Sotto pressione sono le rinnovabili elettriche che dopo la rimodulazione degli incentivi previsti dal DL “Destinazione Italia”, l’emendamento approvato al Senato al “Milleproroghe” sullo slittamento di un anno del 35% di rinnovabili negli edifici nuovi o sottoposti a ristrutturazioni rilevanti, avvertono anche il rumor di un eventuale emendamento del Governo teso ad abbassare drasticamente il limite per lo scambio sul posto.

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Una nuova doccia fredda per il settore delle rinnovabili elettriche. Durante l’iter di conversione del DL 30 dicembre 2013, n. 150, meglio conosciuto come “Milleproroghe” (appellativo che di per sé è già indicativo dell’incapacità di un Paese di rispettare regole e termini che si è dati), è stato introdotto in Commissione al Senato il rinvio di un anno degli obblighi previsti dal D. Lgs. n. 28 del 3 marzo 2011.

L’Art. 11, comma 1, del suddetto Decreto attuativo della Direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE, prevede che negli edifici nuovi o quelli sottoposti a ristrutturazioni rilevanti, gli impianti di produzione di energia termica devono essere progettati e realizzati in modo da garantire il contemporaneo rispetto della copertura, tramite il ricorso ad energia prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili, del 50% dei consumi previsti per l’acqua calda sanitaria e delle percentuali della somma dei consumi previsti per l’acqua calda sanitaria, il riscaldamento e il raffrescamento, indicate nell’Allegato 3 del Decreto stesso: 

a) il 20% quando la richiesta del pertinente titolo edilizio è presentata dal 31 maggio 2012 al 31 dicembre 2013; 

b) il 35% quando la richiesta del pertinente titolo edilizio è presentata dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2016; 

c) il 50% quando la richiesta del pertinente titolo edilizio è rilasciato dal 1° gennaio 2017. 

Gli obblighi di cui al comma 1 non possono essere assolti tramite impianti da fonti rinnovabili che producano esclusivamente energia elettrica la quale alimenti, a sua volta, dispositivi o impianti per la produzione di acqua calda sanitaria, il riscaldamento e il raffrescamento”.

Se dovesse essere accolto anche dal Governo, tale emendamento determinerebbe il mantenimento del 20% per tutte le richieste del pertinente titolo edilizio presentate fino al 31 dicembre, mentre il 35% scatterebbe per quelle che verranno presentate dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2016.

Questo provvedimento rappresenta l’ennesimo cambio in corsa delle regole a tutto svantaggio della generazione distribuita - ha affermato in una nota il Presidente di Assorinnovabili Agostino Re Rebaudengo  - Appare inconcepibile la scelta di rallentare un settore che ha dimostrato di essere una leva propulsiva per il comparto edilizio e più in generale per l’economia nel suo complesso”. 

Il riferimento all’“ennesimo cambio in corsa” è rivolto, ovviamente, al DL “Destinazione Italia” il cui Art. 1 abolisce i prezzi minimi garantiti per l’energia prodotta da impianti di rinnovabili elettriche e spalma gli incentivi previsti su un arco temporale maggiore per quegli operatori che vi aderiranno su base “volontaria”, pena l’impossibilità, al termine del periodo di incentivazione, di accedere al Ritiro Dedicato e ad altre forme di incentivazione per i 10 anni successivi.

Resta sottaciuta, ma preoccupa il mondo delle rinnovabili elettriche, l’ipotesi della ventilata presentazione di un emendamento che il Governo si appresterebbe ad introdurre nel DL “Destinazione Italia”, tendente a ridurre da 200 a 20 kWp il limite per usufruire del contributo Ssp ovvero dell’energia che non utilizzata direttamente viene ceduta alla rete (il meccanismo che consente di risparmiare sulla bolletta elettrica anche quando non sia possibile autoconsumare tutta l’energia fotovoltaica prodotta). 

A sua volta, Assotermica aveva già espresso un anno fa le sue critiche alla formulazione dell’Allegato 3 del Decreto n. 28/2011 che “rischia infatti di fissare degli obiettivi ‘solo sulla carta’ e di impedire una diffusione delle molteplici fonti rinnovabili, indirizzando il progettista verso ‘scelte’ obbligate o peggio verso deroghe per impossibilità tecniche”, anche per la mancanza di una metodologia condivisa per il calcolo della quota rinnovabile nei nuovi edifici che rende, di fatto, inattuabile il decreto su questo punto e getta i progettisti e tutti gli operatori nella più totale incertezza, chiedendone “una sostanziale revisione”.

Dopo l’approvazione dell’emendamento, con un articolo pubblicato su “Qualenergia”, l’Ing. Stefano Casandrini, Coordinatore Gruppo H “Fonti Alternative e Rinnovabili” Assotermica – Federazione ANIMA, spiegava le motivazioni per le quali si plaudiva “al fatto che il Parlamento si sia reso conto che esiste un problema con l’attuale formulazione e filosofia del DM 28/2011, e speriamo che si possa finalmente aprire una discussione seria e senza pregiudiziali su questo tema”.

C’è da osservare che troppo spesso nel nostro Paese il recepimento delle Direttive europee avviene con ritardo e spesso con l’assillo dell’avvio di procedure di infrazione da parte della Commissione UE, che non consente una oculata e ponderata valutazione delle norme attuative domestiche (il D.lgs 28/2011 avrebbe dovuto essere recepito entro il 5 dicembre 2010!).

Se è vero che l’“instabilità politica” crea un ostacolo agli investimenti nel nostro Paese, è altrettanto indubbio che l’“incertezza normativa” ne costituisce il corollario.