Pubblicata la Relazione della Commissione UE sui Rifiuti.

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La Commissione UE ha pubblicato la Relazione al Parlamento UE, al Consiglio, al Comitato economico e Sociale europeo e al Comitato delle Regioni sull’attuazione della Legislazione UE relativa ai rifiuti nel periodo 2007-2009.

La relazione riguarda le direttive:
- 2006/12/CE relativa ai rifiuti;
- 91/689/CEE relativa ai rifiuti pericolosi;
- 75/439/CEE concernente gli oli usati;
- 86/278/CEE sui fanghi di depurazione;
- 94/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio;
- 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti;
- 2002/96/CE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche.

L’attuazione del regolamento (CE) n. 1013/2006 relativo alle spedizioni di rifiuti, della direttiva 2006/21/CE relativa alla gestione dei rifiuti delle industrie estrattive e della direttiva 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso sarà oggetto di relazioni separate, fa sapere la Commissione che avverte anche che la relazione sulle direttive 2006/12/CE, 91/689/CEE e 75/439/ CEE, summenzionate, è l’ultima che riguarda la loro attuazione, poiché sono state abrogate, con effetto dal 12 dicembre 2010, dalla direttiva riveduta 2008/98/CE relativa ai rifiuti, che ne incorpora le principali disposizioni.

Nel periodo 2007-2009, risulta che quasi tutti gli Stati membri hanno assolto i propri obblighi di comunicazione delle informazioni (al momento della stesura della relazione non avevano ancora trasmesso complete le proprie Francia, Grecia, Malta e le regioni belghe di Bruxelles e Vallonia); tuttavia, a parere della Commissione UE sussistono ancora margini di miglioramento: le relazioni di 4 Stati membri non sono state trasmesse nei termini stabiliti; in qualche caso mancava la risposta ad alcune domande e le informazioni fornite non sono sempre risultate complete. Anche la qualità delle relazioni e delle informazioni fornite è molto eterogenea. La maggior parte degli Stati membri ha fornito risposte poco chiare. Benché in certi casi tale mancanza di chiarezza possa attribuirsi alla formulazione alquanto oscura di alcune domande dei questionari sull’attuazione, le risposte degli Stati membri sono apparse ripetutamente vaghe, ad esempio con frequenti riferimenti alla legislazione nazionale sprovvisti di ulteriori precisazioni, anche quando erano esplicitamente richieste spiegazioni o informazioni sulle esperienze maturate.

Passando, poi, alle singole direttive, per quella Quadro sui Rifiuti 2006/12/CE (ora abrogata e sostituita dalla Direttiva 2008/98/CE, come sopra accennato) la Commissione sottolinea che è emersa una carenza importante nell’applicazione della legislazione UE in materia di rifiuti. Tale carenza riguarda le opzioni scelte per il trattamento dei rifiuti. Le statistiche indicano che molti Stati membri dipendevano ancora in larga misura dallo smaltimento in discarica dei rifiuti domestici. Questa situazione è in contrasto con il principio della gerarchia di gestione dei rifiuti su cui insiste l’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva quadro sui rifiuti del 2006 e contraddice in modo ancora più marcato le prescrizioni della direttiva quadro sui rifiuti riveduta, che introduce una gerarchia di gestione dei rifiuti articolata su cinque livelli.

Nel 2009, i metodi di trattamento impiegati per i rifiuti urbani sono risultati molto diversi nei vari Stati membri: si va da un ricorso estremamente elevato allo smaltimento in discarica (Bulgaria, Romania, Malta, Lituania e Lettonia hanno interrato oltre il 90% dei propri rifiuti) a un utilizzo di questa opzione inferiore al 5% (Belgio, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Austria e Svezia). La percentuale di riciclaggio (compreso il compostaggio) più elevata è stata raggiunta in Austria (70%), seguita da Germania (66%), Belgio e Paesi Bassi (60%) e Svezia (55%), mentre il maggiore ricorso all’incenerimento (senza distinzione tra incenerimento con e senza recupero di energia) è stato registrato in Svezia, Danimarca, Paesi Bassi, Lussemburgo, Belgio, Germania e Francia. Queste differenze significative sono dovute in parte al fatto che gli Stati membri entrati nell’UE dopo il 2004 hanno attuato la legislazione sui rifiuti solamente in tempi recenti: sarà quindi necessario monitorare attentamente i progressi in questi Paesi, in quanto tali progressi costituiscono il principale indicatore di efficacia delle rispettive politiche di gestione dei rifiuti. Anche alcuni dei vecchi Stati membri, tuttavia, hanno evidenziato livelli di efficienza uniformemente bassi (ad esempio la Grecia con l’82% di smaltimento in discarica, il Portogallo con solo il 20% di riciclaggio). In questi Paesi, afferma la Commissione UE, si dovrebbero incoraggiare i progressi mediante consigli mirati e ricorrendo ai finanziamenti dei Fondi strutturali e di coesione.

Al riguardo c’è da osservare che proprio in merito all’utilizzo dei Fondi strutturali e di Coesione per le infrastrutture di gestione dei rifiuti, la Corte dei Conti europea (European Court of Auditors) nel suo ultimo Special Report pubblicato il 30 gennaio 2013 “Is structural measures funding for municipal waste management infrastructure projects effective in helping member states achieve EU waste policy objectives?”, ha rimproverato l’Unione europea per la scarsa efficacia dei finanziamenti concessi.

La direttiva sui rifiuti pericolosi (91/689/CEE), anch’essa abrogata e ripresa nelle disposizioni essenziali nella direttiva 2008/98/CE, risulta esser stata recepita da tutti gli Stati membri che hanno presentato una relazione, ma non sempre le informazioni fornite sono risultate precise ed esaustive. In particolare, afferma la Commissione UE, permangono preoccupazioni sull’applicazione del divieto di mescolare i rifiuti e sulle relative deroghe.
Allo stesso modo, sussistono dubbi circa le ispezioni basate su casi specifici e su denunce: non è certo che le ispezioni riferite da alcuni Stati membri siano state sufficienti ad assicurare il rispetto dell’obbligo di ispezioni periodiche adeguate. Inoltre, non sempre si capisce se gli obblighi di ispezione e trasmissione delle informazioni siano stati effettivamente applicati ai produttori di rifiuti pericolosi o in generale agli stabilimenti o imprese che si occupano della gestione dei rifiuti.

Anche la direttiva sugli oli usati (75/439/CEE), ora abrogata, è stata recepita da tutti gli Stati nella legislazione nazionale e sono stati creati meccanismi di autorizzazione e controllo adeguati al fine di prevenire gli effetti nocivi per l’ambiente e la salute provocati dalla gestione degli oli usati, pur essendo stati applicati diversi metodi di trattamento. Sette Stati hanno privilegiato la rigenerazione degli oli usati, preferendola alla combustione e alla messa in discarica, quattro Stati membri hanno optato per la combustione, uno Stato membro ha scelto la collocazione in discarica e due Stati membri hanno esportato una percentuale significativa degli oli usati. Per otto Stati membri, la mancanza di dati non ha consentito di analizzare la situazione nel dettaglio. I cinque Stati membri rimanenti hanno optato per una combinazione delle tre opzioni di trattamento.
Alcuni Stati hanno richiamato l’attenzione su ostacoli che frenano la rigenerazione o la combustione degli oli usati. La motivazione addotta con maggiore frequenza riguarda i quantitativi ridotti di oli prodotti e raccolti, e di conseguenza la mancanza di capacità di trattamento. Dal punto di vista economico, gli investimenti necessari per dotare questi paesi delle infrastrutture destinate al trattamento degli oli usati apparivano sproporzionati.

Il recepimento e l’attuazione della direttiva sui fanghi di depurazione (86/278/CEE) che mira a incoraggiare l’uso di tali fanghi in agricoltura e a evitare la concentrazione di metalli pesanti sul suolo, sulla vegetazione, sugli animali e sulla salute dell’uomo, continuano a non creare problemi e, rispetto al periodo oggetto della relazione precedente, non sono intervenuti cambiamenti di rilievo. Vale la pena notare, osserva la Commissione UE, che esistono notevoli differenze tra gli Stati membri nei valori limite fissati a livello nazionale per i metalli pesanti: alcuni Stati membri hanno adottato i livelli stabiliti dalla direttiva, altri hanno stabilito valori limite molto più rigorosi.
L’analisi dei dati riportati dagli Stati membri sui fanghi prodotti e usati in agricoltura indica che l’obiettivo consistente nell’incoraggiare l’uso dei fanghi in agricoltura è stato raggiunto.

Per quanto attiene la direttiva sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggi (94/62/CE) la Commissione UE relaziona che tutti gli Stati membri hanno trasposto adeguatamente le disposizioni ivi contenute nella legislazione nazionale, solo due Stati membri hanno indicato che nel periodo oggetto della relazione la loro legislazione nazionale è stata modificata.
Tra il 2007 e il 2009, il quantitativo e la composizione dei rifiuti di imballaggio prodotti sono rimasti relativamente stabili, con un lieve aumento in termini di peso nel 2007 e 2008. Nel 2009 si è registrata una riduzione significativa della quantità di rifiuti di imballaggio prodotti, scesa sotto i livelli del 2005, ma non è possibile indicare con precisione i fattori da cui trae origine questo cambiamento.
La grande maggioranza degli Stati membri ha conseguito gli obiettivi di recupero e riciclaggio generali e gli obiettivi di riciclaggio per materiali specifici, con alcune eccezioni. Nel 2009, quattro Stati membri non hanno raggiunto uno o più obiettivi stabiliti. Alcuni Stati membri non hanno conseguito l’obiettivo in un anno, ma sono riusciti a raggiungerlo nell’anno precedente o successivo: per la Commissione, non sembrano quindi esistere carenze strutturali sistematiche nelle infrastrutture di gestione dei rifiuti di tali Stati. Altri Stati membri, invece, hanno regolarmente mancato gli obiettivi di recupero/riciclaggio generali o per materiali specifici nel periodo oggetto della relazione; questo problema deve essere affrontato individualmente.
La maggior parte degli Stati membri ha attuato misure per prevenire la produzione di rifiuti di imballaggio che, assieme alla messa a punto di sistemi di reimpiego degli imballaggi, rimane, comunque, compito permanente per gli Stati membri.
Tutti gli Stati membri che hanno presentato una relazione hanno segnalato la creazione di sistemi di raccolta differenziata per i rifiuti di imballaggio, che differiscono tra loro per livello di efficienza, disponibilità per la popolazione e costo per i cittadini. Alcuni Stati che sono entrati a far parte dell’UE nel 2004 hanno iniziato solo recentemente a creare le infrastrutture necessarie avviando progetti pilota nelle aree urbane. Sono state attuate varie iniziative volte a sensibilizzare i consumatori e le imprese sui sistemi di gestione dei rifiuti di imballaggio (compresi i sistemi di raccolta differenziata) improntati a criteri di responsabilità ambientale. Nei paesi in cui sono stati istituiti sistemi di questo genere, l’efficienza della raccolta differenziata e la qualità del successivo riciclaggio sono nettamente migliori. Tuttavia, sottolinea la Commissione UE, l’applicazione e l’imposizione concreta del rispetto dei requisiti della direttiva variano notevolmente nei diversi Stati membri, come conferma la valutazione dei dati statistici.

In merito, si segnala che è in via di pubblicazione la Direttiva 2013/2/UE della Commissione UE recante “Modifica dell’Allegato I della Direttiva 94/62/CE su Imballaggi e Rifiuti da Imballaggi” (modificata a sua volta dalla Direttiva 2004/12/CE), il cui scopo è di agevolare l’applicazione e il rispetto del quadro normativo sugli imballaggi, ponendo gli operatori economici su un piano di parità nel mercato interno dell’UE, ma il fine ultimo è di prevenire la produzione di rifiuti da imballaggio e di favorire, al contempo, il reimpiego degli imballaggi, il loro riciclaggio e le altre forme di recupero dei rifiuti di imballaggi, in modo che si riduca il loro smaltimento finale.

La direttiva sulle discariche (199/31/CE), finalizzata a prevenire o ridurre gli effetti negativi delle discariche di rifiuti sull’ambiente e sulla salute umana, oltre a stabilire requisiti tecnici rigorosi per le discariche e obblighi specifici per l’accettazione dei rifiuti in discarica, fissa obiettivi per una graduale riduzione della messa in discarica dei rifiuti urbani biodegradabili allo scopo di ridurre le emissioni di metano, stabilendo i requisiti tecnici per la cattura e il trattamento dei gas di discarica.
Come conferma la direttiva quadro sui rifiuti del 2008, la messa in discarica è sempre stata il sistema di gestione dei rifiuti meno auspicabile. Molti Stati membri hanno attuato misure per eliminarla completamente e hanno ottenuto ottimi risultati: in Belgio, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Austria e Svezia il conferimento dei rifiuti urbani in discarica è sceso sotto il 5%.
In molti Paesi, tuttavia, la messa in discarica, osserva ancora la Commissione UE, è uno dei sistemi più utilizzati per la gestione dei rifiuti urbani, se non addirittura l’unico disponibile. Questi Paesi dovranno impegnarsi a fondo per cambiare questa situazione e ridurre drasticamente il ricorso alle discariche.
Tutti gli Stati membri hanno segnalato l’attuazione di misure (tra cui programmi di prevenzione) volte a ridurre l’interramento dei rifiuti urbani e l’adozione di strategie e misure nazionali finalizzate alla riduzione della quantità di rifiuti biodegradabili smaltiti in discarica. I dati forniti sulla quantità di rifiuti biodegradabili conferiti in discarica indicano che tale quantità continua a diminuire: nei 19 Stati membri i cui dati sono comparabili a quelli della relazione precedente, 11 sono riusciti a ridurre la quantità di rifiuti urbani biodegradabili interrati.
Tutti gli Stati membri hanno definito criteri di accettazione dei rifiuti per le diverse classi di discariche. I requisiti tecnici della direttiva (monitoraggio del colaticcio delle acque superficiali e freatiche e delle emissioni gassose) sono stati in linea di massima recepiti adeguatamente nelle legislazioni nazionali. Tuttavia, non sono sempre disponibili dati completi sull’attuazione concreta di tali requisiti da parte dei gestori delle discariche. In base ai dati disponibili, alla fine del periodo 2007-2009 il numero di discariche in attività non conformi alle prescrizioni era ancora elevato, seppure inferiore a quello indicato nella relazione precedente (in particolare nel caso delle discariche per rifiuti non pericolosi).
La maggior parte degli Stati membri ha indicato che tutte le discariche in attività, comprese le discariche per rifiuti inerti, erano conformi ai requisiti della direttiva. Quattro Stati membri hanno riferito invece che solo una percentuale ridotta di discariche rispetta i requisiti, mentre le altre richiedono interventi di messa in conformità e ammodernamento.

La direttiva sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (2002/96/CE) che definisce obiettivi obbligatori per gli Stati membri riguardo alla raccolta dei RAEE provenienti dai nuclei domestici e fissa obiettivi di reimpiego/riciclaggio e recupero per varie categorie di RAEE nell’obiettivo di contribuire a un uso efficiente delle risorse, nel 2008 ha subito una rifusione (2012/19/UE) per adeguare gli obiettivi di raccolta alla situazione dei diversi Stati membri, rafforzare le disposizioni di contrasto alle spedizioni illegali e ridurre il carico amministrativo.
Sulla base delle relazioni fornite, tutti gli Stati membri hanno recepito le disposizioni della direttiva nel proprio ordinamento giuridico nazionale e il livello di conformità, afferma la Commissione UE, appare in linea di massima soddisfacente. Dei Paesi soggetti all’obbligo di conformità nel 2008, solo l’Italia e la Slovenia si sono fermate notevolmente al di sotto dell’obiettivo di raccolta vigente, pari a 4 kg.
L’opzione più utilizzata per i sistemi di raccolta è quella comunale: solo in pochi casi esistono sistemi individuali privati che affiancano i sistemi collettivi. I sistemi nazionali differiscono tra loro per complessità, efficienza, prossimità e disponibilità per i cittadini. Anche il livello di sviluppo varia da Paese a Paese e tra zone rurali e aree urbane. Comunque, la grande maggioranza degli Stati membri è riuscita a conseguire gli obiettivi di raccolta previsti dalla direttiva.

Nelle sue conclusioni, la Commissione UE dichiara che la legislazione sui rifiuti è in larga misura adeguatamente recepita negli ordinamenti nazionali, tuttavia, se si esclude le direttive sulla gestione degli oli usati e sui fanghi di depurazione, per le altre si rilevano problemi significativi riguardanti l’applicazione concreta e il rispetto dei requisiti, come confermano i dati Eurostat, gli studi eseguiti dalla stessa Commissione UE e il numero di denunce e violazioni legate alla gestione dei rifiuti. L’imposizione del rispetto dei requisiti varia in misura considerevole a seconda delle direttive; la direttiva sui rifiuti pericolosi, la direttiva quadro sui rifiuti del 2006 e la direttiva sulle discariche sono per la Commissione UE quelle che destano le maggiori preoccupazioni.

La Commissione UE ricorda, infine, che uno Studio di recente pubblicazione (ndr: il riferimento è al Final Report “Implementation EU waste Legislation for Green Growth”, commissionato dalla Direzione Ambiente della Commissione UE all’Agenzia di consulenza sull’ambiente e lo sviluppo sostenibile Bio Intelligence Service e pubblicato il 29 novembre 2011) ha indicato che la piena attuazione della legislazione UE sui rifiuti permetterebbe di risparmiare 72 miliardi di euro all’anno, accrescere di 42 miliardi di euro il giro d’affari annuo del settore della gestione e del riciclaggio dei rifiuti nell’UE e creare oltre 400.000 posti di lavoro entro il 2020.

Le operazioni illegali di gestione dei rifiuti e la mancanza di infrastrutture negli Stati membri impediscono di cogliere opportunità di crescita economica di cui non possiamo fare a meno e generano minacce ambientali. Per questo motivo, è essenziale intervenire con decisione per eliminare le carenze attuative nell’area della gestione dei rifiuti e per procedere verso una società efficiente nell’uso delle risorse.