Il Consiglio nazionale della Green Economy nella sua prima riunione del 2016, rivolge un appello a Governo e Parlamento italiani affinché venga varato quanto prima un Piano per adeguarlo agli obiettivi ambiziosi dell’Accordo di Parigi (tradotto in italiano dalla FoSS) che presuppone una ineludibile transizione energetica.
Ma la Strategia Energetica Nazionale è rimasta a quella definita dal Decreto dei Ministri Clini (MATTM) e Passera  (MiSE).

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Un appello al Governo e al Parlamento italiano per la ratifica e l’applicazione dell’Accordo di Parigi con misure normative ed un efficace Piano d’azione nazionale per l’energia ed il clima: è questo il contenuto della Risoluzione approvata nella sua prima riunione del 2016 dal Consiglio nazionale della Green Economy, composto da 64 organizzazioni di imprese rappresentative della green economy in Italia.

Il documento di Parigi è basato su impegni definiti nazionalmente, gestiti e attuati nazionalmente e comunicati e verificati globalmente - ha dichiarato Edo Ronchi, membro del Consiglio - Bisogna verificare se tale strumento di governance sarà effettivamente in grado di assicurare azioni adeguate per il clima. È necessario quindi sostenere un miglioramento degli impegni europei e nazionali e questa Risoluzione vuole essere uno stimolo in questa direzione”.

Qualche giorno prima (3 febbraio 2016), la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, di cui Ronchi è Presidente, ha pubblicato lodevolmente e opportunamente la versione in italiano dell’Accordo siglato alla COP21 di Parigi.

La Risoluzione del CNGE sollecita la ratifica e l’applicazione quanto prima dell’Accordo di Parigi, varando un Piano d’azione nazionale per l’energia e il clima e sostenendo 6 iniziative e misure strategiche necessarie per limitare l’innalzamento delle temperatura entro 1,5 °C alla fine del secolo, secondo l’obiettivo lanciato a Parigi lo scorso dicembre.

Nella risoluzione, il Consiglio sostiene la necessità di migliorare i target europei al 2030, e quindi anche nazionali, sulle emissioni di gas serra, sulle fonti rinnovabili e sull’efficienza energetica, “visto che è ufficialmente riconosciuto che gli attuali impegni nazionali dichiarati dai Paesi per il 2025 e il 2030, sono un passo importante, ma non sono sufficienti per stabilizzare l’aumento della temperatura a 1,5 °C - porterebbero invece ad un aumento medio della temperatura, con buona probabilità, ben oltre i 2°C - e che sono quindi necessarie politiche e misure più efficaci”.

Il 16 febbraio 2016 la Commissione UE ha adottato un Pacchetto di misure che, oltre a fronteggiare possibili interrruzioni dell’approvvigionamento energetico, affronti la transizione energetica, secondo quanto previsto dall’Accordo.

Al fine di adottare quanto prima anche in Italia un Piano d’azione nazionale per l’energia e il clima, il Consiglio propone 6 misure che, spaziano dalla tassa sul carbonio allo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili nazionali, dalla tutela del capitale naturale, fino alla mobilità sostenibile e l’eliminazione degli incentivi negativi per l’ambiente.

In particolare:
- incrementare l’efficienza, il risparmio energetico e lo sviluppo di fonti energetiche nazionali rinnovabili;
- sviluppare il risparmio, il riciclo e la rinnovabiltà dei materiali in un’ottica di circular economy;
- promuovere una mobilità più sostenibile, città meno inquinate e più vivibili e un’edilizia più sostenibile;
- incrementare gli assorbimenti di carbonio attraverso la gestione appropriata e sostenibile delle foreste, dei pascoli e dei terreni agricoli;
- introdurre il carbon pricing in sostituzione di altre forme di prelievo fiscale e per eliminare e/o per riallocare gli incentivi negativi per l’ambiente;
- rafforzare attività di punta come l’agroalimentare e il turismo, migliorando la qualità del territorio, tutelando e valorizzando meglio quella grande risorsa nazionale che è costituita dal nostro capitale naturale e culturale.

Ci auguriamo che l’Appello venga accolto, ma i presupposti non sono incoraggianti visto quanto accaduto sul tema delle trivellazioni e degli “attacchi” alle rinnovabili, confermando di fatto la Strategia Energetica Nazionale definita dal Decreto Interministeriale Clini-Passera del 2013, fortemente contestata allora, ma che a 3 anni di distanza non si è fatto alcunché per modificarne l’impostazione, nonostante le promesse elettoralistiche di una immediata modifica da parte del nuovo Parlamento!