Il Rapporto dell'ISPRA su "Analisi dei dati dei tesserini venatori per la stagione venatoria 2014-2015” evidenzia una serie di lacune e criticità nell'analisi dati aggregati dei carnieri annuali ricavati dai tesserini venatori per consentire di determinare l’influenza dei metodi di prelievo sul livello delle popolazioni, nonché i dati relativi ai metodi ecologici messi a punto per prevenire i danni causati dagli uccelli, nonostante un Decreto del 2012 avesse previsto l'obbligo per Regioni e Province Autonome di trasmettere ogni anno i dati al MATTM e MiPAAF per essere successivamente analizzati dall’ISPRA e inoltrati, quindi, alla Commissione UE come imposto dalla Direttiva "Uccelli".

caccia allodola

Da oggi in alcune regioni e successivamente in tutto il Paese prenderà il via la stagione venatoria 2016-2017. Ai fini di assicurare il rispetto dei principi di rigorosa verifica e di costante monitoraggio del prelievo venatorio degli uccelli, imposti dalla Direttiva 2009/147/CE, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) ha richiesto all'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) un’analisi dei dati dei tesserini venatori raccolti dalle regioni italiane. L’obbligo della raccolta di tali dati è stata ribadita dal Decreto Interministeriale 6 novembre 2012 "Modalità di trasmissione e tipologia di informazioni che le regioni sono tenute a comunicare per la rendicontazione alla Commissione europea sulle ricerche e i lavori riguardanti la protezione, la gestione e l’utilizzazione delle specie di uccelli, di cui all’articolo 1 della direttiva 2009/147/CE" con cui MATTM e MiPAAF hanno previsto che le Regioni e le Province Autonome raccogliessero "i dati aggregati dei carnieri annuali ricavati dai tesserini venatori per consentire di determinare l’influenza dei metodi di prelievo sul livello delle popolazioni, nonché i dati relativi ai metodi ecologici messi a punto per prevenire i danni causati dagli uccelli".
Inoltre, tale Decreto impone alle Regioni e Province Autonome di trasmettere ogni anno i dati ai suddetti Ministeri per essere successivamente analizzati dall’ISPRA e inoltrati, quindi, alla Commissione UE. Tuttavia, "Solo 8 regioni hanno fornito i dati richiesti, rappresentativi quindi di meno della metà del territorio nazionale; inoltre, solo 4 regioni hanno fornito dati sullo sforzo di caccia, informazione questa essenziale per poter valutare la sostenibilità del prelievo".
 Il dato emerge dal  Rapporto “Analisi dei dati dei tesserini venatori per la stagione venatoria 2014-2015”, curato da Alberto Sorace e Barbara Amadesi, del Servizio di consulenza faunistica dell’ISPRA.

Nelle 8 regioni che hanno fornito i dati dei capi abbattuti nella stagione 2014-2015 (Valle d'Aosta, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia) e che hanno una superficie complessiva pari a 135014 km2 che corrisponde al 44,80% della superficie nazionale, risultano abbattuti 1.862.534 individui appartenenti a 34 specie ornitiche. Altri 95.256 uccelli sono stati abbattuti da cacciatori residenti in Puglia ed Emilia Romagna al di fuori della propria regione, ma i dati forniti non permettono di estrapolare in quale territorio regionale tali abbattimenti abbiano avuto luogo. Considerando questi abbattimenti extraregionali il totale di capi abbattuti nella stagione venatoria 2014-2015 e comunicati con i tesserini venatori è pari a 1.957.790 uccelli.

Le specie più cacciate nelle 8 regioni  risultano: il Tordo bottaccio (309.103 capi abbattuti), Allodola (159.183), Merlo (152.520), Fagiano (151.062), Colombaccio (146.945), benché esistano delle differenze a livello di singole regioni (p.es. in Piemonte il Fagiano è la specie più cacciata mentre in Sicilia la prima specie è il Colombaccio). Si noti che il numero dei capi abbattuti di Tordo bottaccio nelle regioni considerate è sicuramente ancora più elevato del valore riportato sopra, in quanto in Puglia sono stati abbattuti 655.937 individui classificati genericamente come tordi tra i quali gli esemplari di Tordo bottaccio costituiscono molto probabilmente la stragrande maggioranza.

Tra le 8 regioni quella dove sono stati abbattuti più uccelli è la Puglia (744.724), seguita da lontano da Emilia Romagna (376.632) e dal Lazio (258.228). Poi ci sono  Sicilia (184.683); Friuli Venezia Giulia (171.294); Piemonte (75.576); Campania (51.306), con dati che per alcune regioni ad alto tasso di bracconaggio sembrano sottostimati,  e, infine, la Valle d’Aosta con soli 91 esemplari uccisi.


Per quanto riguarda il metodo di prelievo, le specie sono state cacciate esclusivamente in forma vagante in Valle d’Aosta, Lazio e Sicilia. In Puglia il metodo è variato tra le specie: Tortora, Allodola, Merlo, Anatidi, Rallidi, Trampolieri e Tordo (appostamento); Beccaccia e Quaglia (vagante). In Emilia Romagna, ad eccezione di Beccaccia e Beccaccino, che sono stati cacciati esclusivamente in forma vagante, per le altre specie sono stati adottati entrambi i metodi di prelievo. Per il Friuli Venezia Giulia, viene riportato il metodo (vagante o da appostamento) utilizzato nelle varie decadi della stagione venatoria limitando tuttavia il dato esclusivamente alla fauna migratoria presa complessivamente, senza riportare informazioni sule singole specie. Le Regioni Campania e Piemonte non hanno fornito informazioni circa il metodo di prelievo impiegato per le diverse specie. Sono disponibili dati sullo sforzo di caccia (giornate/cacciatore) solo per Valle d’Aosta, Emilia Romagna, Puglia e Sicilia, anche se non è stata esplicitata la modalità utilizzata per calcolarlo e il dato non risulta uniforme per tutte le Regioni interessate».

Il Rapporto sottolinea come, a 4 anni dall'approvazione del sunnominato Decreto, sussistano delle significative problematiche nell’acquisizione, organizzazione e conseguente elaborazione delle informazioni, in parte legate alle modalità di trasmissione e alla disomogeneità del formato dei dati trasmessi. Sia a causa della limitata copertura dei dati forniti, sia della disomogeneità nel formato dei dati trasmessi, i dati acquisiti ad oggi per la stagione venatoria 2014-2015, relativi a poco meno della metà del territorio nazionale, non permettono di effettuare analisi sufficientemente robuste del prelievo venatorio realizzato nel nostro Paese, che assicurino una valutazione dell’influenza dei metodi e dei tassi di prelievo sulle popolazioni selvatiche adeguata a permettere un una più corretta gestione delle specie ornitiche, soprattutto per quelle caratterizzate da un cattivo stato di conservazione.
Tutte le Regioni, fatta eccezione per Campania e Piemonte,hanno fornito i dati suddivisi per decadi. Nel caso del Piemonte l’Amministrazione ha comunque evidenziato che l tesserino enatorio è strutturato in settimane e non in decadi. La divisione in decadi, secondo l'ISPRA può suggerire valutazioni sulla distribuzione temporale e spaziale degli abbattimenti delle specie, come si può vedere con l'esempio del grafico, riportato nel report, del numero di capi abbattuti per una delle specie più cacciate: l'Allodola.
Considerata “vulnerabile” dalla Red List italiana della IUNC ed in forte declino in alcune regioni, per l’esclusione dal carniere venatorio è stata avviata dalla LIPU la Campagna “Lasciatemi cantare”.

allodola grafico capi abbattuti

Come si può notare c'è un un picco di abbattimenti in Friuli Venezia Giulia,, Emilia Romagna e Lazio nel mese di ottobre, non evidenziato nelle due regioni meridionali (Puglia, Sicilia). Tali andamenti possono essere determinati anche dalla concessione di giornate aggiuntive di caccia all’avifauna migratoria da parte di alcune Regioni nel periodo di ottobre - novembre.


In molti casi, non è stato trasmesso il dato relativo allo sforzo di caccia e, per le Regioni per le quali tale informazione è disponibile, è stata riscontrata una mancanza di uniformità, nonostante si tratta di un’informazione fondamentale per poter fare analisi attendibili sull’andamento temporale e la distribuzione degli abbattimenti in Italia e, quindi, utilizzare queste informazioni per verificare l’andamento delle popolazioni nell’arco della stagione venatoria e negli anni.
Inoltre, alcune regioni non hanno fornito i dati di abbattimento scorporati per le singole specie, ma accorpandoli in gruppi di appartenenza, non consentendo di valutare l’entità del prelievo sulle singole specie e, quindi, di definire le più opportune misure gestionali, commisurate alle effettive esigenze specie-specifiche.

A questo si aggiunge che se cacciatore caccia fuori regione, le Amministrazioni non prevedono all’interno dei tesserini venatori la possibilità di indicare il territorio extra-regionale in cui il prelievo viene effettuato. Al fine di monitorare l’effettivo andamento dei prelievi venatori in ambito nazionale sarebbe utile poter disporre di informazioni geografiche dettagliate (Provincia ed eventualmente istituto di gestione) anche per il prelievo effettuato fuori regione.

Il Rapporto si conclude con l'auspicio che la realizzazione di una banca dati centralizzata, e accessibile online da parte di tutti i soggetti coinvolti, finalizzata alla condivisione dei dati disponibili e necessari all’implementazione delle politiche di conservazione previste dalla Direttiva 2009/147/CE, possa rappresentare lo strumento più idoneo al fine di risolvere le criticità riscontrate.