Stati Generali del Verde Urbano

Stati Generali del Verde Urbano

Si sono svolti nei 3 giorni precedenti la Giornata Nazionale degli Alberi (21 novembre 2015), gli Stati Generali del Verde Urbano con l’obiettivo di tracciare un primo bilancio della L. n. 10/2013 sulle “Norme di sviluppo degli spazi urbani e per stimolare discussione e politiche attive sul territorio.

programma verde urbano

Alla vigilia della "Giornata Nazionale degli Alberi" (21 novembre 2015) che quest’anno ha per tema “L’albero padre del cibo: verso una alimentazione sostenibile”, si sono svolti a Roma dal 18 al 20 novembre 2015 gli "Stati Generali del Verde Urbano", indetti per la prima volta dal Comitato per lo sviluppo del verde pubblico del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, in collaborazione con l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), al fine di stimolare la discussione e il dibattito, ma anche politiche attive sul territorio.

Il Comitato per lo sviluppo del verde pubblico è l'organo istituzionale che ha il compito di verificare l'attuazione della Legge 10/2013 "Norme per lo sviluppo degli spazi urbani" e di redigere annualmente un Rapporto sull’applicazione nei Comuni delle disposizioni di cui al Decreto Ministero dei Lavori Pubblici n. 1444/1968, relative agli strumenti urbanistici generali e attuativi e, in particolare, ai nuovi Piani particolareggiati o lottizzazioni convenzionate, ai nuovi regolamenti edilizi con annesso programma di fabbricazione e relative lottizzazioni convenzionate e alle revisioni degli strumenti urbanistici esistenti.

In questa ampia missione, inoltre, si colloca il compito di promuovere una rinnovata cultura del verde, specie con riguardo al ruolo che esso ha negli insediamenti urbanizzati, con ricadute precise e importanti su salute, ambiente, economia e, in alcuni territori, addirittura sugli stessi tratti identitari dei luoghi e delle comunità che vi sono insediate.

Quella normativa è, a mio avviso, un laboratorio di cambiamento - ha affermato il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, aprendo i lavori della prima giornata che si è svolta presso la sede dell’Avvocatura dello Stato, dedicata a tracciare un primo bilancio della Legge 10/2013E in ogni caso un punto di partenza, non di arrivo, che lancia una sfida dalla posta in gioco molto alta a decisori pubblici, tecnici, giuristi ed economisti. Una grande discussione pubblica come gli Stati Generali è dunque strategica e fondamentale. Ciò detto, ritengo che il lavoro, il molto lavoro che resta da fare per raggiungere anche nel nostro Paese standard accettabili dal punto di vista del verde urbano abbia bisogno di molte cose. Di risorse finanziarie, certamente. Altrettanto certamente, di una visione lungimirante degli enti locali, una parte dei quali soltanto, ancora oggi, risulta dotata di un proprio regolamento del verde. Ma occorrono anche saperi tecnici, professionisti capaci che sappiano mettersi al servizio di una causa come questa. E serve la collaborazione fattiva della società civile, compresa quella alla ricerca di forme più mature di responsabilità sociale d’impresa”.

Il testo della Legge contiene indicazioni significative, tra cui l’obbligo per gli Enti locali del censimento degli alberi monumentali per i cui abbattimenti e danneggiamenti sono previste sanzioni fra i 5.000 e i 10.000 euro, sollecitazioni per i rimboschimenti anche tramite misure compensative a seguito di interventi edilizi, come ha messo in pratica recentemente la Regione Marche che ha approvato un Regolamento che obbliga i Comuni a individuare le aree verdi, le formazioni vegetali e gli elementi vegetali da tutelare, urbani ed extraurbani, nel proprio strumento urbanistico, dal momento che la Legge 10/2013 prevede solo l’impegno facoltativo per i Comuni di adottare il proprio “Regolamento del verde urbano”, tant’è che la stessa Capitale Roma non ne dispone ancora.

La legge 10/2013 dopo due anni e mezzo di applicazione è oggi al suo primo tagliando - ha sottolineato Massimiliano Atelli, Presidente del Comitato per lo sviluppo del verde pubblico istituito dal Ministero dell'Ambiente - Molte cose sono state già fatte; ma c'è ancora da fare. La direzione di marcia è nel senso di città più ricche di verde, più a misura d'uomo, e più attente alla memoria e alla identità di un territorio il cui skyline spesso è segnato, nel nostro Paese più ancora che in altri, dalle chiome di alberi caratteristici o, a volte, monumentali. Servono nuove risorse per dotare il Comitato del verde di un braccio operativo in grado di intervenire sul territorio, oggi del Corpo Forestale dello Stato e domani con l'Arma dei Carabinieri, attraverso dei protocolli d'intesa operativi e rendere attuativo il lavoro portato avanti dal Comitato".

Il giorno seguente, i lavori della mattina sono stati ospitati nella sala convegni di Confagricoltura, dove si è approfondito il tema del ruolo del verde pubblico per lo sviluppo sostenibile dell’ambiente, dell’economia e della crescita.

I Comuni devono investire di più nel verde urbano - ha sottolineato il Presidente della Federazione Nazionale del Florovivaismo di Confagricoltura, Francesco Mati - Il vivaismo ha un ruolo strategico nella città sostenibile, sempre più a misura d’uomo e di ambiente. Un chilometro di asfalto costa circa un milione di euro, con la stessa cifra si riqualifica il verde pubblico di diversi quartieri di una grande città o di una grande zona industriale. Una riqualificazione del patrimonio verde e un incremento di quello nelle aree extra urbane porta ad una maggiore qualità dell’aria, ad una crescita della biodiversità ed ha un forte impatto sociale, sull’occupazione e di risparmio sulla spesa sanitaria”.

Il valore economico ed occupazionale del settore, ha ricordato nell’occasione Confagricoltura, si è attestato ad un saldo positivo pari a 180 milioni di euro, trainato principalmente dal segmento piante, alberi e arbusti, grazie all’attività di circa 21 mila aziende ripartite tra 14 mila per il segmento fiori e piante in vaso e 7 mila per quello vivaistico, che occupano complessivamente oltre 100 mila addetti, rappresentando più del 10% degli occupati agricoli complessivi. Attualmente, secondo i dati Istat, ogni italiano ha a disposizione 106 m2 di verde pubblico che se venisse incrementato dell’1% ci sarebbero 63,6 milioni di m2 di verde pubblico in più a disposizione dei cittadini italiani e con una spesa pubblica di 1 euro/m2 si investirebbero in verde pubblico 95,5 milioni di euro, equivalenti al 2,3% dei 4,1 miliardi di euro di valore della produzione florovivaistica nazionale.

Nel pomeriggio del giorno 19 novembre gli Stati Generali del Verde Urbano hanno fatto tappa nella sede del Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC), con un focus tema dell’architettura e del paesaggio: verde storico, infrastrutture verdi e verde architettonico, in linea con la sfida della Rigenerazione Urbana Sostenibile (RI.U.SO.) e, quindi, sul ruolo del verde come strumento di progetto urbano, come sostegno ai progetti di risparmio energetico e a quelli per migliorare la qualità dello spazio pubblico urbano.

Per il CNAPPC, il sistema del verde urbano rappresenta una componente primaria degli interventi di riqualificazione ed integrazione della città e della periferia, così come delle aree periurbane ed infraurbane caratterizzate dalla diffusione insediativa. Infatti, è elemento fondamentale non solo del RI.U.SO di aree urbane, ma anche di siti produttivi dismessi e di reti infrastrutturali dismesse o incompiute. Gli spazi verdi urbani svolgono molteplici funzioni di natura ambientale, sociale, ecologica, culturale ed economica e proprio per questo sono il segno della sostenibilità di una città: ne migliorano il microclima ed il valore ecologico; favoriscono le relazioni sociali e la coesione della comunità; rendono migliore l'habitat che è il vero fine, questo, di qualsiasi intervento di rigenerazione urbana.

È importante - ha osservato Atelli - che il Consiglio Nazionale degli Architetti abbia voluto ospitare una parte di questi primi Stati generali del verde urbano per lo spessore del contributo tecnico-professionale che essi spendono ogni giorno su questo tema, sul territorio, in un lavoro simbiotico con le istituzioni e le altre categorie professionali interessate".

La giornata conclusiva del 20 novembre si è svolta alla Sala convegni dell’Orto botanico e ha avuto per tema il ruolo del verde urbano nella ricerca: salute, ambiente e mobilità.
Nell’occasione è stata annunciata una Convenzione sottoscritta da Massimiliano Atelli, Presidente del Comitato per lo sviluppo del verde pubblico, e da Paolo Pejrone, Presidente dell’Associazione Parchi e Giardini d’Italia (APGI) che rappresenta per gli enti e i proprietari dei giardini l’organizzazione nazionale di riferimento e coordinamento, sostenendo il settore in generale e di promuovere i giardini “virtuosi” diffondendone i modelli e i moderni sistemi di gestione per inserirli sempre più nel sistema economico e culturale del Paese.

I parchi ed i giardini storici costituiscono un settore rilevante del patrimonio culturale italiano, e come tali sono protetti e tutelati dalle leggi in vigore, ma la loro conoscenza e valorizzazione meritano di essere ulteriormente sviluppate per realizzare un’azione sempre più incisiva nei campi del restauro, della tutela e della promozione degli stessi.

Obiettivo della Convenzione è, appunto, di valorizzare e tutelare il patrimonio orticulturale italiano e di attivare azioni che ne favoriscano la conoscenza e la fruibilità da parte del pubblico.
Nell’ambito della convenzione, le Parti concordano di collaborare per la messa a punto di strumenti metodologici e tecnici per la realizzazione di progetti e di interventi pilota di conservazione e valorizzazione di parchi e giardini storici; la messa a punto di sistemi formativi del personale che opera nel settore dei parchi e giardini storici; la realizzazione di strumenti culturali finalizzati allo studio e alla definizione di principi e criteri di indirizzo riguardanti la tutela, la conservazione, il recupero e il restauro dei parchi e giardini storici; l’identificazione di linee guida e protocolli di cooperazione interministeriale per la tutela e valorizzazione dei parchi e giardini storici. Tali sinergie includono anche forme di collaborazione per accedere a fonti di incentivazione e di finanziamento in ambito territoriale, nazionale, comunitario e internazionale.
 

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