Nonostante la Commissione UE avesse indirizzato all’Italia una “messa in mora” per la cattura degli uccelli a fini di richiamo, pratica vietata dalla Direttiva Uccelli, ma concessa da alcune Regioni senza che sussistessero i requisiti delle deroghe, il Governo risponde istituendo le “deroghe” e dà parere sfavorevole all’emendamento presentato alla Camera dei Deputati che ne chiedeva l’abolizione.

caccia allodola da richiamo

Di fronte alla lettera di “costituzione in mora”, primo stadio delle procedure di infrazione, che la Commissione UE ha indirizzato all’Italia in materia di cattura di uccelli a fini di richiamo che è stata consentita in alcune regioni italiane, laddove la Direttiva 2009/147/UE ne vieta l’uso, salvo “deroghe che sono soggette a determinate condizioni e monitoraggio” della Commissione stessa, il Governo italiano risponde alla richiesta di osservazioni con la “previsione delle deroghe”.
Con l’articolo 15 alla Legge Europea 2013, infatti, l’Esecutivo dispone che l'autorizzazione alla gestione degli impianti che svolgono l'attività di cattura per l'inanellamento e la cessione a fini di richiamo degli uccelli tutelati dalla Direttiva “Uccelli” (79/409/UEE) debba essere data dalle Regioni nel rispetto delle condizioni e delle modalità che definiscono l'attività di caccia in deroga.
In particolare, viene modificato l’Art. 4, comma 3, della Legge n. 157/1992 in materia di protezione della fauna selvatica omeoterma e di prelievo venatorio, secondo il quale l’attività di cattura temporanea e di inanellamento può essere svolta esclusivamente da impianti della cui autorizzazione siano titolari le province, gestiti da personale qualificato e valutato idoneo dall’Istituto nazionale per la fauna selvatica (ora confluito nell’ISPRA). Il secondo periodo del comma 3, sul quale incide la modifica, prevede che l’autorizzazione alla gestione degli impianti è concessa dalle Regioni su parere dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica. La modifica introdotta specifica che le regioni, nel concedere tale autorizzazione, devono rispettare le condizioni e le modalità previste dall’articolo 19-bis della medesima legge ovvero quello che prevede l’esercizio della deroga, secondo le prescrizioni della Direttiva Uccelli.

Di fronte a tale articolo che non vieta la cattura e l’utilizzo dei richiami, ma li prevede in deroga, senza fornire le osservazioni richieste in merito dalla “messa in mora”, veniva presentato un emendamento alla Legge Europea in discussione alla Camera dei Deputati e sottoscritto da Deputati di vari Gruppi, tendente all’abolizione della pratica.
A sostegno dell’iniziativa un folto gruppo di Associazioni (Amici della Terra, Animalisti Italiani, Cabs, CTS, FAI, Forum Ambientalista, Italia Nostra, LAC, LAV, LIPU, Mountain Wilderness, Oipa, Pro Natura, TCI, VAS, WWF, Altura, Alfa, Lida ed altre ancora) aveva scritto al Presidente del Consiglio Matteo Renzi.
Ma a quanto pare la richiesta avanzata non ha sortito l’effetto sperato, dal momento che sull’emendamento il Governo ha espresso parere negativo e l’Aula di Montecitorio l’ha respinto.
Probabilmente il dibattito si riaccenderà al Senato, ma vale la pena osservare che sulla G.U. n. 130 del 7 giugno 2014 era stata pubblicata l’Ordinanza 8 aprile 2014 del Ministero della Salute, con cui veniva prorogata fino al 31 dicembre 2015la deroga al divieto di utilizzo di uccelli da richiamo appartenenti agli ordini degli anseriformi e caradriformi” (agli acquatici), secondo quanto previsto dall’Art. 1 della Decisione di esecuzione della Commissione UE 2013/635/UE, stante la favorevole situazione epidemiologica nazionale relativa all’influenza aviaria. Questa “possibilità”, concessa dalla Commissione UE, non vuol dire che dovesse essere automaticamente esercitata, a meno che non si volesse anticipare con tale decisione quello che sarebbe stato l’orientamento del Governo sulla questione più generale dell’uso dei richiami vivi per la caccia.

Al di là del caso specifico, quel che appare sconfortante è che di fronte all’emergere dei problemi si continui con il vecchio metodo dei rinvii o di scaricare su altri l’onere delle decisioni, continuando a mantenere il Paese… in deroga!