Presentato un Documento che viene sottoposto a consultazione pubblica fino alla fine dell’anno per elaborare una visione nazionale su come affrontare in futuro gli impatti dei cambiamenti climatici, individuare un set di azioni e indirizzi per farvi fronte con l’obiettivo di ridurre al minimo i rischi, proteggere la salute e il benessere della popolazione, preservare il patrimonio naturale, nonché trarre vantaggio dalle eventuali opportunità socio-economiche conseguenti all’attuazione delle azioni di adattamento.

Sunflowers

Il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Andrea Orlando ha presentato nei giorni scorsi un Documento recante “Elementi per una Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici”, elaborata da un tavolo tecnico composto da circa 100 scienziati ed esperti nazionali sulla base delle “Linee Guida per sviluppare strategie di adattamento” che ha accompagnato la Comunicazione della Commissione UE del 16 aprile 2013: “Strategie dell’UE di adattamento ai cambiamenti climatici”.
 

Il Documento di oltre 80 pagine, ha lo scopo di definire un quadro di riferimento per affrontare nel lungo periodo gli impatti dei cambiamenti e porre le basi per un processo collettivo di adattamento.
"Non si parla solo di nuovi investimenti, ma di cambiare le politiche già in atto - ha sottolineato il Ministro - È importante ripensare il Paese come se fosse collocato a un'altra latitudine e prepararlo al clima che sta cambiando. I primi segnali sono sotto agli occhi di tutti: lunghi periodi di siccità si alternano a temporali brevi e intensissimi che producono allagamenti, distruzioni, vittime”.

Sia l’ultimo Rapporto dell’Agenzia Europea dell’AmbienteClimate change, impacts and vulnerability in Europe”, sia il più recente "Climate Change 2013: I Principi Fisici di Base" del 1° Gruppo di lavoro per il V Rapporto di Valutazione (WGI AR5) dell’International Panel on Climate Change (IPCC), indicano che la regione del Mediterraneo sarà una delle aree più vulnerabili d’Europa. Gli impatti negativi attesi nei prossimi decenni sono correlati principalmente a un innalzamento eccezionale delle temperature medie e massime (soprattutto in estate), all’aumento della frequenza di eventi meteorologici estremi (ondate di calore, siccità ed episodi di precipitazioni piovose intense) e alla riduzione delle precipitazioni annuali medie e dei flussi fluviali, con conseguente possibile calo della produttività agricola e perdita di ecosistemi naturali.
In termini di impatto strettamente economico, si stima che il cambiamento del clima, con un riscaldamento medio di 0,9°, possa generare costi economici pari a una perdita aggregata tra lo 0,12% e lo 0,16% del PIL al 2050, corrispondente a circa 20-30 miliardi di euro. In particolare, alcuni settori come il turismo e l'economia delle regioni alpine potrebbero subire i danni più significativi.

Tenendo conto anche delle esperienze maturate in altri Paesi d’Europa e dei documenti tecnici elaborati soprattutto dall’Agenzia Europea dell’Ambiente, la bozza di Piano è stata predisposta sulla base dei seguenti Principi generali:

1. Adottare un approccio basato sulla conoscenza e sulla consapevolezza.
2. Lavorare in partnership e coinvolgere gli stakeholders e i cittadini.
3. Lavorare in stretto raccordo con il mondo della ricerca e dell’innovazione.
4. Considerare la complementarietà dell’adattamento rispetto alla mitigazione.
5. Agire secondo il principio di precauzione di fronte alle incertezze scientifiche.
6. Agire con un approccio flessibile.
7. Agire secondo il principio di sostenibilità.
8. Adottare un approccio integrato nella valutazione dell’adattamento.
9. Adottare un approccio basato sul rischio nella valutazione dell’adattamento.
10. Integrare l’adattamento nelle politiche esistenti.
11. Effettuare un regolare monitoraggio e la valutazione dei progressi verso l’adattamento.

Riteniamo che questo sia il momento di intensificare gli sforzi - ha ribadito Orlando - perché qualcosa si deve fare e lo dicono anche i Paesi emissori. L’Italia deve continuare a svolgere il suo ruolo non solo per gli sforzi già fatti, ma anche in termini di convenienza, con una strategia che pone la ricerca e l’innovazione in primo piano".
Le aree di azione sono state selezionate ed esaminate, secondo un approccio settoriale che ha considerato la loro rilevanza economica ed ambientale e la loro vulnerabilità agli impatti dei cambiamenti climatici, che sono riassunte nella tabella sottostante, in aggiunta alle quali sono stati presi in considerazione due casi speciali nazionali: l’area alpina ed appenninica e il distretto idrografico padano, per la rilevanza a livello nazionale che rivestono in termini di impatti sui sistemi ambientali, sul territorio e sull’economia.

tabella adattamento cambiamenti climaticiSettori e micro-settori d’azione per l’adattamento

Considerata la natura interdisciplinare dell’argomento e la sua complessità, è essenziale avviare un dialogo strutturato con le parti interessate e con la società civile per studiare le necessità specifiche e le barriere per eventuali azioni/misure di adattamento. A tal fine il Ministero ha avviato una consultazione pubblica sul Documento al fine dell’elaborazione finale della Strategia, a cui è possibile contribuire compilando entro il 31 dicembre 2013 un relativo questionario.