Nell’edizione di quest’anno si sottolinea la necessità di misurare in modo scientifico la sostenibilità che rischia di divenire operazione di marketing e di coprire attività di puro “greenwashing”.

 sostenibilita-possibile

È stata presentata il 16 aprile l’edizione 2013 di “State of the World” del WorldWatch Institute, che quest’anno ha per titolo “La sostenibilità è ancora possibile?
Secondo i redattori di quello che è divenuto un classico della letteratura ambientale per l’autorevolezza delle analisi e delle valutazioni condotte ininterrottamente dal 1984 sulle questioni più critiche e problematiche che si sono presentate sulla scena mondiale, nell’attuale società il termine “sostenibile” è stato di fatto svuotato del suo originario significato, tanto che i consumatori si trovano davanti una serie di prodotti che dichiarano la propria “sostenibilità”, ma che in realtà sono solo un po' meno dannosi rispetto alle alternative convenzionali.

Nel primo capitolo del Report, Robert Engelman, attuale Presidente dell’Istituto fondato da Lester Brown, afferma che il termine, risalente ai Romani [ndr: sustinēre in latino significa, anche, protrarsi nel tempo senza interruzioni], ha avuto la sua diffusione in campo ambientale dopo la presentazione nel 1987 del Rapporto “Our Common Future” della Commissione Mondiale per l’Ambiente e lo Sviluppo, presieduta dal Primo Ministro norvegese Gro Harlem Brundtland, la quale dichiarò che la scelta stava a significare “la necessità di esaudire esigenze del presente senza compromettere la possibilità delle future generazioni di soddisfare le proprie”.

Mentre l’uso sempre più diffuso del termine ‘sostenibile’ riflette una maggiore consapevolezza pubblica della situazione ambientale che ci troviamo di fronte - scrive nel Comunicato il WorldWatch Institute - la realtà è che le azioni intraprese per affrontare questo problema sono ancora lontane”.

Oggi è diventato “sustainabbable”, cacofonia, dice Engelman, che indica come il termine sia utilizzato in modo così indiscriminato da perdere la sua vera accezione, con il rischio addirittura che copra attività di puro “greenwashing”.

Fare semplicemente del nostro ‘meglio’ in ambito ambientale non fermerà il dipanarsi delle relazioni ecologiche da cui dipendiamo per il cibo e la salute - scrive Engelman - Sono necessari cambiamenti enormemente più grandi di quelli che abbiamo visto finora. È essenziale che facciamo un bilancio, con sobrietà e in modi misurabili scientificamente, di dove stiamo andando”.

Allora, è tempo di abbandonare il concetto del tutto, oppure possiamo trovare un modo accurato per misurare la sostenibilità? Se è così, come possiamo raggiungerlo? E se no, come possiamo approntare i mezzi e gli strumenti per affrontare il declino ecologico che arriverà?

A queste domande tenta di dare risposte “State of the Word 2013”, attraverso i contributi di alcuni dei migliori pensatori ambientalisti che propongono di quantificare in modo scientifico, la sostenibilità con una metrica ben definita, non solo per stabilirne i limiti e porre fine all’abuso che se ne fa, ma anche, e soprattutto, per misurarne i progressi.

State of the World 2013” è diviso, infatti, in tre sezioni che affrontano come dovrebbe essere misurato il termine “sostenibilità” (The Sustainability Metric), come possiamo raggiungerla (Getting to True Sustainability), e come possiamo prepararci ad una transizione ambientale globale dirompente che sembra sempre più probabile (Open in Case of Emergency).

Lo sviluppo e la crescita economica sono stati a lungo correlati ad un aumento delle emissioni di gas a effetto serra e al consumo di risorse naturali. Nel libro, gli autori evidenziano l’urgenza di conciliare crescita economica e demografica all’interno dei principi della sostenibilità al fine di ridurre quanto più i danni al nostro pianeta.

“L’ambientalismo, dopo tutto, continua a giocare in difesa, agendo per la riduzione delle emissioni globali di carbonio, per limitare l’immissione di sostanze chimiche e la perdita delle foreste, piuttosto che condurre una battaglia per trasformare il paradigma economico e culturale incentrato sulla crescita continua in un unico ecocentrismo che rispetti i confini planetari - ha affermato alla presentazione di “State of the Word 2013” il co-Direttore del Progetto, Erik Assadourian - Il movimento ambientalista richiederà un riavvio drammatico per invertire la rapida trasformazione della Terra e contribuire a creare un futuro realmente sostenibile”.