Come previsto dalla Legge alla terza domenica di settembre prende il via la stagione venatoria, ma le preaperture al 1° settembre per 14 specie in ben 16 Regioni mette l’Italia nel mirino della Commissione UE per violazione delle Direttive sulla protezione della fauna selvatica.

Caccia

Se vivete in una periferia di città o in un piccolo comune, anche se lo avevate dimenticato, gli spari che vi hanno svegliato poco dopo l’alba vi hanno rammentato che oggi 15 settembre 2013 si è aperta ufficialmente la caccia.

In realtà, ci sono state le preaperture il 1° settembre, per 14 specie, che hanno interessato quasi tutte le regioni italiane, ad eccezione di Molise, Liguria, Lombardia (tranne Brescia), Valle d'Aosta, Province autonome di Trento e Bolzano, che hanno permesso, a distanza di tre anni dall’approvazione del recepimento delle norme europee che prevedono la massima tutela delle specie durante la fase della migrazione e della riproduzione, di cacciare alcune specie di uccelli con i piccoli ancora nei nidi o in grave declino.

Le norme consentono un anticipo in casi limitati e specifici, in presenza di condizioni favorevoli, ma la deroga è divenuta ormai una regola, non già un’eccezione. 

Quest’anno, in particolare, in cui si è avuta una primavera con temperature di molto inferiori alla media e abbondanti precipitazioni si sono protratte fino ai primi giorni di giugno, moltissime specie hanno ritardato considerevolmente l’inizio della stagione riproduttiva, per cui c’è il rischio che ci siano molti uccelli immaturi e, magari, ancora dipendenti dai genitori. 

La definizione di un calendario venatorio predisposto con molti mesi di anticipo o, addirittura, con Leggi triennali regionali (bocciate, peraltro, dalla Consulta) indicano tutte le difficoltà di molte Regioni ad applicare la Direttiva europea, tanto che il 2 luglio 2013 la Direzione Generale Ambiente (DG-ENV) della Commissione UE, prendendo atto che “il dispositivo che consente al Governo italiano di impedire che le Regioni rilascino deroghe per la caccia in violazione della direttiva UE, non è ancora operativo”, ha scritto al nostro Presidente del Consiglio per chiarire che se l’Italia non la smette con la pessima abitudine di autorizzare, in deroga alle leggi comunitarie, l’uccisione di milioni di piccoli uccelli protetti e non fa subito quanto deve per impedire che “tali deroghe producano i loro effetti, la Commissione non avrà altra scelta che presentare un secondo ricorso dinanzi alla Corte di Giustizia, proponendo l’imposizione di sanzioni pecuniarie contro la Repubblica italiana”. Nella lettera ci sarebbero anche le indicazioni per superare i punti problematici al fine di risolvere la procedura d’infrazione ed evitare pesanti conseguenze al nostro Paese.

Tuttora in alcune Regioni si continua a cacciare specie in deroga, nonostante il parere contrario dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA, ex INFS), che la Commissione UE ha chiarito essere vincolante e che la Corte Costituzionale ha recentemente ribadito con la sentenza n. 90 del 22 maggio 2013, e senza la valutazione ambientale strategica, obbligatoria per le attività sottoposte a pianificazione come prevedono le direttive UE. 

C’è da segnalare, poi, la controversa questione della caccia nei SIC (Siti di Importanza Comunitaria) e nelle ZPS (Zone di protezione Speciale) della Rete Natura 2000, su cui si è espressa recentemente, tra l’altro, la sezione di Palermo del TAR della Regione Siciliana con sentenza n. 1474 depositata il 9 luglio 2013.

Nel dichiarare l’illegittimità del calendario venatorio regionale 2012/2013 per mancanza del piano regionale faunistico, per assenza della valutazione ambientale strategica e della valutazione di incidenza, per violazione della normativa a tutela dei Siti di Importanza Comunitaria e delle Zone di Protezione Speciale, il TAR ha osservato che l’amministrazione regionale “ha esercitato il potere in questione senza le dovute garanzie istruttorie, poste a presidio di interessi sensibili, violando in tal modo anche l’obbligo di adattamento alle prescrizioni imposte dalle disposizioni di diritto dell’UE”. 

Ma è nelle conclusioni l’aspetto “storico” della sentenza laddove si afferma l’assoluta prevalenza sull’interesse alla pratica della caccia degli interessi connessi alla protezione faunistico-ambientale i quali risultano forniti di protezione costituzionale e di tutela da parte del diritto dell’UE: “La ponderazione comparativa degli interessi antagonisti risulta così posta in essere, paradossalmente, e al contrario della gerarchia di interessi e valori portata dalla richiamata normativa, nella univoca direzione della protezione dell’interesse alla pratica della caccia, rispetto al quale l’amministrazione ha ritenuto recessivi, peraltro in violazione di precise ed inderogabili disposizioni primarie, gli interessi connessi alla protezione faunistico-ambientale (i quali risultano invece forniti di protezione costituzionale, e di tutela da parte del diritto dell’Ue)”.