Sei killer per uccidere il nostro mare

Sei killer per uccidere il nostro mare

Maladepurazione, estrazioni petrolifere, abusivismo edilizio, consumo di suolo costiero, grandi navi e inquinamento da attività militari, secondo il Dossier presentato al termine della Campagna “Goletta Verde 2013”, stanno compromettendo in modo serio la salute di mari e coste della penisola.

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Dopo circa due mesi di circumnavigazione lungo la penisola, si è conclusa l’edizione 2013 in 34 tappe di “Goletta Verde”, la storica campagna di Legambiente, che dal 1986 monitora lo stato di salute del mare italiano.

Dal Dossier presentato il 14 agosto 2014, sono risultati 130 i campioni risultati inquinati dalla presenza di scarichi fognari non depurati (1 ogni 57 chilometri di costa) sul totale delle 263 analisi microbiologiche effettuate dal laboratorio mobile posto sull’imbarcazione ambientalista, in pratica quasi il 50% dei punti monitorati lungo i 7.412,6 Km di territori costieri toccati dall’imbarcazione ambientalista. Di questi campionamenti, risultati oltre i limiti di legge, ben 104 (l’80%) hanno avuto un giudizio di fortemente inquinato, cioè con concentrazione di batteri di origine fecale pari ad almeno il doppio di quanto consentito. Il 90% dei punti inquinati sono stati prelevati alle foci di fiumi, torrenti, canali, fiumare, fossi o nei pressi di scarichi di depuratori malfunzionanti, che si confermano i principali nemici dei nostri mari.

Nessuna regione è risultata indenne dall’attacco della mala depurazione: un mancato o inadeguato trattamento dei reflui fognari che, stando alle elaborazioni di Legambiente su dati Istat, riguarda ancora il 25% dei cittadini, che scaricano direttamente in mare o indirettamente attraverso fiumi e canali utilizzati come vere e proprie fognature. Una criticità che non riguarda soltanto i comuni costieri, ma anche quelli dell’entroterra, causata non solo dalla cronica carenza di impianti ma anche dall’apporto del carico inquinante dei reflui che non sono adeguatamente trattati dagli impianti in attività, perché obsoleti o malfunzionanti. Goletta Verde, è bene ribadirlo, effettua un’istantanea che non vuole sostituirsi ai monitoraggi ufficiali, ma mette a disposizione di enti locali e agenzie preposte ai controlli i propri risultati per andare alla ricerca della causa della contaminazione.

In questo quadro a tinte fosche, piuttosto che far fronte alle criticità con progettualità puntuali e definitive, nelle regioni del Mezzogiorno si rischia anche di perdere ben 1,7 miliardi di fondi CIPE per opere di adeguamento del sistema di depurazione, che sono in scadenza a dicembre, a cui potrebbe aggiungersi anche una salatissima multa da parte dell’Unione europea per l’incapacità di gestire il ciclo delle acque reflue.

Non è solo la cattiva depurazione a mettere a serio rischio la salute dei nostri mari e delle coste, come si rileva dal Dossier “Sei delitti sotto l’ombrellone. Il giallo di Ferragosto”, a perpetrare il delitto del mare concorrono altri 5 killer: estrazioni petrolifere, abusivismo edilizio, consumo di suolo costiero, grandi navi e inquinamento da attività militari.

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Spesso foci di torrenti e fiumi vengono fruiti da bagnanti ai quali ancora non viene garantita una corretta informazione. Sul totale delle foci e dei canali risultati inquinati e fortemente inquinati, il 40% viene dichiarato balneabile dal Portale delle Acque del Ministero della Salute. Il 35% dei punti presi in analisi, inoltre, risultano del tutto non campionati dalle autorità preposte anche se spesso questi tratti, pur trovandosi in corrispondenza di foci e canali, sono comunque frequentati da bagnanti. Motivo per cui, è imperativo che le autorità introducano o intensifichino i controlli anche in prossimità di queste possibili fonti di inquinamento. Invece, dei tratti di mare definiti dal Portale come non balneabili per motivi di inquinamento, mancano nel 18% dei casi i cartelli di divieto di balneazione.

Sul fronte dell’informazione, in Italia stenta ancora a decollare un sistema davvero integrato tra i vari enti preposti per fornire informazioni chiare (le ARPA che eseguono i campionamenti, Regioni e Comuni definiscono le zone adibite alla balneazione, i Comuni, sulla base dei dati, dovrebbero apporre cartellonistica su qualità e/o divieti di balneazione, il Portale delle Acque che dovrebbe mettere in rete tutte le informazioni). Eppure, la Direttiva europea sulla balneazione disciplina chiaramente la comunicazione e lo scambio con i cittadini. Nonostante ciò, non viene fornita ai cittadini una “guida” per segnalare situazioni di inquinamento e richiedere, quindi, che tali situazioni vengano approfondite da chi a tale ruolo è deputato.

La maladepurazione sta agendo indisturbata da nord a sud della Penisola. A partire dal Litorale Domitio Flegreo, dove sta compromettendo irreversibilmente uno dei tratti più belli della costa campana. Ci sono poi Molfetta e il litorale tra Bari e Barletta: anche qui è preoccupante lo stato in cui versano gli impianti. A Crotone e nell’alto Ionio calabrese sono stati sequestrati diversi impianti per malfunzionamenti o cattiva gestione. Non è una novità neanche il ritorno del “killer” in provincia di Reggio Calabria ed in particolare per le foci dei fiumi Mesima, Menga e Petrace. Non va meglio a Palermo: il capoluogo di regione fa parte dei Comuni chiamati in causa dalla condanna della Corte di Giustizia Europea per l’inadempienza della direttiva sul trattamento dei reflui urbani. L’assassino è stato nuovamente segnalato quest’anno anche alla Foce del Tevere. Pure nelle Marche i luoghi del delitto preferiti sono le foci dei fiumi: quest’anno su dieci foci campionate otto sono risultate fortemente inquinate. Nel ferrarese si sposta verso il Delta del Po a Comacchio, tratto di mare, tra l’altro, interessato anche da un’intensa moria di pesci.

Le estrazioni petrolifere rappresentano l’altro imputato eccellente: sott’accusa a Ombrina mare e nell’Adriatico centro meridionale così come nel mar Ionio e nel Canale di Sicilia. L’assalto di nuove trivelle da parte delle compagnie petrolifere è senza sosta. Una caccia aperta ai nuovi giacimenti, nonostante il parere contrario di cittadini, associazioni e delle stesse amministrazioni locali e regionali e le ridicole quantità in gioco che si esaurirebbero in poche settimane.

Vecchio, ma spavaldo e mai domo il “cemento illegale”. L’abusivismo edilizio resta una piaga soprattutto nel sud Italia. Legambiente segnala 3 “luoghi del delitto”. Triscina, in provincia di Trapani, frazione marina di Castelvetrano, che con oltre 5.000 case illegali si aggiudica il record assoluto dell’avanzare del calcestruzzo. Qui nessuno ha ancora mai visto l’ombra di una ruspa. Ischia e la provincia di Salerno consegnano cartoline dell’abuso con vista mare. Per finire con una vacanza abusiva a Torre Mileto, a Lesina (FG), set scelto negli anni ’70 da vacanzieri abusivi per la costruzione di un intero villaggio costiero completamente illegale.

Il consumo di suolo costiero avanza inesorabile nella sua opera di distruzione: su 8 regioni prese sotto esame da Legambiente (Veneto, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Sicilia, Campania e Lazio), su 1800 km di costa, oltre il 55% è trasformato irreversibilmente da urbanizzazione e infrastrutture. I luoghi del delitto individuati tra la provincia di Teramo e Pescara, dove solo il 9% dell’area ricade in area protetta; tra Roma e Latina, dove non solo si è trasformato in modo irreversibile il paesaggio a favore di stabilimenti balneari, spesso “blindati”, ma dove muri e recinzioni hanno occultato la vista del mare; tra Imperia e Ospedaletti, vittime della beffa del gigantismo portuale (cfr: “Coste italiane sotto l’assedio del cemento”).

Sul banco degli imputati finiscono anche le “Grandi navi”. Non solo all’Isola del Giglio, dove il gigante della tragedia è ancora lì e nessuno è in grado di dire quando (e se…) la Concordia sarà spostata; ma anche nella Laguna di Venezia dove le città galleggianti continuano a transitare imponenti nel canale di San Marco per offrire ai turisti l’emozione di toccare il campanile più famoso del mondo.

La Sardegna è invece sotto lo scacco per l’inquinamento e le bonifiche da completare dovute alle attività militari: all’ex arsenale militare de La Maddalena, e al poligono di Quirra in Ogliastra dove la attività militari continuano a danneggiare ambiente e salute.

È ora di porre fine a questo scempio - ha dichiarato Stefano Ciafani, Vicepresidente di Legambiente - Non basta più la mera enunciazione di principi, ma serve una strategia comune per garantire le protezione e il risanamento dei nostri ecosistemi, assicurando al tempo stesso la correttezza ecologica delle attività economiche connesse all’ambiente marino. Regioni, comuni e province, nonché lo stesso Governo centrale, sono chiamati a una scelta di campo non più procrastinabile che dia finalmente inizio al tanto decantato green new deal”.

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