Uno studio australiano ha dimostrato che la presenza degli squali fa prosperare i pesci piccoli, i quali mantengono sano l'ecosistema della barriera corallina.

Non si protegge abbastanza la barriera corallina. Questo il monito dell'Unesco, che chiede un maggiore impegno all'Australia. Proprio in questo ambito si è dato vita ad un progetto che ha portato ad una scoperta importante per migliorare lo stato di salute dei coralli.

Lo Studio, Diet and condition of mesopredators on coral reefs in relation to shark abundance, ha messo in evidenza la presenza degli squali e la loro alimentazione e, come conseguenza, la loro influenza sul foraggiamento di pesci di media dimensione, chiamati teleostei, cioè quelli che hanno un vero e proprio scheletro osseo, a differenza di altri pesci o anche degli squali stessi che hanno uno scheletro cartilagineo.

Dopo 4 mesi di ricerche condotte da un team australiano nelle zone ad ovest del continente, è emerso che gli squali possono influenzare l'ecosistema della barriera corallina.

Il team di ricercatori provenienti dall'University of Western Australia ha condotto il cosiddetto "esperimento naturale", cioè uno studio in cui le condizioni di controllo sono determinate dalla natura o da altri fattori estranei al controllo dei ricercatori, verificando che la perdita degli squali sulla barriera corallina influenza la dieta dei pesci di media dimensione e hanno confrontato due ambienti, entrambi gruppi di barriere coralline nel nord-ovest dell'Australia, Rowley Shoals e Scott Reefs. I Rowley Shoals sono una riserva marina in cui c'è abbondanza di squali, mentre a Scott Reefs questi sono stati notevolmente ridotti a causa di secoli di pesca mirata.

Lo Studio ha analizzato così l'alimentazione dei pesci di medie dimensioni, 5 specie di teleostei, notando che nel loro intestino vi erano in gran parte pesci, mentre in quelli dove gli squali erano abbondanti le stesse specie si alimentavano principalmente di invertebrati bentonici.

Quindi, più squali sono presenti, meno i teleostei si nutrono dei pesci piccoli che proteggono la barriera corallina, determinando così un migliore stato di salute dei coralli e dell'ecosistema stesso.

"Abbiamo potuto confermare che dove gli squali sono più abbondanti i coralli sono più sani, con un effetto benefico verso l'intero ecosistema – spiega la professoressa Jessica Meeuwig, a capo del progetto – Se gli squali sono più numerosi, questi controllano i predatori di media grandezza, che siano prede o concorrenti da respingere. Questo permette ai piccoli pesci di prosperare, e sono loro che di fatto mantengono in salute i coralli".

Si spiega, inoltre, gli effetti positivi che i piccoli pesci hanno sulla barriera corallina:

"Osserviamo – ha continuato la Meeuwigsempre più spesso che nelle aree marine protette e con una sana popolazione di squali, i coralli si riprendono più presto da alluvioni o dallo sbiancamento e hanno una più bassa incidenza di malattie".

L'esperimento, oltre a mostrare che gli squali possono modificare significativamente la fauna della barriera corallina, suggerisce ai ricercatori nuovi ambiti di ricerca. Infatti, gli scienziati, non sono ancora in grado di chiarire il motivo per cui avvengono queste variazioni nell'alimentazione dei pesci di media grandezza, e le teorie principali sono: effetti di rischio, lo squalo è un predatore pericoloso; concorrenza; o entrambe le cause insieme.

Probabilmente gli effetti di rischio predominano nella scelta del cibo, infatti bisogna ricordare che gli squali sono predatori importanti ed è coerente pensare che le loro prede potenziali, i pesci di medie dimensioni, preferiscano consumare prede a basso rischio, quindi gli invertebrati nelle Rowley Shoals, rispetto ai propri simili, cosa che avviene a Scott Reefs.

Nonostante l'esperimento condotto non sia negli standard del metodo scientifico, in quanto manca della replica e della manipolazione, questi dati sono importanti per dimostrare che le ipotesi riguardanti le funzioni ecologiche degli squali siano rilevanti e queste implicazioni devono continuare ad essere studiate anche a grandi scale.

Infatti, i risultati ottenuti hanno importanti implicazioni per i sistemi di barriera corallina in tutto il mondo, perché, come sottolinea lo Studio, gli squali vengono rimossi con la pesca mirata ad un tasso così elevato che non ha precedenti nella storia.

Per la barriera corallina c'è ancora speranza, e lo ricordano anche i ricercatori, ma ci si deve seriamente impegnare nella protezione del suo ecosistema, dai coralli stessi a tutta la fauna marina che vi è presente.