Se si consuma il capitale, anziché gli interessi

Se si consuma il capitale, anziché gli interessi

Lo spaventoso costo economico delle esternalità ambientali messo in evidenza dal Rapporto TEEB for Business Coalition, che invita le imprese ad aumentare l’efficienza nell’uso delle risorse.

natural capital at risk TEEB

A Delhi, nel corso dell’annuale “Business for Environment Global Summit”, la piattaforma internazionale che riunisce annualmente leader imprenditoriali, amministratori delegati, dirigenti ed esperti del settore per condividere idee e soluzioni per le sfide ambientali più urgenti di fronte al mondo di oggi, è stato presentato il Rapporto “Natural Capital at Risk. The Top 100 Externalities of Business”, redatto dalla società di consulenza Trucost e da TEEB for Business Coalition, la traduzione imprenditoriale delle conclusioni cui era giunto lo Studio “The Economics of Ecosystems & Biodiversity” (TEEB), il primo vero studio, durato 3 anni, di quantificare il valore economico dei servizi della natura e di farlo diventare elemento esplicito di decisioni sia a livello politico che imprenditoriale.

Il nuovo Rapporto si formula stima le perdite per le imprese delle esternalità ambientali negative che “stanno costando all’economia mondiale circa 4.700 miliardi di dollari all’anno in termini di danni economici conseguenti alle emissioni di gas ad effetto serra, alla perdita di risorse naturali, alla diminuzione dei servizi basati sulla natura come lo stoccaggio del carbonio ad opera delle foreste, ai cambiamenti climatici e ai costi sanitari derivanti dall’inquinamento atmosferico”.

La relazione ha valutato più di 100 impatti ambientali, utilizzando il modello ambientale Trucost che li condensa in sei Environmental Key Performance Indicators (eKPIs), che coprono le principali categorie di consumo di capitale naturale: uso di acqua; gas a effetto serra (GHG); rifiuti; inquinamento dell’aria; inquinamento dell’acqua e del suolo; utilizzo del territorio.

Nei settori analizzati della produzione primaria (agricoltura, silvicoltura, pesca, estrazione mineraria, petrolio e gas, utilities) e della trasformazione primaria (cemento, acciaio, cellulosa e carta, prodotti petrolchimici) si stima che i costi delle esternalità ammontino a 7.300 miliardi di dollari USA, equivalenti al 13 % della produzione economica mondiale nel 2009, mentre il valore delle esternalità Top 100 è stimato in 4.700 miliardi dollari ovvero il 65% del totale degli impatti identificati del settore primario. La maggior parte dei costi delle esternalità ambientali deriva dalle emissioni di gas a effetto serra (38%), a seguire dal consumo di acqua (25%), dall’uso del territorio (24%), dall’inquinamento dell’aria (7%), dall’inquinamento dei suoli e delle acque (5%) e dai rifiuti (1%).

I settori di maggior impatto a livello regionale sono costituiti da:

- La combustione del carbone in Asia Orientale e Nord America, rispettivamente al 1° posto con costi stimati in 453 miliardi di dollari e al 3° posto con 317 miliardi di dollari, conseguenti alle emissioni di gas serra e ai costi sanitari e ad altri danni correlati all’inquinamento atmosferico. In entrambi i casi , i costi sociali derivati hanno superato il valore della produzione del settore.

- Gli altri settori a maggior impatto sono l’agricoltura, nelle aree con scarsità d’acqua e in quelle dove il livello produttivo, e quindi l’uso del territorio, è elevato. L’allevamento del bestiame in Sud America, con esternalità che costano 354 miliardi di dollari, si colloca al 2° posto, seguito al 4° dalla produzione di frumento e al 5° posto da quella del riso, entrambe nell’Asia Meridionale.

- Le industrie che producono ferro, acciaio e ferroleghe sono al 6° posto con costi ambientali pari a 225 miliardi, quindi al 7° posto è la produzione del cemento in Asia Orientale dove si stima si produca il 55% del cemento a livello mondiale (il 6% delle emissioni di CO2).

Identificando il rischio finanziario delle esternalità ambientali in tutti i settori di business a livello regionale, il Rapporto dimostra che i settori di attività ad alto impatto subiscono una perdita economica in cui i costi dei danni ambientali, come l’uso delle risorse naturali e dei costi dell’inquinamento sono contabilizzati. Tuttavia, le imprese e gli investitori che tengano conto degli impatti sul capitale naturale nel processo decisionale per la gestione dei rischi, ottengono un vantaggio competitivo.

Approfondimenti sul numero di maggio-giugno di Regioni&Ambiente



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