Un unico farmaco contro i virus più pericolosi

Un unico farmaco contro i virus più pericolosi

Una ricerca multidisciplinare internazionale, coordinata dal Dipartimento di Biotecnologie, Chimica e Farmacia dell’Università di Siena e dall’Istituto di Genetica Molecolare del CNR di Pavia, ha individuato nuove molecole capaci di inibire una proteina umana che i virus utilizzano per infettare la cellula e replicarsi.
Il nuovo approccio apre alla possibilità concreta di antivirali di nuova generazione efficaci contro i virus più pericolosi e quelli emergenti che si stanno diffondendo in maniera sempre più frequente ed estesa col fenomeno della globalizzazione.

unico farmaco contro virus pericolosi

La prestigiosa Rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) il 26 aprile 2016 ha pubblicato online prima della pubblicazione cartacea lo Studio “Human DDX3 protein is a valuable target to develop broad spectrum antiviral agents”, condotto da un gruppo di ricercatori di vari istituti e coordinato dal Professor Maurizio Botta del Dipartimento di Biotecnologie, Chimica e Farmacia dell’Università di Siena e dal Professor Giovanni Maga dell'Istituto di Genetica Molecolare del CNR di Pavia, che ha individuato nuove molecole capaci di inibire la proteina umana DDX3 di cui “si nutrono” i virus per moltiplicarsi, aprendo alla possibilità concreta di un approccio rivoluzionario per le terapie antivirali, in quanto sarà possibile sviluppare inibitori in grado di essere efficaci contro tutti i virus, anche quelli mutanti, che risultano resistenti ai farmaci ora utilizzati.

Grazie ad un lungo lavoro di ricerca gli studiosi sono riusciti a progettare e sintetizzare la nuova famiglia di composti che, essendo più potenti e selettivi, sono in grado di colpire non solo il virus HIV, ma anche virus caratterizzati da morfologia e meccanismi di replicazione differenti, come quello dell’Epatite C (HCV), della febbre Dengue (DENV) e quella del Nilo Occidentale (WNV), della stessa famiglia del virus Zika.
Dal momento che il target è una proteina umana e non virale, il composto ha pienamente mantenuto il suo profilo di attività contro tutti i ceppi di HIV resistenti alla terapia utilizzata attualmente, come dimostrato dal professor Maurizio Zazzi del dipartimento di Scienze biomediche dell'Università di Siena.

Uno studio preliminare in vivo, effettuato in collaborazione col professor Maurizio Sanguinetti, dell’Università Cattolica di Roma, ha dimostrato che il composto non è tossico nei ratti, e che è in grado di biodistribuirsi nei tessuti.
Il potenziale di questi composti è enorme - ha evidenziato Botta - e potrebbe trovare applicazione nel trattamento dei pazienti immunodepressi che spesso sono soggetti ad altre infezioni virali, come nel caso dei pazienti HIV/HCV coinfetti. Inoltre, l’ampio spettro antivirale che caratterizza i composti potrebbe rappresentare una valida soluzione anche per il trattamento dei nuovi virus emergenti che si stanno diffondendo in maniera sempre più frequente ed estesa col fenomeno della globalizzazione, e per i quali non è spesso nota una cura efficace. Il nostro team sta continuando a lavorare strenuamente per conseguire questo obiettivo, per il quale ci aspettiamo risultati significativi, cioè la messa a punto di una nuova terapia antivirale completamente efficace nel giro di pochi anni”.

Qualche anno fa - ha spiegato il professor Maga - con il collega Botta avevamo sviluppato un inibitore dell'enzima cellulare DDX3, in grado di bloccare la replicazione del virus HIV. Dato che quella molecola colpiva un bersaglio cellulare, avevamo ipotizzato che potesse essere efficace anche contro i virus mutanti, resistenti ai farmaci anti-HIV utilizzati in terapia. Gli inibitori più potenti che siamo riusciti a creare proseguendo negli studi sono la dimostrazione della validità di quell’ipotesi. Sarà necessario continuare le ricerche per trasformare queste molecole in farmaci, ma possiamo considerare gli inibitori della proteina DDX3 i prototipi di antivirali ad ampio spettro, una classe di farmaci ad oggi non ancora disponibile”.

Lo studio pubblicato è frutto di un lavoro multidisciplinare, che insieme alla componente chimica, ha visto il coinvolgimento anche di una forte componente biologica. Oltre ai gruppi prima citati sono coinvolti il team dei professori Miguel Martinez e Jose Estè (IrsiCaixa, Hospital Universitari Germans Trias i Pujol Universitat Autònoma de Barcelona) e del professor Andreas Meyerhans (Department of Experimental and Health Sciences, Universitat Pompeu Fabra, Barcelona).

Il progetto è stato sviluppato grazie al prezioso supporto della Regione Toscana e della First Health Pharmaceutical B.V. che ne ha sostenuto il successivo sviluppo. Inoltre, la ricerca è stata supportata da una generosa donazione della “Fondazione Dario Fo e Franca Rame” e da finanziamenti PRIN (Progetti Rilevanti di Interesse Nazionale) del MIUR.

In copertina: Struttura della proteina umana DDX3 (fonte: PhosphoSitePlus)

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