Un “Green Act” per il Governo

Un “Green Act” per il Governo

Le proposte di Legambiente per un Paese moderno, competitivo, giusto e pulito.

green italia

Nel corso del Convegno “Il Green Act che serve all’Italia”, svoltosi a Roma il 26 febbraio 2015, Legambiente ha presentato le sue proposte concrete per agganciare la ripresa a partire dall’economia verde.

Non vogliamo qui proporre un programma di governo alternativo - si legge nel Documento omonimo - Non è nostro compito e non ne saremmo capaci”, ma si deve osservare che il contenuto delle 11 schede messe a punto dall’Associazione ambientalista con le “misure immediatamente applicabili che rispondano con coerenza ad una direzione di marcia, capace di affrontare le sfide sopra delineate”, assomigliano a veri e propri schemi di disegni di legge.

Peraltro, l’occasione era stata offerta dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi che nei primi giorni di gennaio 2015 aveva twittato che il Governo avrebbe promulgato a marzo un Green Act.
Un annuncio impegnativo, che rappresenta per noi ambientalisti una sfida - scrive Legambiente nel prologo del Documento - Una sfida a tre livelli: perché l’annuncio non rimanga lettera morta; perché il Green Act non si riduca a un green washing della politica governativa; perché individui le misure che servono al Paese”.
Il Green Act che serve all’Italia - ha dichiarato il Presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza - deve rappresentare una scossa e aprire un nuovo indirizzo di politica economica, fiscale, industriale, culturale. Serve un disegno strategico che avvii un percorso organico fatto di misure concrete, da subito operative per realizzare quel cambio di passo necessario a rompere con le idee di sviluppo del Novecento, perché dal boicottaggio delle rinnovabili allo ‘Sblocca Italia’ non c’è stato nessun segnale di cambiamento, come se questi temi non fossero urgenti e non rappresentassero una parte sostanziale del rilancio del Paese. Eppure oggi nell’edilizia nell’energia, nei rifiuti come in agricoltura è evidente che vi sia spazio solo per chi punta su innovazione e qualità ambientale. Il mondo è cambiato e l’Italia oggi ha una reale possibilità di trovare una propria bussola nella globalizzazione valorizzando quelle risorse, vocazioni e talenti che tutto il mondo ci invidia e utilizzando la chiave del clima come opportunità per permettere a famiglie e imprese di ridurre consumi energetici e importazioni di fonti fossili. Ma per fare ciò occorre accompagnare e promuovere il cambiamento con una chiara prospettiva di investimenti e regole”.

Ecco in sintesi il contenuto delle 11 Schede, rinviando per la lettura completa e per gli approfondimenti al sito: www.legambiente.it/green-act

#1. Fiscalità green: chi inquina paga, chi innova risparmia
Le proposte:
* Introdurre misure legislative per ridefinire la fiscalità, minima nazionale, sul prelievo e l’uso di risorse limitate e non rinnovabili, al fine di tutelarle:
- adeguare i canoni per l’attività estrattiva e il conferimento a discarica;
- adeguare i canoni per le concessioni demaniali marittime;
- adeguare i canoni per il prelievo di acque minerali;
- gravare con un contributo il consumo del suolo agricolo e naturale.
* Eliminare la possibilità per i Comuni di utilizzare gli oneri di urbanizzazione per spese correnti.
* Rivedere la tutela e riqualificazione ambientale in materia di beni ambientali.
* Applicare subito l’art. 15 della Delega Fiscale (Fiscalità energetica).

#2. CITTÀ: rigeneriamole.
* Approvare subito il Disegno di Legge in materia di "Contenimento del consumo di suolo e riuso del suolo edificato".
* Creare una struttura di missione per la rigenerazione urbana.
* Rendere operativo il fondo per l’efficienza energetica introdotto con il D. Lgs. 102/2014 e stabilire i criteri per l’accesso da parte di privati e enti pubblici.
* Semplificare gli interventi di retrofit energetico dei condomini.
* Rendere le certificazioni energetiche degli edifici uno strumento a garanzia dei cittadini.
* Far aumentare la qualità della progettazione.

#3. BONIFICHE: risanare le ferite.
* Istituire un fondo nazionale per le bonifiche dei siti orfani.
*Adottare un sistema più efficace per la valutazione e il risarcimento del danno ambientale.
* Utilizzare i beni e i capitali confiscati alle mafie alle bonifiche dei siti inquinati e alla loro riqualificazione.
* Rafforzare e stabilizzare il personale del Ministero dell’ambiente.
* Rendere conveniente l’applicazione delle tecnologie di bonifica in situ.
* Indirizzare le bonifiche definendo una lista di interventi prioritari.
* Fermare i commissariamenti, che negli anni si sono dimostrati un vero fallimento.
* Potenziare il sistema dei controlli ambientali.
* Rendere trasparenti e accessibili (con un portale) tutte le informazioni.
* Completare il censimento delle bonifiche dall’amianto, va completato il censimento.
* Vietare definitivamente tutte le attività di estrazione di materiali contenenti amianto.

#4. ENERGIA: Italia rinnovabile.
* Introdurre regole chiare e trasparenti per l’approvazione dei progetti da rinnovabili.
* Reintrodurre un sistema di incentivi in conto energia per la sostituzione di coperture in amianto con tetti fotovoltaici.
* Introdurre un sistema di incentivi per le famiglie e le piccole e medie imprese per impianti fotovoltaici integrati con i sistemi di accumulo.
* Consentire ai Comuni l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili.
* Aprire alla vendita diretta di energia prodotta da fonti rinnovabili.
* Cancellare miliardi di euro di sussidi alle fonti fossili dalle bollette.

#5. RIFIUTI: ridurre e riciclare prima di tutto.
* Penalizzare lo smaltimento in discarica con un aumento dei costi di conferimento (ecotassa).
* Utilizzare il 100% dei proventi dell’ecotassa per le politiche di prevenzione, riuso e riciclo.
* Abbandonare l’ipotesi di prorogare gli obiettivi sulla raccolta differenziata, per non penalizzare i comuni virtuosi.
* Eliminare gli incentivi per il recupero energetico dai rifiuti.
* Incentivare l’uso di materiali riciclati perché aumenti il riciclaggio e diventi più conveniente del recupero energetico.
* Chi produce meno rifiuti deve essere premiato.

#6. MOBILITÀ NUOVA: pedoni, pedali, pendolari.
* Abbassare in modo significativo gli spostamenti motorizzati individuali con mezzi privati all’interno delle aree metropolitane e del territorio comunale.
* Far viaggiare in sede protetta e in corsie preferenziali almeno un terzo dei percorsi della rete di trasporto pubblico di superficie.
* Fissare un nuovo limite di velocità a 30km orari su tutta la rete viaria dei centri abitati.

#7. TRASPORTI: #cambiare verso alle infrastrutture.
* Dare priorità alla mobilità nelle aree urbane.
* Aumentare i treni in circolazione e rendere competitivo il servizio ferroviario.
* Ammodernare con treni nuovi il parco rotabile.
* Le risorse da utilizzare.
* Responsabilità verso (e delle) Regioni per superare lo spezzatino, eliminare gli sprechi, aumentare gli investimenti.
* Superare l’evidente fallimento della Legge Obiettivo.

#8. DISSESTO IDROGEOLOGICO: azioni per prevenire.
*Promuovere urgentemente la riforma della governance della difesa del suolo e della gestione delle risorse idriche.
* Integrazione degli obiettivi previsti dalle direttive comunitarie.
* Adattamento ai cambiamenti climatici e riduzione del rischio devono procedere insieme e non più su binari separati.
* Il nuovo piano per la riduzione del rischio nelle aree metropolitane.
* Destinare adeguate risorse alla manutenzione e gestione del territorio.
* Istituzionalizzare i contratti di fiume.

#9. NATURA: investire sulla biodiversità conviene.
* Stabilire delle premialità e una fiscalità di vantaggio per quelle comunità che si fanno carico di sostenere la cura e la tutela del territorio.
* Incrementare del 30% il capitolo di bilancio dedicato ai 23 Parchi nazionali e alla tutela della biodiversità.
* Sollecitare le Regioni a completare l’iter di rete Natura 2000.
* Mettere in atto misure concrete di conservazione delle seguenti specie a rischio.
* Accelerare l’aggiornamento della Legge quadro sulle aree protette 394/91.
* Superare l’albo dei direttori di parco nazionale.
* Istituire nuove aree protette nazionali terrestri e marine.

#10. TURISMO: l’Italia oltre la grande bellezza.
* Sviluppare Itinerari di lunga percorrenza a piedi o in bici.
* Stimolare l’imprenditoria legata alle nuove attività di noleggio.
* Incoraggiare l’acquisizione di competenze turistiche anche a professionisti di altri settori.
* Incentivare l’adozione di un sistema di indicatori.
* Abbattere la tassa di soggiorno per i turisti senz’auto.
* Ricostruire il paesaggio costiero.
* Favorire piani di rinaturalizzazione e valorizzazione delle attività alternative all’industria sciistica di discesa nelle località di montagna.
* Creare, in collaborazione con le Regioni, una marca turistica territoriale.
* Mettere ordine e garantire omogeneità nei sistemi regionali di autorizzazione e certificazione delle competenze per le attività di guida/accompagnamento.
* Promuovere il portale "italia.it" per aumentare l'attrattività dell’Italia come insieme di destinazioni turistiche sostenibili e di qualità.

#11. RISORSE EUROPEE 2014-2020: sfide e opportunità.
* Allocare almeno il 20% delle risorse in tutte le regioni a favore dell’azione per il clima ed un ulteriore 5% per le azioni integrate di sviluppo urbano sostenibile.
* Va indicato e rispettato un valore nazionale target ambizioso per tutti gli indicatori fisici obbligatori di risultato che i fondi nel loro complesso devono raggiungere.
* Mettere in atto un sistema di monitoraggio dello stato di avanzamento con chiari cronoprogrammi e con meccanismi di verifica della spesa.
* Favorire una nuova modalità, nazionale e regionale, nella Programmazione unitaria regionale e sulla semplificazione burocratica.
* Salvaguardare il principio dell’aggiuntività della spesa.
* Prevedere incentivi e criteri di premialità per i territori virtuosi.
* Modificare l’accordo di partenariato con le Regioni nella parte che vieta l’accesso alle risorse europee ai privati per gli interventi di efficienza energetica e di riqualificazione urbana.
* Integrare la Strategia nazionale per lo sviluppo delle Aree interne (SAI) con interventi per il paesaggio.
* Chiarire per le politiche sui rifiuti che le risorse comunitarie potranno finanziare solo le azioni a sostegno delle filiere gestionali e produttive innovative.
* Le governance territoriali devono prevedere un maggiore coinvolgimento del Partenariato economico e sociale (PES).
* Semplificare i processi decisionali per quei progetti che discendono da chiare scelte strategiche pianificate, evitando così la moltiplicazione delle conferenze di servizio.
 

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