L’Agenzia americana per lo sviluppo internazionale (USAID) affiancherà la FAO con un finanziamento aggiuntivo di 87 milioni di dollari per il periodo 2015-19 contro le malattie animali con implicazioni per la salute umana come Ebola, MERS-CoV e influenza aviaria H5N1.

aviaria

L’impegno della FAO nella lotta contro la minaccia di possibili pandemie animali in Asia, Africa e Medio Oriente ora è sostenuto dall’Agenzia americana per lo Sviluppo internazionale (USAID), con un finanziamento aggiuntivo di 87 milioni di dollari per il periodo 2015-19.

Da oltre un decennio USAID e FAO collaborano per il controllo delle malattie animali e la gestione dei relativi rischi per la salute umana. Il sostegno finanziario complessivo di USAID dal 2004 a oggi ammonta a 320 milioni di dollari. I nuovi fondi serviranno per le attività di monitoraggio e sorveglianza, gli studi epidemiologici, la prevenzione e il controllo, oltre a migliorare le capacità dei veterinari in Asia, Africa e Medio Oriente, e a promuovere legami tra gli specialisti di salute animale e il settore della sanità pubblica.

Il direttore generale della FAO José Graziano da Silva ha ringraziato gli Stati Uniti per il loro supporto e la duratura collaborazione: “Ciò dimostra quanto rilevante sia il lavoro sulle malattie transfrontaliere presso la FAO e il sistema delle Nazioni Unite. E quanto lo sarà sempre di più in futuro, se vogliamo raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Milioni di persone fanno affidamento sul bestiame per la propria sopravvivenza, per il reddito e per la nutrizione, e le loro condizioni di vita devono essere protette”.

Siamo soddisfatti di ciò che la nostra collaborazione con la FAO ha finora raggiunto contro le emergenti minacce di pandemia - ha dichiarato Dennis Carroll, direttore della Sicurezza e dello Sviluppo Sanitari Mondiali del Bureau for Global Health di USAID - e dell’importante contributo che il lavoro della FAO sta dando al Global Health Security Agenda Program statunitense per far fronte alle minacce poste dall’emergere naturale di nuove malattie e il rilascio intenzionale e/o accidentale di agenti patogeni pericolosi”.

L’ultimo contributo di USAID alla FAO di 87 milioni di dollari - ha continuato Carroll - rafforzerà ulteriormente il partenariato tra le nostre due organizzazioni, e svilupperà il buon lavoro già in corso nella seconda fase del programma USAID Emerging Pandemic Threats (EPT-2). Circa 50 milioni di questo contributo sosterranno la lotta globale contro il virus Ebola, con la costruzione di capacità globali per prevenire, individuare e rispondere a futuri focolai e impedire che diventino epidemie”.

L’attività di prevenzione e controllo
Il nuovo finanziamento USAID consentirà alla FAO di condurre studi in Africa occidentale e orientale per identificare potenziali serbatoi di portatori di Ebola e di malattie simili, e al tempo stesso di far luce sul possibile ruolo del bestiame nella trasmissione della malattia.
Contemporaneamente, una migliore comprensione dell’epidemiologia della sindrome respiratoria da coronavirus medio orientale (MERS-CoV) sarà al centro delle attività nel Corno d’Africa e nel Vicino Oriente. Anche se il virus MERS-CoV, in circostanze normali, non sembra diffondersi facilmente da persona a persona, la sua origine animale significa che la prevenzione di una possibile trasmissione da animale a uomo deve essere un elemento fondamentale per fermare la comparsa di un ceppo con potenziale epidemico. Ma questo impegno è ostacolato da lacune nelle conoscenze riguardo a dove è presente il virus, quali animali sono colpiti, come l’allevamento e la commercializzazione potrebbero essere fattori di trasmissione, oltre al ruolo che potrebbero avere gli animali selvatici.
In Africa occidentale, il finanziamento potenzierà gli sforzi della FAO per arginare la diffusione del virus altamente patogeno dell’influenza aviaria H5N1 (che ha causato malattie umane e decessi) attraverso attività di prevenzione, individuazione e controllo volte a eliminare la malattia nel settore avicolo e rafforzare la capacità delle autorità veterinarie e dei produttori di pollame di evitare future recidive e perdite economiche. Il primo attacco del virus H5N1 in Africa occidentale si è verificato nel 2006, ma in tre anni è stato eliminato con successo. Alla fine del 2014 il virus si è reintrodotto in Nigeria, dove da allora si è rapidamente diffuso in Burkina Faso, in Costa d’Avorio, in Ghana e in Niger, con oltre 2,5 milioni di volatili abbattuti o morti. Con i focolai recentemente rilevati in Ghana, la FAO è preoccupata che, senza uno sforzo per contenerlo e debellarlo, l’H5N1 potrebbe espandersi ad altri paesi della regione.
La FAO, inoltre, sta anche utilizzando il sostegno di USAID per lanciare un nuovo programma denominato “Il Futuro del Bestiame in Africa” che coprirà l’intera regione sub-sahariana e analizzerà le tendenze nel settore zootecnico, aiutando i paesi a prevenire possibili minacce per la salute e l’impatto ambientale.
In Asia, il nuovo finanziamento USAID rafforzerà i programmi in corso della FAO che monitorano e prevengono l’impatto degli agenti patogeni infettivi animali - specialmente dell’influenza A, del coronavirus e dell’henipavirus - e lavorano per ridurre al minimo il ruolo dell’agricoltura nella minaccia sempre crescente di microrganismi antimicrobici resistenti.
Studi della FAO hanno mostrato come nel corso degli ultimi decenni la crescita della popolazione, l’espansione agricola e l’aumento delle filiere alimentari a diffusione globale abbiano drasticamente modificato il modo in cui le malattie emergono, saltano i confini delle specie e si diffondono. Questo è il motivo per cui l’Organizzazione sostiene l’approccio “One Health”, che cerca di gestire le possibili minacce in modo più olistico, guardando all’interazione tra fattori ambientali, salute animale e salute umana.