Mentre il nuovo “Testo Unico del SISTRI” entrato in vigore l'8 giugno sta già suscitando preoccupazioni per il rischio di una doppia iscrizione e raddoppio del contributo per gli impianti che gestiscano o producano soltanto rifiuti pericolosi, la Magistratura contabile ha adottato la delibera sull’indagine, effettuata nell’esercizio delle proprie attribuzioni, in merito alla vicenda del Sistema di tracciabilità dei rifiuti, in cui si critica il Ministero dell’Ambiente per le modalità di gestione della vicenda e viene data una serie di raccomandazioni per una maggiore “linearità e fermezza”.

gestione amministrazione stato

Il giorno 8 giugno 2016 sono entrate in vigore le Disposizioni contenute nel Decreto 30 marzo 2016, n. 78 del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, il cosiddetto nuovo “Tutto Unico SISTRI che dovrebbe riordinare e “semplificare” gli aspetti operativi, e fissare dei “paletti” all’interno dei quali dovrà agire il futuro gestore.
Ma il Manuale operativoProcedure di iscrizione e gestione del fascicolo azienda”, contestualmente pubblicato sul sito del Ministero dell’Ambiente, sta sollevando un “polverone” tra i gestori degli impianti che paventano una doppia iscrizione al SISTRI e il conseguente raddoppio del contributo, stante quanto indicato al paragrafo 1.1 alla voce “Enti e imprese produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi che effettuano attività di stoccaggio” ovvero che effettuano:
“-
attività di smaltimento consistenti nelle operazioni di deposito preliminare prima di una delle operazioni di cui ai punti da D1 a D14 (escluso il deposito temporaneo, prima della raccolta, nel luogo in cui sono prodotti);
- attività di recupero consistenti nelle operazioni di messa in riserva di rifiuti per sottoporli a una delle operazioni indicate nei punti da R1 a R12 (escluso il deposito temporaneo, prima della raccolta, nel luogo in cui sono prodotti).

Si precisa che i soggetti ricadenti in tale fattispecie devono iscriversi sia nella categoria produttori che in quella gestori”.

La sensazione è che  il “tormentone” SISTRI che ha riempito in questi anni le pagine delle riviste specializzate, e non solo, ha fatto scrivere a giuristi volumi di informazione e aggiornamento, e ha dato occasione ai parlamentari di presentare un considerevole numero di interrogazioni e ordini del giorno, sia tutt’altro che prossimo  a concludersi.
A supportare tale considerazione  l’adozione il 9 giugno 2016 da parte dellaCorte dei Conti - Sezione Centrale di Controllo sulla Gestione delle Amministrazioni dello Stato della Delibera n. 4/2016/G  di indagine su “Il Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI)”, condotta nell’esercizio delle attribuzioni che l’ordinamento intesta alla Corte dei conti e che riguarda la gestione amministrativa della vicenda in cui si critica le modalità con cui il Ministero dell’Ambiente ha gestito la vicenda, ma anche le proroghe, modifiche e riduzioni della platea dei soggetti obbligati (introdotte da Governi e Parlamenti che si sono succeduti in questi anni) che hanno creato “un clima di intolleranza che ha impedito il rafforzarsi di una coscienza collettiva consapevole della necessità di doversi adeguare a un obbligo giuridico”.
Vi si ripercorre le fasi dell’attuazione e del funzionamento del SISTRI, attraverso l’esame dell’esercizio delle competenze attribuite alle istituzioni interessate, evidenziando le criticità, riconducibili alle modalità della gestione e al susseguirsi dei numerosi interventi normativi, che hanno alterato ripetutamente l’operatività del sistema e inciso sul contratto a prestazioni corrispettive tra l’Amministrazione e la Società concessionaria del servizio di tracciamento informatico dei rifiuti.

Per la Corte, il procedimento che ha dato origine all’adozione del sistema e che ha regolato il suo funzionamento è consistito in un’articolata e non lineare sequenza di atti, dall’esame della quale sono emerse numerose criticità e problematiche, e che ha registrato, tra l’altro, pareri e giudizi di opposto contenuto da parte degli organi consultivi e di controllo, nonché un notevole contenzioso, tuttora in corso presso l’autorità giudiziaria civile, penale ed amministrativa.
La peculiarità tecnica e la finalizzazione del sistema al controllo dell’iter dei rifiuti sono state impropriamente utilizzate per la dichiarazione di segretezza che, in ogni caso, non avrebbe potuto consentire di non dar corso alle procedure concorsuali.
L’indagine ha appurato che il SISTRI, nato per sostituire il sistema cartaceo della tracciabilità dei rifiuti, che rendeva disponibili i dati solo a distanza di 2-3 anni dal loro rilevamento, nonostante il giudizio positivo espresso dall’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), a seguito delle verifiche semestrali sul funzionamento del SISTRI, e l’esito positivo del collaudo del dicembre 2013, che ha accertato, altresì, la diretta ed immediata utilizzabilità della georeferenziazione degli automezzi (c.d. tracciabilità in tempo reale del trasporto dei rifiuti), nonché la valenza certificatoria del tracciamento informatico ai fini dell’imputazione agli operatori della movimentazione e/o del trattamento dei rifiuti, ha subìto, per effetto di tutti gli interventi che sono stati apportati al suo funzionamento, limitazioni di funzionalità che hanno ridotto le potenzialità che aveva in origine.
Al riguardo, la Sezione rileva che la georeferenziazione e, cioè, il tracciamento del mezzo e quindi del percorso seguito dal rifiuto, è requisito essenziale per l’efficacia del sistema di tracciamento e per la realizzazione delle finalità di controllo che il sistema si propone di realizzare.

Sotto il profilo della tracciabilità, la previsione che la registrazione dei percorsi avverrà in modalità off line,ossia fuori copertura di rete, con abbandono del sistema di tracciabilità del percorso del rifiuto in tempo reale, frustra le aspettative manifestate dal Comando generale dell’Arma dei Carabinieri, condivise dal Corpo Forestale dello Stato, che auspicano la visualizzazione del percorso del mezzo di trasporto del rifiuto in tempo reale, in quanto strumento più efficace ai fini del controllo del percorso seguito.
Non risponde a principi di buona amministrazione l’avere gestito la vicenda mediante l’adozione reiterata di disposizioni normative recanti esenzioni relative sia alle categorie degli obbligati, sia alle tipologie di rifiuti, minuziosamente previste nei loro dettagli tecnici, che appaiono il tentativo di comporre un conflitto di interessi tra l’intolleranza delle imprese verso una forma stringente ed effettiva di controllo ed una uniformemente capillare attuazione del progetto.
Secondo l’Amministrazione, le scelte effettuate relativamente alla restrizione della tracciabilità ai soli rifiuti pericolosi, secondo l’Amministrazione, corrispondono alla previsione della Direttiva che non impone l’adozione di strumenti informatici e che la collaborazione ed adesione dell’utenza è elemento imprescindibile per la completa tracciabilità.
Tale argomentazione, tuttavia, non viene condivisa dalla Corte perché la Direttiva richiede la tracciabilità dei rifiuti pericolosi senza prevedere esenzioni di sorta e sarebbe un vero anacronismo prescindere dallo
strumento informatico per la tracciabilità dei rifiuti che costituisce per l’utenza l’adempimento di un obbligo, che prescinde da ogni condivisione dei suoi destinatari. 

Dalla situazione complessiva oggetto dell’indagine, afferma la Corte, emerge che il SISTRI, collaudato e certificato nel 2013, non ha mai smesso di funzionare, nemmeno nei periodi in cui ne era stata stabilita la sospensione, e che forte è stata l’opposizione ad esso da parte di numerose associazioni di settore.
Destano, inoltre, preoccupazione gli effetti finanziari del rilevante contenzioso in atto.

In relazione alle segnalate criticità ed anomalie, la Corte raccomanda al Ministero dell’Ambiente di
- proseguire con più linearità e fermezza nell’obiettivo di controllare nella sua globalità il fenomeno;
- provvedere all’armonizzazione delle disposizioni che individuano i soggetti obbligati o meno ad aderire al SISTRI con quelle che intestano ai medesimi adempimenti e obblighi di comunicazione in materia di rifiuti, al fine di garantirne la tracciabilità, sia essa attuata con modalità cartacee sia informatiche, per colmare la lacuna normativa segnalata dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (l’ISPRA aveva posto una questione interpretativa riguardo al c. 2, art. 1, D.m. 24 aprile 2014, che, non prevedendo l’obbligo della dichiarazione MUD per coloro che non sono obbligati ad aderire al SISTRI, né vi aderiscono volontariamente, crea il dubbio se venga meno per gli stessi l’obbligo della tracciabilità dei rifiuti pericolosi, con riflessi sui dati del catasto);
- prevedere l’attuazione di un sistema che consenta la tracciabilità anche delle attività condotte all’interno degli impianti di gestione dei rifiuti;
- verificare la congruità dei criteri economici e dei termini in base ai quali è determinato il valore della concessione per la gestione del sistema che sarà stipulata in esito alla gara bandita da Consip s.p.a.