Un progetto europeo per salvare il Parco Serengeti in Africa

Un progetto europeo per salvare il Parco Serengeti in Africa

La riserva africana che si estende per 14mila chilometri quadrati in Tanzania potrebbe sparire nel giro di pochi decenni. Per questo la Norwegian University of Science and Technology (NTNU) guiderà una task force di scienziati che seguirà un progetto finanziato dall’UE con 10 milioni di euro volto a individuare le minacce attuali e a fornire soluzioni per la preservazione del sito.

parco nazionale serengeti

Con i suoi 14mila chilometri quadrati, il Parco nazionale del Serengeti, patrimonio dell’UNESCO, è tra le più importanti riserve naturali africane. Un simbolo noto in tutto il mondo per la grande biodiversità e famoso per la massiva migrazione che ogni anno coinvolge circa un milione e mezzo di gnu insieme a migliaia di zebre, antilopi, elefanti e gazzelle.

Il parco si trova nella savana settentrionale della Tanzania e si allarga fino in Kenya lungo la Foresta di Mau, la più grande foresta montana vergine dell’intero continente africano, da cui nasce il fiume Mara e su cui si basa l’intero ecosistema della riserva.

Serengeti in lingua Masai significa “pianure infinite”. Eppure oggi il parco, sotto pressione da molti fronti, rischia di vederle scomparire per sempre. Tra il disboscamento selvaggio, che sfrutta l’ambiente come fosse un pozzo senza fondo, e il bracconaggio che uccide ogni 15 minuti un elefante per le sue zanne o un rinoceronte per il corno, la situazione si sta facendo sempre più drammatica.

Le risorse naturali fornite dall’ecosistema si stanno deteriorando poco a poco - ha evidenziato Eivin Røskaft, professore di biologia della Norwegian University of Science and Technology (NTNU) - Ciò che osserviamo è che le pressioni sull’ecosistema possono diventare tali da non essere più sostenibili. Nello scenario peggiore il Serengeti potrebbe scomparire completamente in pochi decenni”.

Quello che rende il parco così vulnerabile è il fatto che gli abitanti dell’area vivono a stretto contatto con la natura e sono completamente dipendenti da essa. La regione Serengeti-Mara è fondamentale proprio per le risorse che fornisce: acqua, cibo, legno da usare come combustibile e per costruire, terreni da coltivare o per il pascolo.

Nel momento in cui queste risorse cominciano drammaticamente a scarseggiare, occorre al più presto trovare una soluzione. Per questo è nato il progetto scientifico da 10 milioni di euro “Linking biodiversity, ecosystem functions and services in the Serengeti-Mara region, East Africa”, finanziato dall’Unione Europea e guidato dalla Norvegia con la NTNU. Il progetto mette insieme una task force di scienziati provenienti da 13 diversi centri tra cui Kenya, Tanzania, Danimarca, Norvegia, Germania, Scozia e Paesi Bassi con l’obiettivo di individuare le minacce presenti sul territorio e fornire soluzioni per la preservazione del sito.

Come punto di partenza, i ricercatori hanno isolato i tre aspetti più preoccupanti che minacciano l’area Serengeti-Mara:
-    il cambiamento climatico e il riscaldamento globale. La stagione secca dura più a lungo, quella umida arriva in ritardo, e le piogge sono più intense di un tempo (spesso causano dilavamento ed erosione del suolo).
-    la crescita incontrollata della popolazione. Nel 1961 in Tanzania c’erano otto milioni di abitanti. Oggi i milioni sono diventati 50, destinati a raddoppiare nel prossimo ventennio. E ovviamente più bocche da sfamare significano maggiore necessità di risorse, per cui sono aumentati la caccia incontrollata (ai danni della maggior parte degli erbivori), il bracconaggio e la deforestazione, oltre alla gestione dell’allevamento che preme in modo troppo intenso sui pascoli naturali.
-    lo sviluppo delle infrastrutture. Il nuovo sistema di strade sta creando una forte dicotomia: se da un lato consente un miglior accesso all’elettricità per le popolazioni e al benessere (basti pensare al trasporto di medicinali), dall’altro interrompe le rotte di migrazione di gnu e zebre in maniera netta, e permette la diffusione delle malattie (come malaria, malattia del sonno e soprattutto AIDS).

Punto chiave del progetto sarà migliorare l’expertise delle persone direttamente in Tanzania - conclude Røskaft - Il nostro obiettivo è formare professionisti competenti tra gli abitanti. Vedere le persone acquisire dimestichezza con il lavoro che fanno e capire nel frattempo come questo possa cambiare le cose, per noi è fondamentale. Comunque non siamo soli: possiamo contare sull’appoggio di grandi realtà come il WWF e l’International Union for the Conservation of Nature (IUCN), che hanno molta esperienza ed influenza sulla gestione delle aree protette del Pianeta”.

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