Terza conferenza nazionale sulle rinnovabili termiche

Terza conferenza nazionale sulle rinnovabili termiche

Stop alla monocultura delle rinnovabili elettriche più costose e meno efficienti: è il momento delle rinnovabili termiche!

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Il dibattito in corso sul varo degli schemi di decreti ministeriali per gli incentivi alle rinnovabili elettriche e il V conto energia per il fotovoltaico, conferma, nonostante alcuni lodevoli propositi espressi, che la politica del Governo italiano di attuazione della direttiva 2009/28/CE continua a relegare nella marginalità il ruolo delle fonti rinnovabili termiche. 

Non è accettabile che vengano ancora una volta compiute scelte che allocano nuove importanti risorse a carico delle tariffe dando priorità all’incentivazione delle FER elettriche senza un’analisi costi/benefici contestuale rispetto alle scelte di incentivazione per le FER termiche e l’efficienza energetica come correttamente previsto dalla direttiva 2009/28/CE.

Di questi temi si è discusso alla “Terza conferenza nazionale sulle rinnovabili termiche”, organizzata da Amici della Terra, che si è tenuta a Roma il 30 e 31 maggio scorsi, con l’obiettivo di sostenere l’attivazione dei diversi strumenti utilizzabili nell’intervento pubblico per le FER termiche: incentivazione, regolazione, informazione; e sviluppo del monitoraggio statistico di un settore dei consumi di energia poco conosciuto.

Co-promossa da Coldiretti, la prima giornata della Conferenza è stata dedicata alla filiera bosco-legno-energia e dal titolo significativo “Custodi del bosco” in relazione al ruolo che il mondo rurale, in particolare le aziende forestali, possono avere in una pianificazione energetica regionale adeguata alle risorse del territorio e rispettosa delle sue caratteristiche.

Nel comparto delle stufe a legna e pellet l’industria italiana ha una posizione di leader mondiale, copre il 90% della domanda sul mercato interno e una quota importante (35%) della produzione nazionale viene esportata. Molto forte è anche la posizione dell’industria italiana nella filiera delle tecnologie per la cogenerazione e il teleriscaldamento da biomasse.

Ciò apre spazi importanti per filiere nazionali della biomassa legnosa, settore che vede oggi l’Italia nella posizione di importatore dall’estero di combustibili come il pellet. La diffusione di contratti di filiera corta, che coinvolgano attivamente il mondo delle imprese agricole e forestali, può conseguire un doppio risultato di crescita in tempi di crisi economica.

Il Piano italiano di promozione delle fonti rinnovabili (PAN) prevede un obiettivo specifico di diffusione delle fonti rinnovabili termiche fissato al 17% dei consumi totali di calore per il 2020 (pari a circa 10,5 Mtep), e alle biomasse legnose è attribuito il 50% (5 Mtep) dell’obiettivo 2020 per le FER termiche.
Ma i primi dati Eurostat, disponibili grazie al nuovo sistema di rilevamento statistico nato con il DM 14/1/2012, indicano che i consumi da biomasse legnose a fini termici erano stati fortemente sottostimati dal PAN visto che già per il 2010 essi ammontavano ad oltre 4 Mtep, pari all 80% del contributo atteso al 2020 dal PAN.

Dalla determinazione degli incentivi, alla localizzazione degli impianti, dall’efficienza energetica degli interventi al rispetto del paesaggio, nell’affrontare il tema si prende atto del ritardo accumulato dal settore termico, ma proprio questo ci dovrebbe consentire di evitare i problemi che hanno caratterizzato lo sviluppo delle rinnovabili elettriche, nell’ambito delle quali abbiamo visto come gli incentivi abbiano contribuito a creare distorsioni sia in campo economico che ambientale - ha dichiarato Stefano Masini, Responsabile Area ambiente e terriorio di Coldiretti - Il fattore più rilevante dello sviluppo del termico risiede, invece, proprio nel fatto che si tratta di una energia a misura di territorio. La filiera da impostare, quindi, non può che essere corta e territoriale. In questo senso è evidente come, in termini di risorsa principale, si debba partire dal bosco. In Italia, tra l’altro, scontiamo un grande paradosso in questo senso, visto che, pur configurandoci come un paese dalla consistente superficie boscata, abbiamo il primato europeo per l’importazione di legna da ardere”.

Secondo gli Amici della Terra e Coldiretti, è necessaria una revisione delle politiche di promozione delle fonti rinnovabili, a partire dal PAN, aumentando l’obiettivo delle rinnovabili termiche, anziché quello delle rinnovabili elettriche. Il ruolo delle biomasse legnose ad usi termici per il 2020 potrebbe essere ragionevolmente di circa 10 Mtep, (il doppio di quello attualmente previsto con un incremento effettivo di ulteriori 5 Mtep di consumi annui). I costi complessivi delle politiche di sostegno per questo obiettivo non superebbero i 500 milioni di euro all’anno; valori da confrontare con circa 6 miliardi di euro oggi destinati annualmente al fotovoltaico con risultato di circa 0,9 Mtep di FER.

La seconda giornata, dal titolo “Il caldo e il freddo nel conto del 20-20-20”, co-promossa da Co.Aer, Associazione dei Costruttori di Apparecchiature e Impianti Aaeraulici, è stata dedicata alle potenzialità delle rinnovabili termiche per il territorio e per piani delle Regioni in attuazione del Dlgs n. 28/2011.
Proprio in quel giorno, il 31 maggio, sono entrati in vigore gli obblighi di integrazione delle fonti rinnovabili negli edifici nuovi o in “edifici sottoposti a ristrutturazioni rilevanti”, pertanto una buona pianificazione regionale, basata sul riconoscimento e sulla contabilizzazione delle rinnovabili termiche, può contribuire a ottimizzare i benefici socio-economici della strategia europea su energia e clima.

Il Decreto comporta l’applicazione di una nuova concezione nella progettazione degli impianti termici, basata sul binomio inscindibile di efficienza energetica e fonti rinnovabili, dove i risparmi energetici diventano prioritari rispetto a quelli economici.

In base al Decreto, per i consumi “riscaldamento e raffreddamento” degli edifici sottoposti all’obbligo viene previsto che, a regime nel 2017, i consumi di energia termica debbano essere coperti da fonti rinnovabili per il 50%. Tale obbligo è del 20% dal 31 maggio u.s. e del 35% dall’inizio del 2014.
Resta, tuttavia, il problema delle tariffe. Il costo eccessivo dell’energia elettrica, infatti, ha praticamente scoraggiato limpiego e la diffusione in Italia delle pompe di calore.

Per consumi oltre i 2700 kWh/annui, il prezzo dell’energia passa da un minimo di circa 0,16 ?/kWh, con tariffa lineare BTA (o “altri usi”) - terziario o residenziale centralizzato - a un valore crescente dai 0,25 ai 0,31 ?/kWh con l’aumentare dei consumi nel settore domestico - tariffe D2 o D3.
“Il sistema tariffario elettrico nel settore domestico va a penalizzare fasce di consumo oltre i 2700 kWh/annui anche nel caso in cui si stiano impiegando sistemi efficienti e rinnovabili come le pompe di calore che, al contrario, consentono elevati risparmi di energia primaria - ha spiegato Bruno Bellò, Presidente Co.Aer - Una penalizzazione contro la quale Co.Aer, sta combattendo da anni, chiedendo che vengano attivati strumenti di sostegno strutturali che agiscano in due direzioni: la riduzione del costo di investimento, con forme di incentivazione snelle e dirette al consumatore, che diminuirebbero i tempi di ammortamento, e la riduzione del costo di esercizio, rivedendo i sistemi tariffari dell’energia”.

Nel Dlgs n. 28/2011, oltre agli edifici nuovi, sono sottoposti all’obbligo di consumi termici rinnovabili anche gli edifici esistenti aventi superficie utile superiore a 1.000 m2, soggetti a ristrutturazione integrale, nonché gli edifici esistenti soggetti a demolizione e ricostruzione. Si tratta, in tutta evidenza di una definizione molto limitativa, che però le Regioni possono ampliare, ottenendo significativi risultati di diffusione delle rinnovabili termiche, senza oneri per la pubblica amministrazione.

Anche dal punto di vista dell’occupazione, aspetto di notevole interesse per le amministrazioni locali e regionali, la diffusione dei sistemi a pompa di calore rappresenta una grande opportunità di crescita economica e professionale, non solo per i produttori di apparecchiature, ma anche per tutta la filiera di installatori, manutentori e progettisti distribuiti sul territorio nazionale.

Con le rinnovabili termiche e l’efficienza, quindi, si può andare ben oltre l’obiettivo minimo obbligatorio del 17%, riducendo i costi dell’incentivazione e aumentando la ricaduta sull’economia italiana. Per fare questo è necessario rielaborare il PAN portando l’obiettivo 2020 dal 17 al 20% con un approccio globale e non con fughe in avanti, come l’incomprensibile annuncio del Governo dell’innalzamento dell’obiettivo del solo settore elettrico. In particolare, va ricordato che, a differenza delle rinnovabili elettriche, le rinnovabili termiche (e l’efficienza energetica) sono in molti casi già competitive e richiedono un’incentivazione molto inferiore a confronto dei medesimi risultati conseguibili con le FER elettriche.

Una buona regolazione può accelerare anche senza costi la penetrazione delle FER termiche semplificando i regimi autorizzativi, rafforzando gli obblighi per gli edifici, e definendo standard tecnici equilibrati. La diffusione delle FER termiche già competitive può avere, inoltre, un grande sviluppo anche tramite politiche di informazione rivolta alle imprese e alle famiglie.

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