Sicurezza alimentare messa a rischio dai cambiamenti climatici

Sicurezza alimentare messa a rischio dai cambiamenti climatici

Rapporto CSACC indica i cambi di policy necessari per un’agricoltura sostenibile

sicurezza- alimentare

“Continuare business as usual nell’in-terconnesso sistema alimentare globale attuale non ci porterà alla sicurezza ali-mentare e alla sostenibilità ambientale. Diverse minacce stanno convergendo - dai cambiamenti climatici, alla crescita demografica, all’uso insostenibile delle risorse - e intensificano in modo costante la pressione sull’umanità e sui Governi del mondo intero per  trasformare il mo-do in cui gli alimenti vengono prodotti, distribuiti e consumati”.

Sono state così riassunte le raccoman-dazioni contenute nel “Sommario per i Decisori politici” del Rapporto “Conseguire la sicurezza alimentare di fronte ai cambiamenti climatici” (Achieving food security in the face of climate change), che la Commissione per l’Agricoltura Sostenibile e i Cam-biamenti Climatici, iniziativa nell’ambito del Programma di Ricerca CGIAR, ha pubblicato nel mese di novembre al fine di offrire elementi informativi in merito alle decisioni che dovranno essere assunte sia a Durban, alla Conferenza UNFCCC, sia a Rio de Janeiro, nel corso del Summit sullo Sviluppo sostenibile “Rio +20”, in calendario a giugno del prossimo anno.


Tra gli obiettivi che la Commissione di studio si era proposta, c’è l’identificazione dei cambi di policy necessari e delle azioni utili per permettere di raggiungere un’agricoltura sostenibile su scala mondiale, che possa contribuire alla food security e alla riduzione della povertà, aiutando nello stesso tempo a rispondere alla sfida dell’adattamento ai cambiamenti climatici.
“Si tratta di riorientare l’intero sistema alimentare globale, non solo la produzione agricola e non solo nei Paesi in via in via di sviluppo - ha dichiarato il Prof. Sir John Bedding-ton, Presidente della Commissione - Abbiamo bisogno di un approccio globale socialmente equo, che metta in campo investimenti, iniziative politiche, una corretta gestione regio-nale della produzione agroalimentare, che  siano in grado di offrire per tutti benefici economici e climatici”.
Il Gruppo di Ricercatori che ha condotto lo Studio, è stato selezionato tra studiosi di chiara fama che avessero una sufficiente comprensione dei processi politici a livello nazio-nale, regionale e globale e che fossero dotati di competenze interdisciplinari in materie quali agricoltura, climatologia, ecologia, economia, salute, alimentazione, commercio.
Lo Studio stima che ogni anno, 12 milioni di ettari agricoli vanno perduti a causa della degradazione dei suoli, dovuta a diversi fenomeni come l’erosione, l’abbandono conseguente a fenomeni di urbanizzazione selvaggia, la desertificazione, la salinizzazione, per un equivalente di 20 milioni di tonnel-late di grano. Inoltre, circa un terzo del cibo prodotto dalle attuali filiere agroali-mentari mondiali va perduto o sprecato, mentre circa 2 miliardi di persone vivono in zone desertiche, e un ulteriore miliardo e mezzo in terre connotate da erosione del suolo, con reali problemi di accesso al cibo.
Fenomeni climatici estremi (alluvioni, sic-cità, alte temperature)  hanno avuto un forte impattato, e ancora di più ne avran-no, sulla disponibilità alimentare, mentre le fluttuazioni dei prezzi colpiscono le popolazioni più povere, con un basso potere d’acquisto. La sfida è allora quella di costruire sistemi alimentari sostenibili, con sistemi produttivi resistenti alle crisi di varia natura, in grado di fare un uso efficiente delle risorse, con sprechi più limitati, assicurando una efficiente nutrizione e al contempo promuovendo scelte alimentari sane.
Affinché non rimangano parole vuote, è necessaria una agenda precisa di quali azioni portare avanti, quando e come. La qual cosa richiede di focalizzarsi sulle aree geogra-fiche che sono maggiormente minacciate dai vari fattori di rischio, e lì cominciare ad agire. Da qui al 2080, secondo la proiezione effettuata dai ricercatori, molte aree geografiche aumenteranno la produttività: verosimilmente, del 15% in Europa, Cina, Argentina; oltre il 35% per alcune zone degli USA e Paesi Scandinavi; mentre ci sarà un crollo della produttività nell’ordine anche del 50% per molti Stati dell’Africa, dell’America Centrale e Sud America.
Già adesso, la situazione è particolarmente grave nell’Africa Sub-sahariana e nel Corno d’Africa, dove la peggiore siccità degli ultimi sessant’anni si è trasformata in una vera e propria emergenza umanitaria, in una regione dove il livelli di malnutrizione è superiore al 50% e dove i conflitti per l’accaparramento delle poche risorse disponibili stanno causando morti e rifugiati (più ambientali che politici).

Ma a quanto pare la vera sfida non è un aumento globale della produzione in quanto tale, sperando in un effetto “gocciolamento” dai Paesi più dotati di cibo a quelli meno dotati, quanto piuttosto rendere la produzione vicina a chi produce, soprattutto in Paesi con forte deficit di food se-curity ed esposti alle fluttuazioni dei prezzi internazionali. Un certo grado di autosufficienza alimentare diventa quindi la condizione fondamentale per proteggere fasce esposte come i bambini entro i 3 anni e le madri.
Il Rapporto contiene, appunto, i messaggi chiave e le misure di azione per i responsabili politici, sintetizzate in 7 Raccomandazioni di alto livello:
È già emergenza umanitaria nell’Africa Sub-sahariana e OrientaleRapporto CSACC indica i cambi di policy necessari per un’agricoltura sostenibile . Integrare la sicurezza alimentare e l’agricoltura sosteni-bile nelle politiche globali e nazionali.2. Aumentare significativamente nel prossimo decennio il livello di investimenti globali in agricoltura sostenibile e sistemi alimentari.3. Intensificare la produzione sostenibile dell’agricoltura, riducendo le emissioni di gas ad effetto serra e gli altri impatti ambientali negativi.4. Sviluppare politiche e programmi mirati per aiutare le popolazioni che sono più vulnerabili ai cambiamenti climatici e all’insicurezza alimentare.5. Ridefinire i modelli alimentari di consumo e di accesso per assicurare che i bisogni nutrizionali di base siano soddisfatti e per promuovere abitudini alimentari sane e sostenibili in tutto il mondo.6. Ridurre le perdite e i rifiuti nei sistemi alimentari, in par-ticolare quelli derivanti dalle carenze di infrastrutture, da pratiche alimentari, dalla trasformazione e distribuzione dei prodotti e dalle abitudini familiari. 7. Implementare un’informazione completa, condivisa e integrata che includa la dimensione umana e quella ecologica.Quest’ultimo aspetto è stato particolarmente sottolineato dai membri della Commissione CGIAR, che, presentando il Rapporto, hanno enfatizzato l’interconnessione tra agricoltura ed ambiente. Se la popolazione mondiale crescerà fino a 9 miliardi di individui nel 2050, inevitabilmente aumenterà la domanda di colture alimentari, per biocarburanti e di quelle destinate ai mangimi. Tutto ciò potrebbe determi-nare situazioni di intenso stress per molti sistemi agricoli e provocare ulteriore depauperamento della fertilità dei suoli, della biodiversità e delle risorse idriche, aumentando, con-testualmente, le emissioni di gas serra in atmosfera.A ben guardare, si deve trovare una risposta alla domanda: “Co-me raggiungere la sicurezza alimentare ovvero fornire il cibo ad una popolazione in continua crescita, senza aumentare le emissioni di gas serra, responsabili di quei cambiamenti clima-tici che stanno già mettendo a rischio i raccolti mondiali?”. Con una simile domanda avevamo chiuso un precedente articolo in questo stesso numero, sostituendo a “sicurezza alimentare” la “sicurezza energetica”. La qual cosa ci con-forta, perché dare risposta all’una significa offrirla anche l’altra, pur ribadendo, che non è affatto scontato.

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