Superiamo la crisi con la Green Economy

Superiamo la crisi con la Green Economy

Il Sindaco Scarpa lancia la sfida della “Chimica Verde” per risollevare l’economia del territorio

porto torres

Porto Torres, o Posthudorra nella dizione locale, è un comune di 22.500 abitanti in Provincia di Sassari, all’interno del Golfo dell’Asinara. Situato in posizione strategica su un promontorio calcareo nella parte nordoccidentale della Sardegna, è l’unico porto sardo che collega l’isola con Corsica, Francia e Spagna. 

Metà del suo territorio è costituito dall’Isola Piana e dall’Asinara, dove ha sede l’omonimo Parco Nazionale dal 3 ottobre 2002. Il resto del territorio si estende nella pianura della Nurra e su alcuni colli, il più alto dei quali è Monte Alvaro.

Il motore trainante del turismo turritano è l’isola dell’Asinara, che è diventata una delle attrazioni turistiche più famose della Regione, quando nel 1998, dopo l’eliminazione del carcere di massima sicurezza, si è proceduto alla fondazione del Parco Nazionale.
La presenza umana nel territorio di Porto Torres risale all’epoca preistorica, come testimoniano numerosi nuraghi e necropoli presenti nell’area turritana. La città venne fondata da Giulio Cesare nel 46 a.C e “battezzata” Turris Libisonis. La colonia fu popolata da cittadini romani ai quali furono assegnati appezzamenti di terra nelle zone pianeggianti della città. Le testimonianze dell’età imperiale sono tutt’oggi ben presenti: nell’area archeologica si trovano i resti del cosiddetto palazzo di Re Barbaro, delle Terme e del Ponte Romano che scavalca il fiume Rio Mannu. Porto Torres ha vissuto un periodo di grande splendore anche durante l’età medievale, quando era capitale di uno dei quattro regni giudicali in cui si divideva la Sardegna. In quel periodo fu eretta la Basilica di San Gavino, la chiesa romanica più grande dell’Isola e fra le più antiche.

Un’ulteriore testimonianza dal passato è la Torre Aragonese, la vedetta ottagonale che si trova all’interno del porto. Caratteristica è anche la chiesa di San Gavino a Mare, a Balai, costruita diversi secoli fa per onorare i Martiri Turritani, Gavino Proto e Gianuario, patroni di Porto Torres. A circa due chilometri di distanza si trova un’altra piccola chiesa, chiamata San Gavino di Balai, anch’essa a picco sul mare, che sorge nel luogo in cui, secondo la tradizione, si compì il martirio del santo Gavino.

Porto Torres ha anche un tessuto industriale molto radicato nel territorio: nel 1962 divenne sede della SIR (Società Italiana Resine) che vi si stabilì con impianti petrolchimici che producevano gomma, ora di proprietà dell’ENI, ma che con la crisi della chimica in Sardegna sono stati chiusi, lasciando aperta la questione della bonifica di tutta la zona.

Per conoscere più in profondità questa piccola parte d’Italia abbiamo incontrato il Sindaco di Porto Torres, Beniamino Scarpa, che ci ha illustrato i punti di forza e le criticità del suo Comune.

Sindaco, com’è la qualità dell’aria e dell’acqua nel territorio comunale?
La qualità dell’acqua marina nella parte di costa che è interessata dall’inquinamento della falda dell’area industriale è soggetta ad una serie importante di accertamenti da parte dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Sardegna (ARPAS), che da 18 mesi effettua controlli attraverso un monitoraggio con gli organismi della Regione. Da questi controlli sono emersi alcuni fenomeni di contaminazione sia dell’aria che dell’acqua in aree abbastanza circoscritte, ma stiamo già lavorando su un’Ordinanza attraverso la quale Polimeri Europa-Syndial (ENI) dovrà intervenire per gestire questo fenomeno di inquinamento.
In generale, la qualità dell’aria è monitorata delle centraline della Provincia che tendono principalmente a rilevare le emissioni in atmosfera della centrale termoelettrica di Fiume Santo, generalmente sotto la soglia dei limiti previsti dalla normativa. Si tratta di un monitoraggio molto attivo, gestito da un’apposita commissione, della quale fanno parte anche la Provincia e il Comune di Sassari. Credo che la qualità dell’acqua e dell’aria sia strettamente legata alla questione delle bonifiche dell’intera zona industriale.

A che punto è la riconversione degli impianti ex SIR?
Si tratta di un’area di 1.200 ettari di proprietà dell’ENI. Il territorio chiede che le aree inutilizzate o dismesse degli stabilimenti, che sono particolarmente pregiate, vengano messe a disposizione per altri usi industriali, in quanto sono già interamente infrastrutturate da strade e servizi e si trovano vicino al porto cittadino che è in grado di gestire un notevole traffico di merci. Per questo motivo stiamo elaborando un nuovo Piano Urbanistico del Porto per agevolare questi traffici. L’ENI ha dato la sua disponibilità in un’Intesa, firmata con il Governo nazionale, la Regione e gli altri Comuni di quest’area.
Il percorso di bonifica è molto complesso perché l’area è molto vasta e i fenomeni di contaminazione sono importanti, tuttavia l’ENI si è impegnata ad investire 530 milioni di Euro per interventi che riguardano la bonifica sia della falda sia dei suoli, con lo scopo di riutilizzare questa area per altri tipi di attività.
Infine, per la prima volta dopo anni di attesa, il Ministero ha finalmente emesso il primo Decreto di bonifica che consentirà di realizzare un impianto per il trattamento di acqua di falda con una portata di 500 m3/ora e che sarà il terzo impianto in Italia per dimensioni. Le attività di realizzazione, secondo la Syndial, dovrebbero iniziare la prossima primavera con la bonifica della falda dei suoli per poi procedere con la re-industrializzazione delle aree bonificate, una parte delle quali sarà dedicata alla “Chimica Verde”.

A proposito di “Chimica Verde”, come è stato accolto, dai cittadini, il Progetto ENI-Novamont “Chimica Verde”?
Fin da subito abbiamo promosso una serie di incontri pubblici, ai quali hanno partecipato i massimi vertici ENI, Polimeri Europa/Syndial e Novamont, durante i quali cittadini e consiglieri comunali hanno potuto porre domande e avere ogni genere di approfondimento.
Ora c’è molta attesa, in senso positivo ovviamente!
Posso anticipare che la Regione Sardegna ha concesso la sua Autorizzazione. Per l’investimento complessivo dei primi due blocchi dello stabilimento sono previsti oltre 700 milioni di Euro e questo rappresenta una speranza per il nostro territorio in termini di occupazione e di ripresa economica.

Cambiamo argomento e parliamo di inquinamento. Quali strategie intenderà perseguire per dare una risposta positiva alla questione delle “polveri sottili”?
Il problema delle polveri sottili a Porto Torres è legato fondamentalmente a due fenomeni: la termocentrale elettrica di Fiume Santo, che, seppur situata nel Comune di Sassari, è molto vicino all’abitato di Porto Torres, e il traffico navale all’interno del porto che comporta un’emissione notevole di fumi nell’aria e un traffico di circa un milione di passeggeri all’anno.
Abbiamo intenzione di monitorare l’emissione di agenti inquinanti con l’implementazione della rete di centraline di rilevamento, che ci consentirà di tenere più a stretto controllo il centro abitato e la salute dei cittadini.

Cambiamo ancora argomento e parliamo di energia. Qual è il fabbisogno energetico del territorio?
Noi siamo una piccola comunità e il nostro fabbisogno energetico è soddisfatto sufficientemente dalla rete elettrica regionale. In realtà abbiamo il problema inverso. Porto Torres, per la sua vocazione industriale e in base alla normativa regionale, è individuata come possibile sede per la produzione di energia, anche da fonti rinnovabili. È presente un numero consistente di progetti attualmente in istruttoria in Regione per la realizzazione di importanti campi fotovoltaici, alcuni dei quali già realizzati, e per la realizzazione di alcuni campi eolici, per i quali la Regione sta istruendo le istanze che sono state presentate.
Purtroppo Porto Torres da sempre è stata sede di imponente produzione industriale e di energia elettrica con agenti inquinanti, come l’olio combustibile e il carbone, ma stiamo lavorando affinché presto sia disponibile il metano tramite il gasdotto GALSI (acronimo di Gasdotto Algeria Sardegna Italia, ndr. ), affinché questa produzione di energia elettrica venga alimentata a gas anziché a carbone o a olio combustibile.

Quali strumenti di pianificazione ed incentivazione sono in atto o si intendono attivare per promuovere uno sviluppo energetico sostenibile?
Come Amministrazione stiamo incentivando tutte le possibili forme di energia rinnovabile e di efficienza energetica degli edifici. Abbiamo anche partecipato ad un bando regionale, cofinanziato dall’Unione Europea che si chiama “Sardegna CO2.0 Smart city” attraverso il quale speriamo di poter beneficiare di investimenti, pubblici e privati, per l’attivazione di una serie di azioni integrate e coordinate di breve, medio e lungo periodo, destinate a ridurre progressivamente il bilancio delle emissioni di CO2 nel territorio, ma in grado anche di sviluppare un modello industriale più sostenibile e con notevoli ricadute occupazionali.

Come si pone la sua amministrazione nei confronti degli Acquisti Verdi?
Proprio qui a Porto Torres vogliamo far nascere una filiera della plastica biodegradabile, quindi siamo sensibili e consapevoli dell’importanza dell’Economia Verde. Le Pubbliche Amministrazioni stanno seguendo con grande interesse il Green Public Procurement, in quanto la sostenibilità ambientale non si dimostra solo promuovendo il consumo di energia sostenibile o con comportamenti virtuosi per il risparmio energetico, ma anche con la filiera degli Acquisti Verdi, per la quale la nostra Amministrazione si sta attrezzando per incentivarne la più ampia diffusione.

Sindaco, qual è l’attuale situazione del settore rifiuti nel comune di Porto Torres e a che punto è la raccolta differenziata e la destinazione sostenibile dei rifiuti urbani captati?
Siamo un Comune abbastanza virtuoso perché la raccolta differenziata ha raggiunto il 60% attraverso un percorso iniziato appena due anni fa. Abbiamo introdotto la raccolta spinta “porta a porta” e i cittadini hanno ben accolto questo sistema che prevede un passaggio frequente in tutte le abitazioni e un calendario di raccolta ben organizzato. Sono contento che i cittadini siano soddisfatti, ma stiamo lavorando affinché il servizio possa essere ulteriormente migliorato. 

Ai rifiuti si lega tristemente la questione dei traffici illeciti. Qual è la sua posizione e il suo contributo in favore della legalità?
È una tematica alla quale siamo particolarmente attenti, in quanto il nostro porto ha una rilevanza nazionale e nel quale potrebbero potenzialmente essere presenti dei traffici illeciti di rifiuti. Stiamo seguendo con molta attenzione le attività delle istituzioni, che a livello nazionale e internazionale promuovono una serie di Protocolli per effettuare controlli efficaci sui traffici dei rifiuti, affinché si svolgano nel pieno rispetto delle regole. Attraverso le lotte portate avanti dal Consorzio nazionale per il riciclaggio dei rifiuti dei beni a base di polietilene, PolieCo, siamo a conoscenza di ingenti traffici illegali di rifiuti, che possono creare danni anche alla salute delle persone, quindi sosteniamo con forza l’attività degli organi di controllo, delle magistrature e delle procure, anche a livello internazionale. Noi nel nostro piccolo, con la Capitaneria di Porto e l’Autorità Portuale, vigileremo e saremo attivi e responsabili.

Che messaggio vuole lanciare ai suoi cittadini?
Una comunità industriale come la nostra, che sente particolarmente la crisi, deve costruire un futuro diverso, basato sull’industria sostenibile. Ci stiamo lavorando e già si intravedono i primi segnali positivi. Affrontiamo, quindi, con determinazione questa sfida impegnativa, con la consapevolezza di raggiungere una realtà più ricca e sicura per tutti.

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