello globale è salito di 5 milioni nel 2013, raggiungendo quota 202 milioni, che equivale ad un tasso di disoccupazione mondiale del 6%, ed entro il 2018 ci si aspetta un aumento di oltre 13 milioni di persone in cerca di lavoro.
Particolarmente preoccupante è poi il dato sulla disoccupazione giovanile con circa 74,5 milioni di persone tra i 15 e i 24 anni, disoccupate al 2013, equivalente ad un tasso di disoccupazione giovanile del 13,1%, ovvero più del doppio del tasso di disoccupazione generale a livello globale. 

Di fronte a queste cifre, non meraviglia che i dati sulla povertà hanno continuato ad essere allarmanti, con circa 839 milioni di individui che nel 2013 vivevano con meno di 2 dollari al giorno, tra cui erano 375 milioni i lavoratori che vivevano con le loro famiglie con meno di 1,25 dollari al giorno (soglia di povertà assoluta).
Nei Paesi in via di sviluppo, il lavoro informale resta diffuso e il percorso verso un miglioramento della qualità dell’occupazione sta rallentando. Ciò significa che meno lavoratori riusciranno ad uscire dalla condizione di povertà da lavoro. 

A livello regionale, il Rapporto dell’ILO segnala che nell’Unione europea, pur essendosi registrati segnali di ripresa, i miglioramenti di produttività e competitività non sono stati ancora abbastanza forti da invertire la tendenza dell’esteso e crescente divario occupazionale. In altre parole, le condizioni del mercato del lavoro non hanno visto segnali di miglioramento nel corso del 2013, tant’è che il tasso di disoccupazione ha continuato a crescere nel 2013 raggiungendo l’8% (45,2 milioni di persone).

I trends dell’ILO prevedono che solo dal 2018 ci sarà una graduale diminuzione della disoccupazione al di sotto del 8%, mentre nel frattempo la sua durata si è allungata in maniera considerevole, con la necessità di un tempo raddoppiato per trovare una nuova occupazione, rispetto ai livelli pre-crisi, in Grecia e Spagna.
Inoltre, sono sempre di più i potenziali lavoratori scoraggiati che rimangono fuori dal mercato del lavoro determinando una perdita di competenze così come un aumento della disoccupazione di lunga durata - si legge nel Rapporto - Nei Paesi in crisi nella periferia dell’Eurozona, le misure di consolidamento fiscale hanno avuto effetti negativi diretti sui consumi privati e, di conseguenza, la crescita è calata più del debito in relazione al PIL”.

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Per quanto attiene all’Italia, secondo l’ILO il tasso di disoccupazione stimato era nel 2013 al 12,2%, il doppio di quello del 2007, e continuerà a crescere fino al 12,7% nel 2015-2016. Una crescita senza occupazione evidenzia pertanto la necessità di adottare strategie efficaci che migliorino l’occupabilità degli italiani, soprattutto nella fascia d’età 25-34 anni ovvero quelli che hanno subito l’effetto della crisi ancor più dei giovani sotto i 25 anni.

Chiaramente questa concentrazione di perdite di posti di lavoro tra i lavoratori più giovani mina le speranze di una ripresa più rapida, a meno che le autorità non assumano iniziative decisive per espandere i loro sforzi anche per l'inclusione dei giovani adulti”.

Promuovere un’occupazione sostenibile e di qualità, l’inclusione sociale, sostenere la mobilità dei lavoratori e combattere la povertà, appaiono, quindi, priorità da affrontare, anche sfruttando le opportunità derivanti dal nuovo ciclo di programmazione dei Fondi Strutturali 2014-2020.

Tra le economie sviluppate solo gli Stati Uniti assisteranno nel medio termine a un “sostanziale calo del tasso di disoccupazione”, tasso che non tornerà però nemmeno in questo caso a livelli pre-crisi.
Nell’ Europa centrale e sud-orientale (Paesi non UE) e nei paesi della Comunità di Stati Indipendenti, la diminuzione della disoccupazione (il suo picco massimo si è registrato nel 2009) ha invertito il suo andamento nel corso del 2013. In America Latina e Caraibi, la crescita dell’occupazione continua ad essere più rapida dell’aumento della forza lavoro. Nel Sud-est asiatico e Pacifico, l’occupazione è cresciuta del 1,6% nel 2013 e nei prossimi anni dovrebbe superare l’aumento della popolazione in età da lavoro. Nell’Asia del Sud, i mercati del lavoro continuano a registrare elevati tassi di informalità nel settore agricolo, con i lavoratori che percepiscono salari estremamente bassi e sono privi di protezione sociale. In Medio Oriente e Nord Africa, nel 2013 il tasso di crescita economica è stato troppo basso per creare posti di lavoro sufficienti per una popolazione che cresce rapidamente, e la disoccupazione continua ad essere la più elevata al mondo. Nell’Africa sub-Sahariana, le opportunità di lavoro retribuite sono scarse e il tasso di occupazione vulnerabile (al 77,4 % nel 2013) è il più elevato registrato in tutte le regioni.

Quello di cui abbiamo bisogno è un ripensamento delle politiche ha affermato il Direttore Generale dell’ILO, Guy Ryder - Sono necessari maggiori sforzi per accelerare la creazione di posti di lavoro e sostenere le imprese che creano occupazione”.

 

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