Sostanze tossiche dallo scioglimento dei ghiacciai

Sostanze tossiche dallo scioglimento dei ghiacciai

Lo scioglimento dei ghiacciai può liberare sostanze nocive con grave rischio per la salute dell’ambiente e dell’uomo. A dirlo è Marco Vighi, docente di Ecologia dell’Università di Milano-Bicocca, che punta il dito contro i cambiamenti climatici responsabili di liberare rilevanti concentrazioni di composti organici nocivi nei torrenti di origine glaciale.

ghiacciai orso polare

Lo scioglimento dei ghiacciai sprigiona composti chimici nocivi. Questo l’ultimo allarme legato alle possibili conseguenze dei cambiamenti climatici lanciato da Marco Vighi, docente di Ecologia dell’Università di Milano-Bicocca dove proprio in questi giorni (dal 7 all’11 aprile) si sta svolgendo la 1ª Settimana del Clima dal titolo “Milano - Bicocca e i cambiamenti climatici: ricerca, formazione, divulgazione” per diffondere conoscenza e consapevolezza su questo fenomeno di strettissima attualità.

Secondo l’esperto, infatti, lo scioglimento dei ghiacciai rappresenta un serio rischio per la salute dell’ecosistema e dell’uomo in quanto può mettere in circolazione composti chimici nocivi in tempi relativamente brevi.
La contaminazione da composti organici persistenti, chiamati POP - spiega Vighi - è considerato un problema di rilevanza globale, soprattutto in seguito alla dimostrazione della presenza di queste sostanze in aree remote, molto lontane dai luoghi di emissione. I POP sono presenti nei pinguini dell’Antartide e negli orsi polari, in aree del pianeta che di solito si ritengono incontaminate”.

I POP sono sostanze chimiche dotate di alcune proprietà tossiche che resistono alla degradazione, accumulandosi negli organismi viventi attraverso la catena alimentare e persistendo per tempi molto lunghi: quindi sono particolarmente nocivi per la salute umana e per l’ambiente.

I luoghi freddi della Terra, come l’Artico e l’Antartide, funzionano come “accumulatori” di queste sostanze: alle temperature elevate dei climi tropicali, i POP tendono ad evaporare e vengono trasportati nell’atmosfera; alle temperature fredde dei poli e delle alte montagne condensano e tornano al suolo.
Oggi l’uso di queste sostanze è bandito o limitato da accordi internazionali, ma le grandi quantità utilizzate nel secolo scorso si sono accumulate nel pianeta e, in particolare nei climi freddi, possono persistere addirittura per secoli. Dunque, anche i nostri ghiacciai alpini possono rappresentare un importante serbatoio di POP.

Da alcune indagini scientifiche condotte tra il 2000 e il 2007 è emerso che lo scioglimento dei ghiacciai sta determinando un aumento rilevante delle concentrazioni di POP nei torrenti di origine glaciale. Per questo Vighi conclude: “I livelli raggiunti possono rappresentare un rischio per le comunità biologiche dei torrenti alpini. Il rischio da POP di origine glaciale nei fiumi della pianura padana è modesto o trascurabile. Il problema più grave, invece, riguarda gli ecosistemi alpini, particolarmente delicati e vulnerabili”.

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