Secondo lo studio “National Landmarks at Risk” pubblicato dagli scienziati americani della UCS sarebbero una trentina i siti statunitensi famosi in tutto il mondo in serio pericolo a causa dell’innalzamento del livello dei mari, delle continue alluvioni, degli incendi e delle forti piogge.

statua liberta

La Statua della Liberta, Ellis Island, il Kennedy Space Center di Cape Canaveral e il parco di Yellowstone in Wyoming: sono solo alcuni dei simboli americani che rischiano di finire sommersi nei prossimi anni dalle acque o ridotti a un cumulo di cenere e scomparire per sempre.

A lanciare l’allarme - a pochi giorni dal rapporto presentato alla Casa Bianca da trecento scienziati - è lo studio intitolato “National Landmarks at Risk” e pubblicato dalla organizzazione no profit Union of Concerned Scientists (Ucs), l’associazione che riunisce scienziati ed esperti che monitorano e dibattono sui “temi caldi” della nostra epoca, che così afferma: “Gli Stati Uniti rischiano seriamente di perdere tracce della loro storia e delle loro bellezze naturali a causa delle conseguenze dei cambiamenti climatici”.

Lo studio stila una classifica di circa 30 monumenti o siti da un capo all’altro degli States in serio pericolo “di estinzione” a causa dell’innalzamento del livello dei mari, delle continue alluvioni, degli incendi e delle forti piogge.

Questi siti - ha spiegato Adam Markham, co-autore dello studio - sono la storia degli Stati Uniti. Come potremmo immaginare il porto di New York senza la vista sulla statua della Libertà, soprannominata la Madre degli Esiliati, che salutava gli immigrati che approdavano a Ellis Island in cerca di fortuna e che ancora oggi è una porta d’ingresso nella baia della Grande Mela?”.

Uno scenario davvero apocalittico, peraltro già anticipato da uno studio di qualche mese fa pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters che individuava quasi 150 celebri opere in tutto il mondo, patrimonio dell’Unesco, a rischio di sopravvivenza già nei prossimi anni a causa degli effetti del riscaldamento globale e dell’innalzamento del livello del mare.

Un segno tangibile dei danni che possono causare le intemperie - continua Markham - c’è già stato nel 2012, quando l’uragano Sandy ha sommerso gran parte della statua più celebre del mondo, ricoprendo d’acqua anche Ellis Island, dove si trova il famoso Museo dell’Immigrazione. I danni ammontarono a 77 milioni di dollari, senza contare i mesi di chiusura forzata per i lavori di restauro”.

Secondo il rapporto dell’Ucs, inoltre, il Kennedy Space Center e la zona di Cape Canaveral, sull’isola di Merritt in Florida - i cui nomi in tutto il mondo sono legati alla Nasa e alle imprese nello spazio - sono già adesso sotto una minaccia costante, con le rampe di lancio da cui partirono le missioni Apollo per la luna e quelle dello shuttle troppo vicine all’Oceano.

D’altra parte quella dei mari è la preoccupazione più grande: in alcune zone della costa orientale degli Usa il livello delle acque si è innalzato fino a 60 centimetri negli ultimi decenni. Per questo anche la sorte dei principali parchi nazionali, di alcune città e isole (da Yellowstone a Yosemite, da Mesa Verde all’antico Castello di San Marco in Florida, dalla città di Boston fino all’isola di Jamestown che ha ospitato la prima colonia inglese nel Nuovo Mondo) è fortemente a rischio, minacciata da tempeste sempre più violente che si abbattono quasi ogni mese sugli stati americani. Così come sono in pericolo i circa 27 milioni di dollari annuali legati al “turismo verde” che rappresentano una grande boccata d’aria per l’economia, ma che rischiano di “volatilizzarsi” per colpa del clima.