Come evitare la sommersione della Grotta dei Cristalli di Naica (Messico)

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“Or, jamais minéralogistes ne s’étaient rencontrés dans des circonstances aussi merveilleuses pour étudier la nature sur place. Ce que la sonde, machine inintelligente et brutale, ne pouvait rapporter à la surface du globe de sa texture interne, nous allions l’étudier de nos yeux, le toucher de nos mains”.
Jules Verne, “Voyage au centre de la Terra”, Hetzel, 1864, Chapitre XXII, page 122.

Orbene, mai mineralogi si erano trovati in circostanze così meravigliose per poter studiare la natura in situ. Quel che la sonda, arido ed insensibile strumento, della struttura interna della Terra non poteva riportare alla superficie, noi siamo stati in grado di esaminare con i nostri occhi e toccare con le nostre mani. (Traduzione a cura della redazione) Vengono inevitabilmente alla mente i passi del “Viaggio al centro della Terra” o le immagini dei film tratti dal romanzo di Jules Verne quando si osservano le fotografie delle grotte della miniera di Naica.
Crediamo che i sentimenti di stupore ed entusiasmo di chi ha avuto l’opportunità di visitare il sito, non siano stati diversi da quelli provati dal Prof. Otto Lindenbrock e da suo nipote Axel, così mirabilmente descritti nel fantascientifico romanzo.

La miniera si trova nello Stato di Chihuahua (nel nord del Messico) e seppur registrata nel 1794, cominciò ad essere coltivata nel 1896 per l’estrazione di piombo e, soprattutto, di argento del quale è una delle più grandi del mondo, con il contemporaneo l’insediamento della cittadina di Naica (1.500m s.l.m. che conta oggi 5.494 abitanti), toponimo che significa, secondo la tradizione locale, “senza acqua” e che chiarisce le condizioni di aridità dei luoghi, sovrastati dalla Sierra omonima. Nel corso dello sfruttamento, venne scoperta nel 1910 la “Cueva de las Espadas” (Grotta delle Spade), così chiamata per via dei grandi cristalli “prismatici “di cui la grotta era stracolma e gran parte dei quali sono andati arricchire i vari musei di mineralogia, sparsi nel mondo.

Il Geoide (così vengono denominate le caverne ricoperte di cristalli) era, infatti, ricco di cristalli di gesso puro (Selenite - CaSO4.2H2O, da Selene nome della divinità greca della Luna per la sua morbida luce bianca) di circa 2 metri di lunghezza e 25 cm di diametro, la cui formazione era avvenuta nel corso di millenni sottacqua attraverso una lentissima deposizione del minerale lungo la linea di separazione tra le acque fredde penetrate dalla superficie calcarea (carsismo) e quelle sulfuree profonde e calde (59 °C), che per effetto della diversa densità non potevano amalgamarsi. Gran parte dei cristalli più grandi è andata ad arricchire i vari musei di mineralogia, sparsi nel mondo, ma tale sfruttamento ha danneggiato la cavità (80m di diametro e di 120m di profondità), non solo perché l’ha privata degli esemplari migliori, ma soprattutto per averne alterato le caratteristiche microclimatiche in modo tale che i cristalli rimasti sono ormai opachi e polverosi.
Fortunatamente, nel 2000 durante le perforazioni per scavare un nuovo tunnel, a 300m di profondità veniva scoperta la “Cueva de los Cristalos” (Grotta dei Cristalli), con formazioni di dimensioni ben maggiori a quelle rinvenute nella prima, raggiungendo fino i 12 m di lunghezza e i 2 m di diametro.

In questo caso, la Compagnia Peñoles, diventata proprietaria della miniera, sulla base dell’esperienza negativa della Grotta delle Spade e per la morte di un minatore che, avendo cercato di trafugare reperti, era stato trovato privo di vita, ha fatto chiudere la miniera e ne ha permesso la visita solo per scopi scientifici volti ad approfondire la conoscenza dei fenomeni legati alla sua formazione e ad approntare soluzioni per la sua conservazione.
Peraltro, come accennato, le condizioni ambientali del sito sono “estreme” (47-48 °C di temperatura e umidità relativa vicina al 100%), tali da non averne permesso l’esplorazione che per poche decine di metri. Ci sono indizi che fanno ritenere che le grotte facciano parte di un sistema sotterraneo complesso, in gran parte ancora sconosciuto, costituito da più cavità su diversi livelli.

Nel 2002 una spedizione italiana del Gruppo esplorazioni geografiche “La Venta” ha svolto una prima ricognizione, a cui ha fatto seguito dal 2006 al 2009 altre missioni sotto il controllo del “Proyecto Naica” che ha stipulato un Accordo di ricerca e documentazione con la concessionaria Peñoles, diretto da ricercatori dell’Università di Bologna e Torino, in collaborazione con Enti di ricerca e Università di tutto il mondo. I gruppi di lavoro sono coordinati da Paolo Forti del Dipartimento di scienze della Terra dell’Università di Bologna, per la parte geologica e mineralogica, e da Giovanni Badino del Dipartimento di Fisica generale dell’Università di Torino, per la parte fisica, tecnica e di rilievo topografico.
Ma l’obiettivo fondamentale è di come poter conservare questa meraviglia della natura, perché fra qualche anno (non ne rimangono molti!) la coltivazione si esaurirà e a quel punto cesseranno di funzionare le idrovore che finora pompano a 1.000l al secondo le acque e la Grotta dei Cristalli tornerà nuovamente ad essere invasa da 170m di acque bollenti che la oscureranno per sempre.

Per evitare tale “perdita” è nata l’idea di tagliare “la foresta di cristalli” per spostarla molto più in alto. “Un intervento simile a quello che è stato fatto a suo tempo sotto l’egida dell’UNESCO per i templi di Abu Simbel, in Egitto, per salvarli dalle acque del Nilo, a seguito della costruzione della diga di Assuan”, ha dichiarato il Prof. Paolo Forti che ha presentato il progetto a Bologna nel corso di Arte e Scienza in Piazza, dal 3 al 13 febbraio 2011 - Salvare i cristalli di Naica non sarebbe solo una cosa doverosa per la loro eccezionalità ed unicità ma anche, e forse soprattutto, perchè da loro dipende l’esistenza stessa di un intero paese (quello di Naica appunto) che quando la miniera chiuderà, diventerà un “paese fantasma” dato che gli abitanti non avranno più nessuna fonte di sostentamento. Salvare i cristalli e renderli fruibili turisticamente sarebbe un modo di dare un chance anche al villaggio di Naica.... dobbiamo provarci!”