Se l’erbicida è un “probabile cancerogeno”

Se l’erbicida è un “probabile cancerogeno”

Divampano le polemiche dopo che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, che opera sotto l’egida dell’OMS, ha pubblicato le conclusioni della valutazione di alcuni “pesticidi”, che inserisce nel Gruppo 2A il Glifosato, la sostanza contenuta nel diserbante più diffuso al mondo.

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Non si sono fatte attendere le reazioni alla notizia diffusa dalla IARC, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro che ha sede a Lione e che opera sotto l’egida delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), la quale ha classificato come “probabili cancerogeni” (Gruppo 2A) l’erbicida Glifosato e gli insetticidi Malathion e Diazinon, mentre “possibili cancerogeni” (Gruppo 2B) sono stati considerati gli insetticidi Tetraclorvinfos e Parathion.

Bisogna rammentare che la IARC utilizza il Gruppo 2A per le sostanze che presentano una limitata evidenza di cancerogenicità nell’uomo ma prove sufficienti nelle sperimentazioni sugli animali, mentre per gli agenti inseriti nel Gruppo 2B vi sono prove convincenti che provocano il cancro negli animali in laboratorio, ma sono scarse o non sussistono le informazioni che provochino il cancro nell’uomo.
Gli altri gruppi sono: “cancerogeni” (Gruppo 1); “non classificabili per cancerogenicità” (Gruppo 3); “probabilmente non cancerogeno per l'uomo” (Gruppo 4).

Le conclusioni della valutazione effettuata dal 3 al 10 marzo 2015 da 17 esperti di 11 Stati, selezionati sulla base delle loro competenze e assenze di reali o supposti conflitti di interesse, e pubblicate su “The Lancet Oncology”, non sono vincolanti, ma “resta la responsabilità dei singoli Governi e delle altre organizzazioni internazionali di raccomandare regolamenti normative o interventi di salute pubblica”, si legge nel Comunicato.

C’è da osservare, poi, che:
- il Tetraclorvinfos è già vietato nell'Unione europea e continua ad essere utilizzato negli USA sul bestiame e animali domestici, anche nei collari antipulci;
- l’uso del Parathion è stato severamente ristretto dal 1980 e le autorizzazioni sono state cancellate entro il 2003 sia nell’UE che negli USA;
- la produzione di Diazinon per il controllo degli insetti in casa e nel giardino è stata piuttosto bassa ed è ulteriormente diminuita dopo restrizioni intervenute nel 2006 negli USA e nell’UE;
- il Malathion, pur essendo largamente utilizzato, non presenta rischi espositivi se non durante la sua produzione ed uso;
- è il Glifosato il diserbante più usato al mondo ed introdotto nel 1970 con il marchio Roundup del gigante dell’agribusiness statunitense Monsanto, che ha conosciuto un aumento di uso in relazione allo sviluppo su scala mondiale degli organismi geneticamente modificati (OGM) perché non è selettivo e permette in una sola volta di eliminare tutta la vegetazione infestante.
Ma, come spiega l’Associazione Italiana Agricoltura Biologica (AIAB), “non dobbiamo metterlo in relazione solo all’uso degli OGM, perché viene utilizzato in circa 750 prodotti per l’agricoltura, il giardinaggio, il trattamento degli spazi urbani e nel nostro Paese viene irrorato con disinvoltura su campi e giardini: è il diserbante più usato da noi”.

La valutazione della IARC si è basata sugli studi esistenti sull’associazione tra esposizione al Glifosato e l’insorgere di cancro nell’uomo, in particolare emergerebbe con “limitata evidenza” che tra gli agricoltori e lavoratori agricoli di USA e Canada è divenuto più diffuso a partire dal 2001 il “linfoma non-Hodgkin” un tipo di tumore dei tessuti linfatici.

Con un Comunicato la Monsanto confuta le conclusioni della IARC, affermando che “Tutti gli usi etichettati di glifosato sono sicuri per la salute umana e certificati da uno dei più ampi database mai compilati a livello mondiale per gli effetti sulla salute umana di un prodotto agricolo. In effetti, ogni erbicida a base di glifosato sul mercato soddisfa i rigorosi standard fissati dalle autorità di regolamentazione e di sanità”.
Non più tardi di gennaio, il Governo tedesco ha completato una valutazione di quattro anni rigorosa sul glifosato per l'Unione europea - si legge ancora nel Comunicato - Sono stati esaminati tutti i dati considerati dallo IARC ed anche di più, concludendo che è improbabile che il glifosato rappresenti un rischio cancerogeno per gli uomini”.

La Germania, infatti, tramite il BfR (l’Istituto Federale per la valutazione del rischio) rappresenta per l’Europa lo Stato “rapporteur” sulla sicurezza d’uso del glisofato, ovvero lo Stato che prepara il dossier preliminare per la valutazione che sarà poi effettuata dall’EFSA (l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare) a cui spetta il compito di assicurare un elevato livello di protezione dei consumatori dai rischi alimentari.

Nel frattempo, il Tavolo delle associazioni contro i pesticidi che riunisce AIAB, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, FAI, Federbio, Firab, Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Slowfood, Touring Club Italiano, Associazione Pro Natura, SIEP, UpBio WWF, in una nota sottolinea polemicamente che “Invece di avviare la procedura per mettere al bando il glifosato, dopo che l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ne ha decretato la ‘probabile cancerogenicità’, il nostro Governo si avvia a discutere e mettere in atto un piano di azione nazionale ‘per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari’ che ne prevede ampio uso anche per pratiche definite “sostenibili” e che saranno finanziate dai nuovi PSR”.
Il riferimento esplicito è al Convegno del 14 aprile 2015, organizzato dal CNR in collaborazione con i Ministeri delle Politiche Agricole, della Salute e dell’Ambiente, che non prevede la partecipazione delle Associazioni agricole.
Nel PAN non sono previste azioni concrete per ridurre l’utilizzo dei pesticidi - prosegue la nota delle Associazioni - invece di favorire la diffusione di pratiche che non ne fanno uso come l'agricoltura biologica e biodinamica, si lavora solo per garantire l'obbligo di rispettare le prescrizioni in etichetta: così si aggrava il peso economico e burocratico sulle spalle degli agricoltori senza ridurre i pesticidi".
 

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