Uno studio condotto dall'Università di California-Davis ha scoperto che l'odore emanato dalle plastiche in mare inganna gli uccelli marini dall'acuto olfatto, che lo collegano erroneamente al cibo prediletto.

In più occasioni abbiamo segnalato come le plastiche che finiscono in mare costituiscano una priorità politica urgente, stante gli studi sempre più numerosi che evidenziano gli impatti negativi sugli ecosistemi determinati dalla loro presenza.
Le plastiche vengono ingerite direttamente da pesci e uccelli o, nel caso delle microplastiche (particelle di plastica di diametro o lunghezza inferiore ai 5 mm, derivate dalla degradazione in mare di oggetti di plastica più grandi per effetto del vento, del moto ondoso o della luce ultravioletta ovvero prodotte dall'industria della cosmesi e dell'igiene personale), da organismi come molluschi e crostacei e, finanche, dal plancton, con il rischio di giungere fino alla nostra tavola attraverso la catena alimentare, senza che al momento gli effetti sulla salute umana siano adeguatamente studiati.

Bird International Rescue, una ong dedita alla salvaguardia degli uccelli marini in situazioni di emergenza, quali la fuoriuscita di petrolio dalle navi, ha riportato i risultati di uno studio sul contenuto dello stomaco dei pulcini di albatri di Laysan (Phoebastria immutabilis) che vivono su un atollo delle isole Midway nell'Oceano Pacifico e che soccombono prima di spiccare il volo, con un incidenza di mortalità del 40%. Le autopsie effettuate hanno appurato la presenza nel loro stomaco di consistenti quantità di plastiche.

Finora, però, nessuna ricerca si era concentrata sul motivo per il quale gli uccelli commettano l'errore di scambiare per cibo i detriti plastici.

Uno studio compiuto dall'Università di California Davis e pubblicato su Science Advances, la rivista peer-reviewed e di libero accesso dell'American Association for the Advancement of Science, spiega ora la per cui alcuni uccelli, come procellarie e albatros che hanno un acuto senso dell'olfatto, usato per scovare il cibo, sono anche i più colpiti dall'ingestione delle plastiche. Secondo i ricercatori, la spiegazione si troverebbe nel composto chimico DMS (dimetil solfuro) che, oltre che derivare dalle attività antropiche, viene prodotto per il 40% dall'azione di alcune alghe, contribuendo a determinare quel caratteristico "odore di salsedine" delle distese marine, e che manda un "messaggio chimico" di associazione al cibo, che induce gli uccelli ad ingurgitare la plastica che galleggia, senza rendersi conto di avere appena consumato qualcosa di molto pericoloso.
"Per risolvere una tale questione è importante prendere in considerazione il punto di vista dell'animale - ha affermato l'autore principale dello studio, Matthew Savoca che effettuato la ricerca come studente laureato nel Dipartimento di Biologia dell'Università di California-Davis - Gli animali di solito hanno un motivo quando prendono delle decisioni. Se vuole veramente capire il motivo per cui gli animali mangiano la plastica in mare, dobbiamo pensare a come animali trovano il cibo."

Per sapere esattamente di che cosa odorano i detriti di plastica in mare, gli scienziati hanno messo delle perline preparate con i 3 tipi più comuni di plastica (polietilene ad alta densità, polietilene a bassa densità e poli-propilene) dentro delle borse a maglie, che hanno fissato ad una boa al largo di Monterey Bay e Bodega Bay (costa oceanica della California), che hanno poi recuperato dopo 3 settimane.
Il materiale è stato portato successivamente al Dipartimento di Viticoltura ed Enologia dell'Università, dove i ricercatori analizzano per lo più la chimica dell'odore del vino, piuttosto che di detriti maleodoranti.
L'analizzatore chimico utilizzato ha confermato che la plastica odorava di un composto dello zolfo ovvero di dimetil solfuro (DMS), rilasciato dalle alghe quando ricoprono la plastica, che la Prof.ssa Gabrielle Nevitt del Dipartimento di Neurobiologia e Fisiologia comportamentale aveva già in precedenza appurato essere l'odore che fa scattare la sensazione di cibo negli uccelli marini con notevole capacità olfattiva. Il DMS viene rilasciato anche quando le alghe vengono mangiate dal krill (Euphausia superba), un minuscolo crostaceo che costituisce l'alimento prediletto degli uccelli marini. Così, mentre le alghe di per sé mangiate non hanno odori, li emana viceversa il cibo di cui si nutrono gli uccelli con elevato olfatto.
"Questo studio evidenzia che le specie che non ricevono molta attenzione, come procellarie e alcune specie di berte, sono suscettibili di essere affette dall'ingestione della plastica - ha sottolineato la Nevitt - Queste specie nidificano in tane sotterranee che sono difficili da studiare, così che siano spesso trascurate. Tuttavia, in base alla loro strategia di procurasi cibo, lo studio dimostra che stanno consumando in realtà un sacco di plastica e che sono particolarmente vulnerabili ai rifiuti plastici marini".

Foto di copertina: Jens Metschurat/ Archivio Fotografico Alamy