Secondo una recente ricerca condotta dall’Università di Yale e dall’Università di Buffalo attraverso l’aiuto delle nubi si possono monitorare i diversi ecosistemi presenti sul Pianeta. Analizzando 15 anni di immagini satellitari, gli studiosi hanno infatti riscontrato che esse influenzano fortemente l’ambiente.

studiare nuvole per comprendere biodiversita

Le nuvole possono essere un valido alleato per lo studio di ecosistemi di cui è difficile reperire i dati. Questo il risultato sorprendente di una recente ricerca condotta dall’Università di Buffalo in collaborazione con quella di Yale, sotto la guida del professore di “Global environmental changeAdam Wilson presso il Dipartimento di Geografia dell’università americana, e pubblicata lo scorso marzo sulla prestigiosa rivista PLOS Biology.

Lo studio che ha utilizzato i dati raccolti nel periodo dal 2000 al 2014 dai due satelliti per l’osservazione terrestre NASA, Aqua e Aura, analizzando le diverse specie di nubi, ha ottenuto una serie di informazioni che hanno permesso agli scienziati di creare un vero e proprio database contenente due immagini per giorno della copertura nuvolosa del Pianeta. Questo ha consentito di mappare la diffusione di rare specie animali e vegetali che vivono in ecosistemi difficilmente raggiungibili dall’uomo con altri mezzi.

Le nuvole, infatti, influenzano fattori ambientali quali pioggia, luce del sole, temperatura del suolo e umidità delle foglie: caratteristiche fondamentali che determinano la sopravvivenza di flora e fauna in un determinato luogo, e allo stesso tempo aprono nuove prospettive per le specie più a rischio.

In poche parole, mappando la diffusione delle diverse specie di nubi, è stato possibile realizzare un vero e proprio atlante dell’ambiente “globale” in tutta la sua varietà.

Quando abbiamo visualizzato i dati - ha spiegato Wilson - è stato sorprendente vedere come fosse possibile osservare chiaramente i biomi presenti sul nostro Pianeta facendo riferimento alla frequenza e alla distribuzione temporale dei giorni di pioggia negli ultimi quindici anni”.

La copertura nuvolosa ha aiutato i ricercatori a determinare la dimensione e la posizione (con una risoluzione pari a un chilometro) degli habitat di alcune specie rare come un picchio che vive in regioni isolate del Sud America o il protea re, un arbusto legnoso originario del Sud Africa.

Il telerilevamento è diventato uno strumento prezioso e di primo piano per tutelare e gestire al meglio le biodiversità - ha concluso Wilson - Esso rappresenta un concreto aiuto dallo spazio che potrebbe essere decisivo per la salvaguardia delle specie più minacciate, spesso difficili da localizzare. Il nostro studio mostra uno degli sviluppi più interessanti per il settore dell’osservazione della Terra e, grazie alla mole di dati a disposizione che abbiamo ottenuto, saremo in grado di monitorare tutte le biodiversità che caratterizzano la vita sul nostro Pianeta”.

D’ora in poi, allora, quando alzeremo gli occhi al cielo lo faremo con una consapevolezza diversa, pensando che una cosa che sembra “banale” come una nuvola, in realtà può davvero salvare una specie animale in estinzione.