Durante la presentazione ufficiale di SPRING, il Cluster tecnologico nazionale della chimica verde, è stato annunciato che il prossimo 11 giugno verrà inaugurato a Porto Torres il primo dei 7 impianti previsti per la riconversione industriale del vecchio polo petrolchimico gallurese in una bio-raffineria in grado di immettere sul mercato prodotti innovativi e sostenibili.

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Il primo dei 7 impianti, previsti dal Progetto complessivo (suddiviso in 3 fasi) di riconversione del vecchio polo petrolchimico di Porto Torres, sarà inaugurato ufficialmente il prossimo 11 giugno 2014.
L’annuncio è avvenuto nel corso della presentazione a Milano il 14 maggio 2014, presso la sede di Federchimica, di SPRING (Sustainable Processes and Resources for Innovation and National Growth), uno degli 8 Cluster tecnologici nazionali promossi dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, per identificare le realtà (aggregazioni organizzate di imprese, università, istituzioni pubbliche e private di ricerca e soggetti attivi nel campo dell’innovazione), in grado di promuovere una crescita economica sostenibile in linea con le priorità dettate dal Programma Quadro per la Ricerca Europea Horizon 2020.
L’obiettivo di SPRING è promuovere la Bioeconomia con riferimento alla Chimica da biomasse, basata su materie prime rinnovabili di origine biologica, settore del quale l’Italia ha una leadership a livello mondiale conseguita grazie ai forti investimenti in ricerca e sviluppo, anche nella prospettiva di sostenibilità, recuperando aree industriali preesistenti e convertendo produzioni non più competitive, quali appunto quella di Porto Torres.

Dopo la sigla del Protocollo di Intesa firmato con Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministeri, Regione, Associazioni ed Enti locali, Novamont e Polimeri Europa - Eni (ora Eni-Versalis), hanno costituito in joint-venture la Società Matrìca che in dialetto gallurese significa “Madre” ovvero la matrice da cui si sviluppa e prende forma lo yogurt (miciuratu).
Si tratta di un progetto che sta riconvertendo il vecchio polo petrolchimico nella zona industriale di La Marinella di Porto Torres in una bioraffineria integrata di terza generazione che, partendo dall’utilizzo di materie prime agricole (come il cardo, pianta autoctona proveniente da terreni marginali e incolti) e di scarti vegetali, produrrà una vasta gamma di prodotti biochimici.
Per completare questo primo impianto (altri due previsti dalla prima fase dovrebbero entrare in funzione entro l’anno), sono stati investiti 180 dei 500 milioni di euro complessivi del progetto, anche se l’avvio, previsto per marzo-aprile 2014, ha subito un lieve ritardo a seguito, come ha ricordato Daniele Ferrari, Amministratore Delegato di Versalis e Presidente di Matrìca, per i 6 mesi persi aspettando le autorizzazioni e i 2 per le ispezioni; togliendoli dal computo, il tempo di costruzione può considerarsi “a livello asiatico”.
Quando sarà completato [ndr: la previsione è entro il 2016] - ha aggiunto Ferrari - il polo della chimica verde di Porto Torres arriverà a produrre circa 350.000 tonnellate di biochemicals, ma sarà soprattutto una piattaforma tecnologica innovativa, integrata nel territorio e supportata da un centro di ricerca e impianti pilota all’avanguardia”.

Completate e messe in marcia le tre unità, verranno prodotti a Porto Torres acido perlagonico ed esteri C5 e C9 (con relative glicerine).
Dalle linee di esterificazione - ha sottolineato l’Amministratore Delegato di Matrìca, nonché di Novamont Catia Bastioli - usciranno anche una serie di nuovi prodotti che abbiamo già sperimentato come plastificanti a basso impatto ambientale, additivi per polimeri, pneumatici e gomme non SBR, basi per lubrificanti, ingredienti biobased per la cura della persona e la cosmesi".

La creazione di una bioraffineria integrata nel territorio, dedicata a una serie di prodotti innovativi in ottica di filiera, porterà a Porto Torres nuove produzioni chimiche a basso impatto ambientale, ponendo le basi per una reindustrializzazione che avrà effetti positivi non solo nel comparto, ma anche in tutta l’industria a valle e sull’agricoltura.
Si può parlare di una vera e propria “bioeconomia di filiera”, nel rispetto della biodiversità locale e un’opportunità per l’Italia di rilanciare, in particolare nei siti storicamente meno competitivi, un settore industriale strategico come quello chimico.