Il Dossier di Legambiernte indica che il fenomeno naturale dell’erosione marina viene amplificato dall’azione dell’uomo, sia per effetto dell’urbanizzazione dei litorali sia per inadeguate opere poste a difesa degli arenili, che accelerano, viceversa,  l’azione erosiva.

spiagge indifese

Nell’ambito della Campagna Spiagge e fondali puliti - Clean-up the Med, l’iniziativa che ogni anno nell’ultimo fine settimana di maggio (quest’anno si è svolta dal 22 al 24 maggio 2015) coinvolge migliaia di volontari per la tutela degli ecosistemi costieri, Legambiente  ha presentato 2 Dossier “Spiagge indifese”, una fotografia dello stato di salute delle coste italiane e, in particolare, dei processi di erosione che minacciano il litorale, e “Beach Bitter”, un’indagine sui rifiuti spiaggiati in Italia e nel Mediterraneo.
Per l’ampiezza e l’importanza dei report, abbiamo ritenuto di dedicare uno spazio apposito ad ognuno dei due, con due consecutivi post.

Per ordine cronologico di presentazione, iniziamo con “Spiagge indifese”.

L’erosione, fenomeno naturale, viene amplificato dall’antropizzazione delle coste, dalla riduzione dell'apporto solido dei fiumi in mare e da un’inadeguata gestione del problema da parte delle amministrazioni.
Mentre le spiagge si assottigliano di mareggiata in mareggiata e le infrastrutture costiere restano esposte all’aggressione marina, le opere di difesa poste a protezione degli arenili in erosione rischiano di accelerare e aggravare i processi erosivi in spiagge adiacenti e di alterare in modo significativo la morfologia, l’ecosistema e il paesaggio delle coste.
Nonostante questa evidenza, progetti invasivi per installare nuove barriere artificiali pendono su molte aree costiere, minacciando habitat sensibili e siti di interesse comunitario.
Obiettivo delle iniziative sui territori e dell’impegno dei circoli di Legambiente è di tutelare e preservare la natura degli habitat costieri, liberare l’accesso alle spiagge e liberarle dal cemento, avviare una radicale riqualificazione dell’esistente e progettare e realizzare opere di adattamento dell’erosione costiera, a partire dalla salvaguardia dei sistemi dunali, calibrate secondo le precise necessità – ha dichiarato Giorgio Zampetti, responsabile scientifico dell’associazione - Per questo continueremo a impegnarci nel contestare l’errata pianificazione di alcuni progetti di difesa dei litorali e a lavorare per l’adozione di un approccio integrato e complessivo di riqualificazione della costa, come concreta e duratura azione per la tutela delle spiagge”.

Tra i casi menzionati nel dossier e contro cui Legambiente lotta in prima linea, c'è il grande progetto di artificializzazione su 30 km di costa nel Golfo di Salerno: l’installazione di 42 pennelli, in aggiunta a barriere rigide, per cui si stima un prelievo di 1.200.000 tonnellate di materiale da cave a terra e 75.000 viaggi di camion per il trasporto.
A seguire l'intervento sul litorale laziale di Ostia previsto quest’anno dalla Regione Lazio: barriere su 4 km di costa, per 5 milioni di euro, nonostante il tratto di litorale minacciato non superi il chilometro.
C’è poi il caso del litorale ibleo (RG) dove ci sono molteplici progetti per diversi milioni di euro di finanziamento, molti dei quali non supportati da adeguati studi o motivazioni. Ma in questi giorni, grazie all’azione dei circoli di Legambiente della provincia di Ragusa, è stata segnata una prima vittoria: l’Assessorato al Territorio ed Ambiente regionale ha bocciato il progetto previsto alla Foce del Fiume Irminio, aprendo così la strada ad un possibile blocco di tutti i progetti simili previsti nella Provincia perché in contrasto con quanto previsto dal Piano Paesaggistico.

Secondo il rapporto del 2006 su “Lo Stato di salute dei litorali italiani”, curato da Enzo Pranzini dell’Università di Firenze e ad oggi il quadro più aggiornato a livello nazionale, il 42% delle spiagge italiane è in erosione. Una quota altrettanto importante è soggetta ad interventi di difesa, che spesso non sono risolutivi, come attesta il litorale marchigiano, descritto nel dossier, le cui coste sono oggi coperte per circa l’80% da opere rigide di difesa, installate negli ultimi 50 anni procedendo a ritmi sostenuti da sud a nord, quasi ad inseguire i processi erosivi che esse stesse innescavano nelle spiagge vicine: “Un dato che certifica ancora una volta l’inadeguatezza di un approccio di questo tipo, spesso limitato al territorio comunale o alla difesa di singoli elementi (strada, edificio, etc.), mentre bisognerebbe rispondere con un’adeguata pianificazione della fascia costiera che analizzi attentamente le cause del processo erosivo e intervenga con risposte adeguate”.

Grandi interventi di difesa rigida della costa vengono proposti, tuttavia, un po’ dappertutto in Italia, su cui oggi, solo per i principali, si prevedono finanziamenti per circa 230 milioni di euro.
Ecco la mappa dell'erosione costiera lungo il litorale italiano (Regione, lunghezza totale della costa in km, tratto di costa bassa in km, tratto in erosione in km, percentuale di spiagge in erosione):
Molise: 36 km (lunghezza totale costa), 22 km (coste basse), 20 km (tratto in erosione), 90,9% (spiagge in erosione);

- Basilicata: 68 km, 36 km, 28 km, 77,8%;

- Puglia: 865 km, 302 km, 195 km, 64,6%;

- Abruzzo: 125 km, 99 km, 60 km, 60,5%;

- Marche: 172 km, 144 km, 78 km, 54,2%;

- Lazio: 290 km, 216 km, 117 km, 54,2%;

- Calabria: 736 km, 692 km, 300 km, 43,4%;

- Campania: 480 km, 224 km, 95 km, 42,4%;

- Sicilia: 1.623 km, 1.117 km, 438 km, 39,2%;

Toscana: 442 km, 199 km, 77 km, 38,7%;

- Sardegna: 1.897 km, 459 km, 165 km, 35,9%;

- Liguria: 350 km, 94 km, 31 km, 33%;

- Emilia Romagna: 130 km, 130 km, 32 km, 24,6%;

- Veneto: 140 km, 140 km, 25 km, 17,9%;

Friuli Venezia Giulia: 111 km, 76 km, 10 km, 13,2%;

Italia: 7.465 km, 3.950 km, 1.661 km, 42,1%.

Secondo Legambiente, il tema dell’erosione costiera è complesso ed è impossibile dare una ricetta unica di intervento, viste le differenze tra le varie situazioni, sia nelle cause che hanno portato ai processi erosivi che nell’efficacia e nelle conseguenze che gli interventi possono avere nell’area in cui vengono realizzati, ma sull’approccio da utilizzare ci sono alcuni atti approvati a livello internazionale e sottoscritti anche dal nostro Paese che danno indicazioni chiare su come affrontare il problema.
L'interesse per l'ambiente costiero ed il valore economico della spiaggia spingono e spingeranno sempre più verso la ricerca di nuove soluzioni per la difesa dei litorali, ma dobbiamo fare i conti anche con i cambiamenti climatici in atto e con le previsioni di innalzamento del livello marino, con le conseguenze che avranno su tutta la linea di costa, per cui le sole opere di ingegneria strutturale e di difesa passiva non sono la risposta adeguata, bensì occorre intervenire con una gestione complessiva delle aree costiere e con piani di adattamento che consentano di rispondere in maniera efficace all’evoluzione futura di questo habitat così delicato.