Se non diminuirà l’incertezza politica, le energie rinnovabili rallenteranno nei prossimi 5 anni

Se non diminuirà l’incertezza politica, le energie rinnovabili rallenteranno nei prossimi 5 anni

La previsione è contenuta nell’ultimo Rapporto dell’IEA (Agenzia Internazionale dell’Energia) secondo cui le stime di crescita delle fonti rinnovabili, ad eccezione del solare fotovoltaico, sono in ribasso a causa delle persistenti incertezze del quadro normativo, soprattutto nell’UE e negli USA. Secondo il Direttore esecutivo dell’Agenzia, le energie rinnovabili necessitano, più che di incentivi, di un contesto di mercato che assicuri un rendimento ragionevole e prevedibile per gli investitori.

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L’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) ha rilasciato il 28 agosto 2014 la terza edizione del Rapporto “Renewable Energy. Medium-Term Market” dove viene analizzato l’andamento del mercato mondiale delle fonti rinnovabili e si fanno le previsioni sulla sua evoluzione al 2020.
Secondo il rapporto, la produzione di energia da fonti rinnovabili come l'energia eolica, solare e idrica hanno avuto una forte crescita nel 2013, raggiungendo quasi il 22% della produzione mondiale (5.068 TWh), al pari della produzione elettrica da gas, rimasta relativamente stabile.
Le previsioni di crescita, tuttavia, sono state abbassate per tutte le fonti rinnovabili, ad eccezione del solare fotovoltaico che dovrebbe beneficiare della riduzione di costo della tecnologia e della rapida implementazione a grande scala nei mercati non-OCSE.

A livello globale la produzione elettrica da fonti rinnovabili continuerà con un incremento del 45% entro il 2020, raggiungendo il 26% della produzione mondiale di elettricità (7.310 TWh), con l’idroelettrico a dare il maggior contributo (37%), seguito dall’eolico offshore (31%). Tuttavia, la nuova potenza rinnovabile installata è prevista in rallentamento, per stabilizzarsi dopo il 2014, mettendo energie rinnovabili a rischio di cadere al di sotto dei livelli assoluti di generazione necessari per raggiungere gli obiettivi globali per contrastare i cambiamenti climatici.
Saranno soprattutto i mercati dei Paesi non-OCSE, stimolati da esigenze di diversificazione dei propri mix energetici e la crescente preoccupazione per la qualità dell'aria, in particolare in Cina, a incidere sulla crescita per quasi il 70% entro il 2020 delle fonti rinnovabili considerate come la più grande fonte di nuova generazione.
Ma queste copriranno solo il 35% del fabbisogno di elettricità dei Paesi in rapida crescita, stante il grande ruolo che continueranno ad esercitare i combustibili fossili e il potenziale di futura crescita delle rinnovabili.
Nei Paesi OCSE le fonti rinnovabili rappresentano l’80% della nuova produzione di energia, ma con il rialzo più limitato a causa della debolezza della domanda e dei crescenti rischi politici nei mercati chiave.

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"Le energie rinnovabili sono una parte necessaria della sicurezza energetica. Tuttavia, proprio mentre stanno diventando competitive in termine di costi in un crescente numero di casi, in alcuni mercati chiave le politiche e le incertezze normative sono in aumento, determinando preoccupazioni per i costi di distribuzione delle rinnovabili - ha dichiarato il Direttore esecutivo dell'IEA Maria van der Hoeven.- I Governi devono distinguere più chiaramente tra passato, presente e futuro, in quanto nel corso del tempo i costi saranno in calo. Molte energie rinnovabili non necessitano di ulteriori alti livelli di incentivazione. Piuttosto, data la loro natura ad alta intensità di capitale, le energie rinnovabili richiedono un contesto di mercato che assicuri un rendimento ragionevole e prevedibile per gli investitori. Ciò richiede una seria riflessione sull’idea di mercato necessario per raggiungere un mix energetico mondiale più sostenibile”.

Nel Rapporto si osserva che i rischi politici e di mercato minacciano di rallentare lo slancio dello sviluppo. Ad esempio, in molti mercati non OCSE, tra cui la Cina, i vincoli includono barriere non economiche, un’assenza di misure necessarie per l’integrazione di rete e il costo e la disponibilità dei finanziamenti. Nell'Unione europea permangono incertezze sulla natura precisa del quadro politico per le rinnovabili post-2020 e sulla realizzazione di una rete pan-europea per facilitare l'integrazione delle energie rinnovabili variabili.

Per la prima volta, la relazione annuale della IEA fornisce una previsione sugli investimenti in impianti di energia rinnovabile al 2020 che sono stimati in 230 miliardi di dollari all’anno, cifra pertanto inferiore ai 250 investiti nel 2013. Secondo l’Agenzia, il calo è dovuto sia ad un rallentamento della crescita previsto che alla riduzione dei costi di investimento per alcune tecnologie. Con costi decrescenti, si stanno aprendo opportunità competitive per alcune rinnovabili in specifiche situazioni e quadri politici di alcuni Paesi. Ad esempio, in Brasile, con buone risorse e le condizioni di finanziamento, gli impianti eolici onshore hanno continuato a superare alle aste quelli a gas naturale di nuova costruzione. Nel nord del Cile, gli alti prezzi all'ingrosso dell'energia elettrica e gli elevati livelli di irraggiamento hanno aperto un nuovo mercato del solare non sovvenzionato.

In aumento è anche il peso dei biocarburanti nel settore dei trasporti, che è passato ad oltre 115 litri annui nel 2013 (+7% sul 2012), anche se la crescente incertezza circa il sostegno politico nell'UE e negli USA sta rallentando le aspettative di crescita della produzione e minaccia lo sviluppo del settore dei biocarburanti avanzati in un momento in cui i primi impianti commerciali sono appena entrati in funzione. In particolare preoccupa l’industria del settore la ventilata adozione di una proposta della Commissione UE sul cambiamento indiretto dell'uso del suolo (ILUC), che potrebbe bloccare l'uso dei biocarburanti convenzionali.

Nel Rapporto si mette in evidenza, inoltre, le potenziali implicazioni di sicurezza energetica derivanti dal consumo di energia da rinnovabili termiche. Viceversa, il contributo delle energie rinnovabili per soddisfare le esigenze di riscaldamento e raffreddamento, che rappresentano oltre la metà del consumo finale di energia mondiale e sono dominate dai combustibili fossili, rimane trascurato (appena l’8% della domanda nel 2013), per effetto di quadri strategici più limitati rispetto ai settori dell'elettricità e dei trasporti. Né colmeranno il gap che le separa dalle rinnovabili elettriche e dai biocarburanti, dal momento che il Rapporto prevede che si limiteranno al 9% nel 2020, quando le altre fonti citate cresceranno fino al 25%.

Il Rapporto dell’IEA è più pessimistico di quello rilasciato nel mese di luglio da Bloomberg New Energy Finance, ma c’è da osservare che solitamente l’Agenzia Internazionale per l’Energia si è sempre dimostrata cauta nella sue valutazioni, attirandosi l’accusa di utilizzare nella sua metodologia di analisi scenari conservativi che spesso si sono rivelati troppo pessimistici.
Sta ai decisori politici dimostrare il contrario, dando quelle garanzie di stabilità delle politiche energetiche che l’IEA richiede quale presupposto per lo sviluppo delle rinnovabili.

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